Pmi: l’importanza di innovare

Pmi: l’importanza di innovare

Le imprese che investono in ricerca aumentano occupazione e fatturato. Lo dimostra un’indagine del Ministero dello sviluppo economico. Ma restano alcuni punti di chiarire…

Le imprese che innovano stanno meglio. Lo dimostra un’indagine del Ministero per lo sviluppo economico, presentata all’interno della relazione annuale del Ministero dello sviluppo economico sullo stato di salute di startup e Pmi (piccole e medie imprese) in Italia. La premessa su cui poggia la ricerca – realizzata nel maggio 2015 – è che le imprese innovative danno un contributo rilevante all’economia nazionale in misura maggiore di quelle cosiddette tradizionali.

COME SI DIVENTA INNOVATIVI

Il Mise ha condotto l’indagine su un campione rappresentativo di mille imprese innovative. Innanzitutto le caratteristiche. Per essere considerate “innovative”, le piccole e medie imprese eccellenti devono rispondere a determinate caratteristiche: avere cioè tra dieci e 250 dipendenti; un fatturato compreso tra i 2,5 e 50 milioni di euro; un buon livello di managerialità, cioè almeno tre dirigenti; infine, devono avere realizzato o programmato – negli ultimi due anni – investimenti a scopo innovativo.

I risultati sono chiari: l’83,7% delle aziende intervistate ha risposto di volere realizzare investimenti a carattere innovativo nel proprio settore di competenza. dall’acquisto di macchinari, alla realizzazione di brevetti, fino alla spese per la formazione del personale. Interessante il rapporto tra le imprese innovative e l’accesso ai fondi pubblici: quasi il 76% delle imprese ha dichiarato di non aver utilizzato fondi pubblici per finanziare i propri progetti. Le cause sono da ricercare nella poca conoscenza di bandi e risorse pubbliche; o, in altri casi, nella diffidenza dell’imprenditore privato nei confronti di lungaggini e regolamenti istituzionali. Importante è comunque la volontà. La quasi totalità delle Pmi innovative (96,7%) dice di voler realizzare investimenti nel campo dell’innovazione. In quale settore? Innovazioni di processo, di prodotto e anche di organizzazione interna, a partire da spese per marketing e formazione.

IL RISCHIO ISOLAMENTO

Dall’indagine del Ministero emerge però anche qualche considerazione negativa. Legata per esempio allo scambio di informazioni e alla collaborazione tra imprese: il 79,6% del campione intervistato, infatti, non collabora mai con nessun’altra realtà imprenditoriale. Insomma, c’è volontà di innovazione ma la sensazione di isolamento nel perseguirla.

RICERCA E SVILUPPO

Ricerca e sviluppo costituiscono un’area centrale nel mondo delle Pmi. Anche perché un’altra condizione indispensabile per guadagnare lo status di impresa innovativa è che almeno il 3% del maggiore tra costi e valore totale debba riguardare attività di R&S. Le interviste del Mise dimostrano che il 65% delle imprese innovative investe in ricerca e sviluppo; cosa che raramente (8,6%) si tramuta in un’attività di deposito brevetti. Normale comunque la rilevanza del settore ricerca e sviluppo: la necessità di seguire l’evoluzione del mercato di appartenenza è davvero irrinunciabile per un’azienda che vuole considerarsi innovativa.

UNO SGUARDO ALL’ESTERO

Le conclusioni sono eloquenti. Chi innova, chi investe in ricerca e sviluppo sta meglio di chi non lo fa. Alcuni numeri: l’84,5% delle mille imprese intervistate ha dichiarato un aumento degli investimenti nel 2014 e per il 2015 una crescita simile. Il 30% ha concluso il 2014 rilevando anche un aumento di fatturato. Percentuale incoraggiante anche per la crescita dell’occupazione, in aumento nel 2014 per quasi il 20% del campione. Più della metà, infine, (56,7%) nel periodo 2012 -2014 ha svolto attività all’estero.

La fotografia delle imprese in Italia

Pmi: l’importanza di innovare
24 febbraio 2016

Scrivi il tuo commento

0 COMMENTI