PMI e social network: 5 spunti per muoversi sui nuovi media

PMI e social network: 5 spunti per muoversi sui nuovi media

I social network sono fondamentale per la comunicazione delle PMI: come usare al meglio questi media? I consigli di Luca della Dora di We Are Social

La maggior parte delle piccole e medie aziende chiede come mettere in pratica una strategia di comunicazione efficace sui social media. Perché le reti sociali sono impegnative da gestire e richiedono risorse dedicate. E perché le abitudini delle persone che le usano cambiano con una frequenza molto alta. Senza dimenticare che i social network possono morire (ricordate Second Life o FriendFeed?) o nascere (come Snapchat) nel giro di pochi mesi.

 

Soprattutto le PMI hanno in mano in numeri, molto interessanti, del pubblico dei social media. Sono 3,4 miliardi le persone che accedono a internet nel mondo (nel 2015 erano 3 miliardi) e il numero di account attivati sui canali social supera i 2,3 miliardi. Questi dati sono disponibili nel report “Digital in 2016” dell’agenzia di marketing internazionale We Are Social. Nel dettaglio l’Italia ha questi numeri: 37,6 milioni di utenti attivi su una popolazione di 59,8 milioni di persone; 28 milioni di account attivi sui social network. Secondo i numeri forniti da una ricerca Pwc di fine 2015 con numeri più frazionati emerge che 16 milioni di italiani sono su Facebook, 2,8 milioni su Linkedin e 1,5 milioni su Google+.

 

Ancora da “Digital in 2016” possiamo sapere che Facebook è la piattaforma social più usata in Italia con una penetrazione del 33%, seguita da WhatsApp e Facebook Messanger (entrambi parte dell’ecosistema costruito da Mark Zuckerberg). Seguono Google+ con il 14% e poi Twitter con il 12%. Linkedin è al 9%. Luca della Dora che è Marketing & Innovation Director di We Are Social spiega 5 consigli utili per muoversi come azienda sui social media.

 

SOCIAL MEDIA: UN AIUTO AI BRAND PER RAGGIUNGERE NUOVI MERCATI

 

Come i social media possono aiutare un brand a raggiungere nuovi mercati e consumatori non abitualmente raggiungibili attraverso i media tradizionali? «I social media offrono a qualsiasi azienda l’opportunità di raggiungere, con gli stessi sforzi e investimenti in termini di budget e forza lavoro, persone di qualsiasi paese – dice Luca della Dora –. Questo, di fatto, permette loro di agire in mercati difficilmente presidiabili in passato: è un cambiamento radicale, perché abbatte le distanze e i tempi relativi alla comunicazione, e soprattutto permette di rivolgersi con messaggi ad hoc ad audience molto diverse, con contenuti completamente cuciti su determinate nicchie (grandi o piccole che siano)».

 

DISTRIBUZIONE ORGANICA O A PAGAMENTO?

 

Distribuzione dei contenuti sui social media: meglio affidarsi all’organico (senza investimenti) e vedere come va o programmare una campagna paid (con investimenti)? «Il punto da cui partire, quando si decide di stabilire una presenza sui social media, è la definizione ex ante di obiettivi e metriche che permettano di misurarne il raggiungimento – aggiunge della Dora –. È fondamentale un investimento iniziale che assicuri all’azienda di aver compreso il proprio mercato, sia a livello locale, sia nei mercati in cui desidera espandere la propria presenza, ma anche di darsi un orizzonte temporale verosimile per il raggiungimento degli obiettivi stessi».

 

I SOCIAL MEDIA SONO DAVVERO STRUMENTI A BASSO COSTO?

 

Altra domanda che ricorre in tutte le pianificazioni quando si parla di social media: il costo. Quanto investire e come? «Per anni i social media sono stati considerati uno strumento a “basso costo” da usare per raggiungere in modo indiscriminato un gran numero di persone, con lo stesso messaggio: la verità è, oggi, molto diversa – avverte della Dora di We Are Social –.  I social media permettono, grazie ai prodotti sponsored che mettono a disposizione, di segmentare in modo molto preciso le nostre audience e di costruire per loro contenuti dedicati, capaci di rendere rilevante la presenza dell’azienda per nicchie specifiche, anche molto verticali».

 

«Gli investimenti vanno quindi sicuramente indirizzati verso un’analisi preliminare del mercato (sia a livello di audience, sia di altri player sul mercato) capace di indirizzare la definizione della strategia che guiderà poi la produzione di contenuti e la pianificazione a livello di distribuzione degli stessi».

 

PRIMA DI TUTTO LA STRATEGIA DI CONTENUTO

 

Vietato improvvisare o muoversi con una programmazione day-by-day: come programmare allora un’attività sui social media? «Tutte le maggiori piattaforme social sono oggi regolate da algoritmi in grado di proporre alle persone i contenuti più affini ai loro interessi e più vicini all’attività dei propri contatti su quel canale specifico, ma anche a quello che fanno i brand con cui interagiscono di più: fino a ieri questo aveva a che fare con il modo in cui i contenuti si diffondevano in maniera organica, oggi è fondamentale utilizzare i prodotti promoted messi a disposizione dalle piattaforme e implementare una strategia media che si integri con la strategia di contenuto del proprio brand per assicurarsi di investire in modo efficiente i budget destinati a questo genere di attività», spiega Luca della Dora.

 

QUALI METRICHE CONSIDERARE PER MISURARE L’ATTIVITÀ?

 

Big data e analytics sono fondamentali non solo per la programmazione ma anche per la gestione di un’attività di comunicazione sui social media. Come stanno cambiando i linguaggi e i comportamenti delle persone nell’accesso e il consumo dei contenuti e, di conseguenza, come cambiano le metriche per misurare l’attività? «Le persone oggi sono molto più coscienti e attente nell’utilizzo dei canali social, e relativamente al tipo di contenuti che condividono. Non si tratta soltanto di capacità e attenzione legate al periodo di adozione di certe piattaforme o all’abitudine a determinati linguaggi, ma soprattutto alla comprensione legata al potenziale che canali di questo genere offrono in termini di propagazione di ciò che si condivide».

 

«L’altro grande cambiamento rispetto al passato riguarda l’approccio che le persone hanno verso i contenuti: prima si tendeva a condividere molti update personali, oggi è molto più frequente che vengano condivisi contenuti creati da altri, poco importa che siano brand, publisher o altre persone – conclude Luca della Dora –. Questa è un’enorme opportunità per tutte quelle aziende che sono in grado di creare contenuti capaci di facilitare le conversazioni delle persone e porsi loro stesse come “esperienza” per queste ultime».

21 luglio 2016

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