Team building aziendale, come creare un super gruppo di lavoro

Team building aziendale, come creare un super gruppo di lavoro

L’imprenditore, da solo, al comando è oggi solo un ricordo. Anche nelle PMI serve lavorare in gruppi. Guida al team building aziendale

Fino al 1985 la maggior parte delle attività, anche all’interno di aziende di piccole e medie dimensioni, erano svolte individualmente. Oggi la proporzione è completamente invertita: l’80% dei progetti all’interno delle organizzazioni, sono delegati e svolti dai gruppi di lavoro. Lo si legge nella prefazione del libro “Team Management, come gestire e migliorare il lavoro di squadra” edito da Egea e scritto dai professori Massimo Magni e Leonardo Caporarello dell’università Bocconi di Milano.

Innovazione, nell’impresa, ha anche significato e significa spostare i centri decisionali dall’individuo ai team gestendo il passaggio dalle organizzazioni strettamente piramidali, alla logica delle scelte condivise e del lavoro di squadra.

I TRE VANTAGGI DEL LAVORO IN TEAM

Sono tre gli elementi principali che hanno spostato le attività dagli individui ai gruppi, all’interno della aziende, ci spiega Massimo Magni, professore presso il dipartimento di Management e Tecnologia alla Bocconi.

«Il primo: il team crea una situazione di vantaggio cognitivo, cioè dovrebbe, se ben gestito, aumentare il potenziale innovativo ed essere in grado di trovare soluzioni a problemi complessi. Il secondo, strettamente collegato al precedente è che le organizzazioni si trovano sempre più spesso a gestire problemi complessi e le competenze variegate del team offrono soluzioni innovative». Il terzo elemento «è quello motivazionale, perché lavorare in un team aumenta la motivazione delle persone, nella misura in cui si sentono parte e attori di un sistema più ampio».

IL TEAM? OBIETTIVI, RUOLI E RESPONSABILITÀ

Il primo passo, per costruire un team affiatato ed efficace è la definizione degli obiettivi e la loro condivisione. Può sembrare un passaggio banale, ma in realtà è fondamentale andare a sgombrare il campo rispetto a quelli che possono essere degli obiettivi individuali e quelli che sono gli obiettivi percepiti da ognuno dei membri del gruppo.

Il secondo aspetto fondamentale è la «definizione dei ruoli, cioè quali sono le aspettative di comportamento di ciascun membro del team”, spiega Magni. «Il dichiarare i ruoli contribuisce a creare un senso di controllo reciproco all’interno del gruppo di lavoro oltre ad aiutare l’individuo a impostare il proprio lavoro nella maniera più efficace».

«Il terzo punto -- continua Magni -- è la dimensione di responsabilità collegata a ogni ruolo definito. Il dare peso alla accountability del ruolo (cioè il processo di delega) rispetto alle attività che deve svolgere è fondamentale per l’equilibrio all’interno di un gruppo».

COLTIVARE IL PENSIERO ALTERNATIVO PER INNOVARE

Un team funzionale deve contenere elementi il più diversi possibile, cioè deve essere disomogeneo. Gli elementi del gruppo devono arrivare dalle esperienze più differenziate: «Competenze diverse - continua Magni - diversi background e personalità concorrono ad aumentare il potenziale innovativo. Naturalmente però, più aumenta la differenziazione maggiori sono le difficoltà nella gestione del gruppo».

E infatti, la fase più critica nella gestione di un team, è quella che viene dopo la attribuzione di responsabilità e la negoziazione di eventuali conflitti tra i componenti, spiega Magni. «Quando iniziano a emergere possibilità di soluzione del problema, la differenziazione all’interno del gruppo si fa sentire: l’uomo di marketing vedrà il problema usando il suo background come riferimento, così come l’esperta di finanza e controllo o l’uomo delle risorse umane». È a questo punto che, arrivare ad una sintesi, diventa difficile, ma «è sempre possibile, se l’impostazione iniziale è stata efficace».

ECCO GLI STRUMENTI PER I TEAM BUILDER

Quando gli elementi del gruppo sono così differenziati, e quando ci si ritrova a dover gestire team geograficamente dispersi, si gioca su altre chiavi, differenti da quelle legate direttamente al problema contingente da risolvere assieme. In questi casi, «l’elemento relazionale ed emozionale, il trovare un terreno comune, il condividere interessi collaterali, diventano fasi importantissime nella impostazione iniziale di un gruppo» spiega Magni.

Del resto, la “cassetta degli attrezzi” di un team builder è ampia secondo il professore della Bocconi: «La chiave di volta nella gestione di team di successo risiede in un approccio olistico che coniughi il mondo della ricerca con le pratiche aziendali di successo e che sappia innescare un processo di apprendimento consapevole». Il team builder, cioè chi si occupa di costruire, organizzare e governare i gruppi di lavoro, interviene sia quando ci sono dinamiche disfunzionali all’interno di un team, sia nella pratica quotidiana: «Questo per dare alle persone strumenti per mantenere le dinamiche positive di gruppo per creare uno spirito comune e condiviso e per aumentare la consapevolezza all’interno del team».

Del resto il check continuo degli obiettivi e dei risultati «è un elemento fondamentale delle dinamiche all’interno del gruppo e della logica del team» conclude Magni: «Il riallineamento del gruppo sugli obiettivi, l’analisi critica anche di fallimenti organizzativi, gli interventi di carattere formativo sono ormai nel DNA della cultura d’impresa come processo funzionale alle decisioni strategiche».

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21 aprile 2016

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