Bpo in Italia, nuovo strumento di pagamento internazionale

Bpo in Italia, nuovo strumento di pagamento internazionale

Più rapida, più sicura, meno costosa: la transazione internazionale Bpo, Bank Payment Obligation, è arrivata anche in Italia. Ecco come funziona

È passata attraverso Unicredit, la prima transazione Bpo (Bank Payment Obligation) mai effettuata prima in Italia. Il pagamento, che risale al febbraio 2015, è legato a un’operazione commerciale tra Spig, produttore di sistemi industriali di raffreddamento di Arona in provincia di Novara, e un suo fornitore tedesco. Un evento che ha segnato l’arrivo anche in Italia della nuova procedura. Ecco in cosa consiste.

UN IMPEGNO IRREVOCABILE

In sostanza, si tratta dell’impegno, irrevocabile e autonomo, assunto da una banca, in genere quella di un importatore, a pagare, a vista o a scadenza, un importo alla banca dell'esportatore. Il tutto avviene dopo aver verificato, a livello informatico, una serie di dati presentati dalle parti.

Mentre le parti si scambiano la documentazione sull’operazione (fatture, documenti di trasporto, certificazioni e altro), gli istituti di credito si occupano della gestione del flusso elettronico di dati attraverso la piattaforma Tsu (Trade service utility) con grandi vantaggi sui tempi e sui costi rispetto agli strumenti attuali.

A mettere a punto la piattaforma è stata Swift, la principale rete di comunicazione di messaggi finanziari, alla quale aderiscono oltre diecimila istituzioni finanziarie e altre società in 210 Paesi del mondo.

DATI SOTTO CONTROLLO

L’obiettivo di questo nuovo metodo, realizzato dalla Banking commission della Camera di commercio internazionale (Icc), è far gestire il controllo automatico dei dati. Ciò rende più veloci e meno costosi i pagamenti delle transazioni commerciali con l’estero. L’operazione è resa possibile dall’uso di uno standard internazionale che migliora gli altri strumenti più usati finora: la lettera di credito (credito documentario) e l’open account.

IL VANTAGGIO DELL’ESPERIENZA

In pratica, il nuovo strumento a disposizione delle aziende ha il vantaggio di combinare gli aspetti positivi dei suoi predecessori: dal credito documentario prende per esempio la riduzione del rischio di mancato pagamento, mentre dall’open account mutua semplicità e velocità di esecuzione.

PIÙ MARGINI PER TUTTI

Altri vantaggi consistono nel fatto che l'azienda esportatrice può ampliare l’esposizione verso i clienti che utilizzano il Bpo e gli importatori possono negoziare termini di pagamento maggiormente dilazionati nel tempo. Senza contare la riduzione dei costi, una maggiore accuratezza delle procedure e sicurezza della supply chain, la catena di fornitura delle aziende.

UNO STRUMENTO IN PIÙ

Alfonso Santilli, rappresentante italiano nella Commissione bancaria della Icc, spiega meglio questo nuovo strumento: «La transazione Bpo non può avere la pretesa di sostituirsi all’operatività dei crediti documentari, mentre più verosimilmente si potrà avere la migrazione di parecchi Open Account.  Il motivo? Il Bpo potrà dare maggiori garanzie all’acquirente per la presenza del controllo elettronico dei dati effettuato dalla procedura Tsu».

COME FUNZIONA IL BPO

Dal punto di vista tecnico-operativo il Bpo transita sulla piattaforma digitale Tsu sulla quale vengono indicate tutte le condizioni secondo le quali la banca emittente procederà al pagamento.

A questo punto il venditore deve fornire tutti i dati che vengono incrociati con quelli della richiesta. Verificata la coincidenza, si potrà procedere all’incasso. Il tutto per via elettronica senza che si sposti un foglio di carta. Senza contare che il nuovo strumento permette l’invio diretto dei documenti rappresentativi delle merci, dal venditore al compratore, senza passaggi intermedi.

1 aprile 2016

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