Attività in proprio, consigli ai neo-professionisti per iniziare

Attività in proprio, consigli ai neo-professionisti per iniziare

“Conoscere se stessi”: per avviare un’attività in proprio meglio rifarsi ai classici greci. È il consiglio della business coach Nicoletta Cicalò

«Viviamo in uno dei momenti migliori per fare impresa», dice Nicoletta Cicalò che è senior business coach, anche esperta di comunicazione, a una platea di aspiranti imprenditori e professionisti al workshop “Mettersi in proprio” organizzato da Confartigianato a Varese ad aprile.

Le nuove partite Iva (persone fisiche) aperte il mese di gennaio 2016 sono state 51.375 unità secondi i dati forniti dal Mef - Dipartimento delle Finanze. A dicembre 2015 erano state 28.126 mentre a gennaio 2015, un anno fa, erano state 42.338. Le nuove partite Iva aperte a inizio anno sono: 19mila professioniste donne e 32mila professionisti uomini. Guida la Lombardia con 11.218 aperture seguita da Lazio e Campania a quota 7mila circa.

In che settore lavorano la maggior parte dei nuovi professionisti? Nel “commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli” (oltre 14mila nuove attività) e nelle “attività professionali, scientifiche e tecniche” (oltre 12mila) che riguardano i settori della contabilità, assistenza legale, architettura e ingegneria, pubblicità e consulenza manageriale, ricerca scientifica e veterinaria.

Ma un’idea, per mettersi in proprio, non basta. Servono pragmatismo, competenze, relazioni e supporto. Ecco qualche consiglio pratico suggerito da Nicoletta Cicalò.

PRIMO STEP: LAVORARE SU SE STESSI

«Conoscere se stessi»: per iniziare non serve ripetere come un mantra il “siate affamati e folli” di Steve Jobs, ma rifarsi alla massima dei classici greci. Prima di fare il grande salto e aprire la partita Iva «bisogna imparare a fare focus e concentrarsi su se stessi, perché conoscere i propri limiti, le proprie potenzialità e la propria voglia di mettersi in gioco è essenziale», continua Cicalò che aggiunge: «Essere imprenditori rappresenta una sfida non solo nei primi passi, ma nella quotidianità, dunque bisogna credere in se stessi ed essere pronti a rischiare». Ma non un rischio come giocare alla roulette: bisogna guardarsi allo specchio ed essere consapevoli delle proprie capacità manageriali. Con i pro e i contro.

SECONDO STEP: CONFRONTARSI CON IL TEMPO

Ogni neo-professionista deve dunque conoscere i suoi punti di forza e le sue debolezze e condividerle con chi può aiutarlo a sviluppare un piano di business per la propria attività. Mentoring, tutoring, coaching: tutte le strade portano al confronto con chi il grande passo lo ha già fatto oppure con un professionista in grado di offrire una consulenza su misura. L’eta giusta per iniziare? Non esiste secondo Cicalò: «Non c’è un’età per essere imprenditori e dal momento che si avvia un’attività bisogna avere molta pazienza, perché il successo può non arrivare subito».

TERZO STEP: CONFRONTARSI CON LA REALTÀ

L’International Coach Federation, una delle prime associazioni di coach di impresa, definisce il coaching come una “partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale”. Metà psicologo e metà manager dunque. Ma il coaching è anche un supporto per quelle che rischiano di essere le problematiche più comuni con le quali un imprenditore in proprio deve scontrarsi: quelle burocratiche o gestionali. «Non si può pensare di avere tutte le competenze che servono per sfondare nel mercato», spiega Cicalò.

QUARTO PASSO: IMPARARE DAGLI ERRORI

Il teorema di un business di successo rimane «strategia, pianificazione e realizzazione”, ma è ancora più efficace se il professionista ha la capacità di «cambiare in corso d’opera ciò che non funziona e riesce a fare tesoro dei propri errori» spiega Nicoletta Cicalò che conclude: «Non si nasce imprenditori, ma lo si diventa giorno dopo giorno». Imparare dai propri errori è fondamentale: «Se si ottengono dieci insuccessi non significa che si è falliti, ben vengano le difficoltà purché si impari dagli sbagli».

ULTIMO STEP: LAVORARE SUL PERSONAL BRANDING

Per questo motivo è importante anche pianificare un’attività di personal branding come ricorda Andrea Ceriani (56 anni) di Kkien, azienda attiva nel campo della formazione alle imprese e professionisti: «È una strategia che fornisce strumenti per migliorare il posizionamento personale in ambito professionale. È un modo diverso di fare coaching, attività di formazione che ha come obiettivo lo sviluppo delle consapevolezze imprenditoriali e personali. Il personale branding è un’attività con una forte etica, perché si tratta di avviare un percorso di crescita professionale accompagnata dalla promozione del proprio lavoro».

Attività in proprio: quale settore scegliere?

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21 aprile 2016

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