Accesso al credito: cosa sono i Minibond

Accesso al credito: cosa sono i Minibond

Il Minibond permette alle PMI di reperire finanziamenti in mondo semplice e complementare al credito bancario. Con vantaggi fiscali e di immagine

Una nuova idea imprenditoriale e un business plan in mano: serve però il finanziamento per sostenerlo economicamente. Come si fa senza ricorrere al solo prestito bancario? È questo lo scopo dei Minibond, uno strumento alternativo di autofinanziamento per le piccole e medie imprese che in Italia sta ottenendo sempre più consensi. Nel 2015 sono state 50 le emissioni di Minibond, nel primo trimestre 2016 la quota è di 15 (dati portale MiniBondItaly.it - LINK ). Dunque un trend in crescita.

Ma andiamo con ordine. La disciplina dei Minibond, introdotta in Italia con il Decreto Sviluppo del 2012, si applica alle imprese con meno di 250 dipendenti e con un fatturato annuo inferiore a 50 milioni di euro, oppure con un totale di bilancio inferiore a 43 milioni di euro. Restano escluse dalla norma le micro-imprese.

I Minibond sono degli strumenti di debito sottoscritti da investitori professionali che di fatto consentono alle imprese meritevoli di farsi finanziare da soggetti diversi dalle banche commerciali. Il processo di valutazione è dunque più simile a quello di un fondo di private equity per un investimento sul capitale che a quello di una banca per la concessione di un finanziamento.

Questo significa che a livello tecnico si tratta di semplici obbligazioni emesse da un’azienda e offerte, in cambio di un prestito, a chi intende investire e credere in un nuovo progetto specificato con un preciso business plan. Come tutte le obbligazioni hanno un tasso d’interesse riconosciuto sotto forma di cedola semestrale o annuale, nonché una data di scadenza. I Minibond hanno una durata non inferiore ai 36 mesi.


Le società possono così acquisire risorse da parte di investitori privati, puntando unicamente su se stesse e sulla propria immagine. E sulla fiducia che sapranno guadagnarsi presso i potenziali investitori.

 

CHI LI PUÒ EMETTERE?

 

Non tutte le imprese possono avvalersi di questo strumento. Per soddisfare i requisiti necessari, anzitutto, è necessario possedere un’attività avviata da almeno due anni. Attenzione anche al bilancio, che deve obbligatoriamente essere stato controllato da un revisore legale o da una società di revisione. Va ricordato, inoltre, che i titoli emessi devono essere collocati presso investitori qualificati e devono circolare esclusivamente tra tali investitori, a condizione che non siano direttamente o indirettamente soci. L’azienda dovrà poi trovare uno sponsor che la assista nella fase di emissione e collocamento dei Minibond.


 

COME SI PROCEDE PER OTTENERE IL FINANZIAMENTO?

 

È indispensabile  un adeguato piano economico e finanziario inerente il progetto imprenditoriale, sulla base del quale dovrà essere redatto un prospetto informativo che sarà messo a disposizione dei potenziali investitori. Nel prospetto è necessario indicare alcune informazioni tra cui la storia dell’azienda, il suo posizionamento sul mercato, l’organigramma societario e, ovviamente, l’andamento economico-finanziario, storico e prospettico, dell’impresa, con una analisi del progetto di investimento che si intende finanziare. Non va dimenticato di indicare il relativo piano di rimborsi con la remunerazione offerta agli investitori.

 

QUALI SONO I VANTAGGI?

Si tratta di un modo per per diversificare le fonti di finanziamento tradizionali. Va sottolineato che i Minibond non impegnano le linee di credito concesse dalle banche, quindi i finanziamenti all’impresa possono continuare a giungere da entrambi i canali. Un altro punto a favore di questo sistema sono i vantaggi fiscali: deducibilità degli interessi passivi e delle spese di emissione del titoli, nell’esercizio in cui sono sostenute. Si è inoltre esentati dall’applicazione della ritenuta sugli interessi corrisposti. Un ultimo vantaggio riguarda l’immagine aziendale: i Minibond rappresentano una vetrina internazionale per l’impresa. La presenza sui mercati esteri è un trampolino di lancio per attrarre nuovi investitori.

 

CHI LI PUÒ SOTTOSCRIVERE?

 

investitori professionali, istituzionali e privati (purché qualificati), possono sottoscrivere i Minibond. È lungo l’elenco di chi può affiancare l’impresa come sponsor: dalle banche alle imprese di investimento, dagli intermediari finanziari (iscritti nell’elenco previsto dall’articolo 107 del testo unico bancario) agli istituti di credito autorizzati all’esercizio dei servizi di investimento (anche con sede legale in uno stato al di fuori dell’Unione europea, purché autorizzate). E ancora, le società di gestione del risparmio, quelle di gestione armonizzate e le SICAV (società di investimento a capitale variabile).

 

QUAL È IL RUOLO DELLO SPONSOR?

Lo sponsor si assume l’impegno di assicurare la liquidabilità dei titoli fino alla scadenza, mantenendone una quota, definita in base a dei livelli minimi predefiniti, nel proprio portafoglio. Inoltre, è tenuto ad effettuare una valutazione almeno semestrale del valore titolo, classificando l’emittente, vale a dire l’impresa che ha emesso i Minibond, secondo un sistema di rating interno, che va aggiornato almeno ogni sei mesi e ogni volta che intervengano fattori straordinari che possono modificare il giudizio.

 

E SE VA MALE, CHI GARANTISCE?

 


I Minibond sono garantiti dallo Stato attraverso il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese gestito dal ministero dello Sviluppo economico. Se è previsto un rimborso a rate, la garanzia del fondo potrà essere pari al 50% dell’ammontare dell’operazione sottostante, percentuale che scende a 30 nel caso di un rimborso in un’unica soluzione (il cosiddetto “bullet Minibond”). L’importo massimo che il fondo è in grado di garantire per ogni singola PMI beneficiaria, è pari a 1,5 milioni di euro.

21 luglio 2016

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