Sostenibilità aziendale, cos’è e che vantaggi porta alle PMI

Sostenibilità aziendale, cos’è e che vantaggi porta alle PMI

Sfida imprenditoriale e organizzativa importante: cos’è la sostenibilità aziendale e che vantaggi competitivi porta alle PMI? Ce lo spiega Fabio Iraldo

Le aziende, anche le PMI, sono consapevoli che le “green practice” (cioè la serie di strumenti e assetti organizzativi e gestionali per ridurre l’impatto sull’ecosistema) e la sostenibilità ambientale siano collegate al successo di un’impresa. Perché non si parla più solo di “ambiente”, ma di modello di business.

 

Quella della sostenibilità aziendale è una sfida imprenditoriale e organizzativa non più rimandabile e da affrontare con le idee ben chiare. Abbiamo chiesto a un esperto di fare chiarezza e risponde alle nostre domande Fabio Iraldo, professore associato presso l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e direttore del Iefe (Institute for Environment and Energy Economics) presso l’università Bocconi University di Milano.

 

In un contesto nel quale le risorse sono sempre più scarse e deteriorate quale può essere una strategia di sostenibilità aziendale vincente per le PMI?

«Molte PMI stanno iniziando a modificare il proprio business model, al fine di rendere meno dipendenti crescita e profitti da quelle risorse che sempre più diventano scarse; dall’altro lato, i policy makers stanno sempre più ponendosi come obiettivo un cambio di paradigma, mirando a trasformare la linearità dei sistemi produttivi in circolarità. Le PMI possono adottare molte strategie in questa direzione. Esempio:

 

· riducendo la quantità di materie necessarie a fornire un determinato servizio (dematerializzazione);

· allungando la vita utile dei prodotti (durabilità);

· riducendo il consumo di energia e di materie nelle fasi di produzione e di uso (efficienza);

· riducendo l'uso di materie pericolose o difficili da riciclare nei prodotti e nei processi di produzione (sostituzione);

· creando mercati delle materie prime secondarie (materie riciclate) mediante norme, appalti pubblici;

· concependo prodotti facili da mantenere in buono stato, da riparare, ammodernare, rifabbricare o riciclare (eco design)».


 

Quali possono essere i rischi concreti per una PMI derivanti da trasformazioni regolamentari e di mercato?

 

«Sono principalmente rischi derivanti da comportamenti inerziali delle PMI, ovvero strategie aziendali che non si accorgono in tempo dei cambiamenti e ne vengono spiazzate. Facciamo due esempi. Sul mercato finale, negli ultimi anni i consumatori stanno dimostrando una propensione sempre crescente all'acquisto di prodotti a ridotto impatto ambientale rispetto ai concorrenti. Con la legge 221/2015 anche l'acquirente pubblico ha compiuto un salto di qualità notevole, introducendo criteri ambientali nei capitolati d'acquisto, confermati e rafforzati dal recente Codice degli Appalti. Non essere in grado di cogliere questa tendenza, che in alcuni settori interessa ormai più del 50% delle quote di mercato, significa non poter essere competitivi. Per quanto riguarda le normative e le regolamentazioni dei diversi settori industriali, molti studi dimostrano come l'incidenza dei costi di adeguamento ai requisiti ambientali sempre più stringenti sia molto superiore per chi si muove con ritardo, molto inferiore invece per chi anticipa l'evoluzione dello scenario normativo e si adegua prima che tali requisiti entrino in vigore. E questa dinamica non interessa solo le grandi imprese, basti pensare a quanto accaduto negli ultimissimi anni in Italia sul fronte della gestione efficiente dell'energia, della prevenzione dei rifiuti o della responsabilità delle imprese per i reati ambientali».

 

Che figure professionali servono a una PMI (internamente o in outsourcing) per governare questa dinamica?

 

«Più che figure professionali, alle PMI servono nuove competenze. Il tema della sotenibilità si gestisce in modo efficace soltanto se i manager e tutto il personale dell'azienda (grande o piccola, per la verità) è capace di utilizzare know how e abilità operative derivanti da diversissimi ambiti disciplinari: non solo quelli più tecnici, ma anche economico, manageriale, di comunicazione, relazionale, ecc. La formazione di base può essere tecnica, umanistica o economica (scienze sociali), poco importa. Ciò che conta è la possibilità dell'azienda di investire in formazione per far crescere le competenze interne sugli altri fronti e di farlo in modo funzionale alla gestione della sostenibilità».

 

Quali sono gli esempi di piccole o micro aziende che hanno adottato la sostenibilità in modo performante per il loro business?

 

«Ci sono piccole e piccolissime azienda che hanno ripensato interamente il proprio modello di business in funzione degli obiettivi di sostenibilità che volevano perseguire. E' stato un percorso molto faticoso e lungo, ma molte ne sono uscite nettamente vincitrici, cogliendo questo processo di maturazione come un'imperdibile opportunità competitiva. Di conseguenza, queste aziende hanno connotato il proprio brand e la propria strategia in chiave di sostenibilità. Penso al caso Ecolucart nel settore cartario, azienda in grado di rilanciare la propria immagine e di conquistare ampi spazi anche nel private label della GDO grazie a prodotti "green", oppure a Manifattura Maiano, una piccola azienda famigliare che produce pannelli isolanti da materiale di recupero derivante da altre filiere industriali, contendendo il mercato ad aziende ben più grandi e strutturate».

Il contributo di UniCredit agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

21 luglio 2016

Scrivi il tuo commento

0 COMMENTI