I vantaggi della business intelligence grazie ai big data

I vantaggi della business intelligence grazie ai big data

Una gestione manageriale evoluta: questi i vantaggi della business intelligence. Ma i big data sono fondamentali: ecco come affrontarli

Aziende e professionisti hanno compreso come l'analisi dei big data rappresenti una fonte di vantaggio competitivo e uno strumento di evoluzione dei loro modelli di business. Siamo di fronte a un’esplosione delle fonti informative e le imprese hanno nuovamente deciso di investire importanti budget nell’ICT (tecnologie dell'informazione e della comunicazione) dopo un paio di anni caratterizzati da un atteggiamento più timido. Il rapporto tra budget ICT e fatturato nel 2015 si è assestato al 2,1%, senza variazioni rispetto al 2014: il 2016 è l’anno che segna invece la ripresa anche in Italia con un + 0,7% di crescita come fa sapere una ricerca della Digital Innovation Academy del Politecnico di Milano pubblicata nei primi mesi del 2016.

Si possono identificare sei aree di investimento secondo questo studio: al primo posto business intelligence, big data e analytics; poi digitalizzazione e dematerializzazione, sistemi gestionali ERP (enterprise resource planning, cioè la pianificazione delle risorse d'impresa) e sistemi CRM (customer relationship management o gestione delle relazioni con i clienti), consolidamento applicativo e mobile business. Questi dati riguardano le grandi aziende, che per prime sentono la necessità di lavorare sui dati.

Esistono però aziende di media o anche di piccola dimensione in Italia che, per la particolarità del proprio business, si trovano a disporre di enormi quantità di dati. Pensiamo ai commercianti in genere e soprattutto a quelli con un sistema POS per il pagamento con carte elettroniche. Cosa devono fare, date le loro dimensioni, per sfruttare al massimo le possibilità dei big data? Ecco tre consigli.

PERCHÉ INVESTIRE NELLA BUSINESS INTELLIGENCE

Le dimensioni del business non contano. Le grandi e medie aziende si sono accorte del vantaggio competitivo raggiunto dai propri concorrenti che, per primi, hanno adottato processi decisionali che tengono conto dell’analisi dei dati. Un esempio? Amazon ha chiuso il 2015 con 107 miliardi di ricavi contro gli 89 miliardi del 2014: nell’ultimo trimestre dello scorso anno ha addirittura messo a segno un +22% contro la media del 20% degli ultimi 12 mesi. Un risultato raggiunto lavorando continuamente sugli analytics e i feedback dai clienti.

Questo modello è possibile anche per i piccoli commercianti? Certo, basta dotarsi degli strumenti giusti per aggregare i dati e le competenze giuste per analizzarli e strutturare le migliori strategie di gestione. In questo caso l’esempio è il tool gratuito di Google per gli analytics: chi vende online, o chi ha un sito vetrina, può accedere ai dati di traffico e sapere esattamente chi, come e quando visita le proprie offerte. La relativa semplicità della dashboard, il “cruscotto dei dati” di Google Analytics, è un esempio di big data alla portata di tutti.

NO AL “FAI DA TE”

Un volta aggregati i big data cosa si deve fare? Sia le aziende che i commercianti, soprattutto questi ultimi, non hanno al proprio interno le competenze necessarie per cimentarsi con la business intelligence. Lo dimostrano sempre i dati raccolti dalla Digital Innovation Academy del Polimi: l’outsourcing si conferma vitale per analizzare e utilizzare in modo performante i dati. Professionisti o aziende sono al servizio come consulenti.

Per quanto riguarda i piccoli commercianti ed esercenti vietato pensare al “fai da te”. Nonostante rimanga radicata la convinzione di poter valutare correttamente i dati a disposizione grazie a una sorta di talento innato, che sicuramente ha accompagnato verso il successo i migliori, ai giorni nostri non è più possibile validare le scelte in modo estemporaneo. Esistono i software, che sono una risorsa importante per semplificare.

Un recente studio di Gartner stima che entro il 2017 le figure deputate a compiti di analisi dei dati all’interno delle aziende avranno a disposizione a strumenti self-service per gestirli. Ma bisogna fare attenzione al software, perché il mercato è ancora in cerca di un assetto. Sempre secondo Gartner fino alla fine del 2016 meno del 10% delle iniziative business intelligence self-service saranno soddisfacenti: cioè in grado di evitare incoerenze potenzialmente dannose per il business. Non affidarsi a prodotto standard, o con un prezzo di ingresso troppo basso, è al momento il miglior consiglio che emerge dal report di Gartner.

GESTIONE MANAGERIALE EVOLUTA

Le pratiche di management, anche se su scala ridotta, hanno lo stesso contenuto concettuale e metodologico sia per le grandi che per le piccole imprese. Le PMI, e tra queste anche i commercianti con punto vendita, non hanno bisogno di “finti” sistemi gestionali ridimensionati nelle funzionalità applicative o nelle capacità di integrazione dei processi aziendali ma possono beneficiare molto dagli attuali driver di innovazione tecnologica. Lo scrive la professoressa Angela Perego della School of Management della SDA Bocconi nella presentazione del ricerca “PMI italiane e sistemi gestionali: vince il pragmatismo senza rinunciare all’innovazione”.

Nei prossimi 3 anni il 28% delle PMI investirà nell’e-commerce e il 38% in una business intelligence più o meno sofisticata. Già oggi il 22% delle piccole e medie imprese italiane -- sono 303 quelle intervistate per la ricerca dell’ateneo milanese -- ritiene rilevante la disponibilità delle applicazioni via web e accedervi con un semplice browser. Ma anche il cloud computing, in modalità come servizio, sarà adottato dal 16% delle PMI nei prossimi 3 anni.

L’adozione di una gestione manageriale evoluta è un veicolo di innovazione importante e non è più tempo per rimandare. Nei prossimi mesi si abbandoneranno progressivamente l’uso di software applicativi sviluppati in modo “custom” -- cioè progettato e realizzato su misura in base alle necessità dell’azienda acquirente -- e gli strumenti di produttività individuale (ad esempio il foglio di calcolo elettronico). Sarà tutto sul web grazie al cloud computing e si condividerà -- tra colleghi e consulenti.

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30 aprile 2016

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