Business angel: come aiutano le start up?

Business angel: come aiutano le start up?

Trovare un business angel per far decollare la propria idea in una start up. Ma come funziona il loro supporto? Quattro consigli per orientarsi

Il business angel è una figura di consulenza che può diventare un aiuto concreto ed economico per finanziare la propria idea di business. Si tratta di un professionista dotato di capitali propri o in affidamento, che ha la necessità di reinvestire in un’idea “vincente”. L’angel ha un valore aggiunto rispetto al mondo del credito all’impresa in capitale di rischio: può vantare una forte esperienza nel settore di competenza, offre la sua rete di contatti e di relazioni, investe il proprio capitale nella start up ed esprime la sua leadership e la sua capacità di mentoring nel far crescere l’ investimento.

DIFFERENZE TRA VENTURE CAPITALIST E BUSINESS ANGEL

Prima è necessario comprendere la differenza di approccio tra un business angel e un venture capitalist: per quest’ultimo, è centrale l’aspetto quantitativo e orientato al ROI (i tempi di ritorno dell’investimento), agli studi di fattibilità, all’analisi del business. Il business angel, invece, tiene in considerazione anche elementi relazionali, qualitativi e di prospettiva. L’angel analizza, oltre ai dati e ai numeri del potenziale business, anche elementi  valoriali intangibili dell’economia: i marchi, eventuali brevetti, il know how dell’imprenditore e la sua rete di contatti e conoscenze.

PMI E START UP: SENZA FILTRI CON UN BUSINESS ANGEL

Altra differenza sostanziale riguarda le dimensioni dei mercati sui quali operano gli angel e il mercato classico del finanziamento alle imprese. Le piccole e medie imprese di carattere innovativo e le start up talvolta richiedono interventi finanziari troppo modesti per un venture capitalist che rischia di non ritenere remunerativo l’intero processo di selezione, scrematura, due diligence e analisi approfondita del business.

L’angel invece, nella maggior parte dei casi, conosce perfettamente il segmento di mercato della azienda proponente, svolge un lavoro di analisi non burocratica del business in oggetto e i suoi tempi di decisione sono nettamente ridotti rispetto a quelli del mercato finanziario classico. Gli spazi di intervento di un business angel in Italia vanno dai 10mila fino ai 250mila euro.

COME RENDERSI “INTERESSANTI” PER UN BUSINESS ANGEL

Il primo passo è compilare un business plan che metta in risalto, oltre agli aspetti quantitativi e le necessità di investimento, anche il capitale già posseduto dalla azienda: le relazioni, l’unicità della propria idea, il capitale umano, l’esperienza manageriale, i mercati di riferimento e il know how sui temi dello sviluppo tecnologico.

In secondo luogo è necessario che le fonti di investimento, all’interno della azienda o della start up siano diversificate: un angel investirà nel progetto se troverà anche la vostra disponibilità a farlo o se vedrà anche altri possibili finanziatori  (e qui possono anche entrare in una seconda fase dei venture capitalist).

DOVE TROVARE (CON SUCCESSO) UN BUSINESS ANGEL

Gli angel si muovono sul terreno che conoscono, quindi in prima battuta è necessario fare riferimento a quei professionisti o a quei network che si occupano del settore di interesse. Non tutti i business angel però potrebbero essere interessati a finanziare una start up anche se si parte con un’ottima idea e un business plan preciso.

Esistono due associazioni, forti di un’esperienza maturata negli ultimi anni, possono dare un aiuto ai neo imprenditori: la European Trade Association for Business Angels (iban.it), filiazione italiana di un network europeo, e l’Italian Angels for Growth (italianangels.net), una rete italiana indipendente.

Prima di trovare un business angel è importante informarsi sulle sue competenze, il suo raggio di azione e capacità di coinvolgimento finanziario in un progetto. Per questo motivo non serve trovare un business angel, ma consultare un network di professionisti come quelli Iban e Italian Angels for Growth. Come sempre: vietato improvvisare e soprattutto fidarsi del primo che capita.

Uso del web e dei social network in Italia e nel mondo (elaborazione dati WeAreSocial)

12 aprile 2016

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