Nuovi professionisti? Sono 300mila e senza albo

Nuovi professionisti? Sono 300mila e senza albo

Professionisti regolati dagli ordini o freelance senza albo? Una fotografia dell’Italia con partita Iva. E due consigli su come migliorare il business

Tra il 2008 e il 2014 si sono persi in Italia oltre 800mila posti di lavoro tra dipendenti e parasubordinati. La stima è dell’ufficio studi di Confcommercio che invece certifica la crescita di professionisti con partita Iva: sono circa 1,2 milioni, il 6% degli occupati complessivi, con una crescita di quasi 130mila unità nel periodo considerato (+5,8%).

Ci sono ovviamente i professionisti iscritti a uno dei 28 ordini o albi professionali riconosciuti (950mila persone in tutto), ma l'85% dell’incremento riguarda professionisti non regolamentati e non ordinistici (+111mila unità, +49% rispetto al 2008). La ricerca dell'ufficio studi di Confcommercio "Riavviare la crescita: il ruolo delle professioni nel terziario di mercato" li ha contati: sono 300mila persone che rientrano nelle definizioni di wedding planner, food stylist, make up artist, personal shopper, designer, driver, guide turistiche, privacy officer, digital enabler, personal trainer, massaggiatori e consulenti di varie discipline.

QUANDO MANCA IL LAVORO CI SI METTE IN PROPRIO

Siamo così di fronte a una doppia gestione delle professioni: quelli che seguono un percorso formativo e sostengono un esame di abilitazione e quelli che “si mettono in proprio”. Gli ordinistici : tra il 2008 e il 2014 il loro reddito da lavoro ha subìto una flessione di oltre il 2%. Il segmento dei non ordinistici, più libero di muoversi seguendo le tendenze del mercato, ha aumentato il reddito di quasi il 16% passando in sei anni dai 4,9 miliardi ai 5,6 miliardi del 2014. Ma la loro retribuzione media annuale è di circa 16.600 euro, circa un terzo di quella dei professionisti ordinistici e oltre quattro volte inferiore a quello medio di impresa.

Oltre a Confcommerciao anche la Cna (Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa) ha indagato, nel periodo 2009-2013, scoprendo che a guadagnare meno sono i professionisti di età inferiore ai 40 anni (121mila persone) con 6.381 euro pro-capite all’anno. Il livello di reddito massimo per i non ordinistici è 21.207 euro per la classe di 65-69enni.

NON CI SONO ORDINI PROFESSIONALI, MA LE CERTIFICAZIONI

Da tre anni è entrata in vigore la legge 4/2013, in recepimento delle direttive Ue, che punta a fornire più garanzie a tutela del consumatore. Il professionista non ordinistico può avere una certificazione volontaria come meccanismo di qualità. Il processo è in 3 diversi passaggi:

– autocertificazione: ha valore legale di responsabilità, ma poca prestanza sul mercato;

– attestazione: si può ottenere dalle associazioni di riferimento (Confcommercio, Cna, ecc);

– certificazione rilasciata da organismi terzi: questi devono essere validati da Accredia, che è l’ente unico di accreditamento designato dal governo.

I professionisti che svolgono mansioni più delicate come saldatori, tecnici esperti in pompe di calore e condizionatori (gas fluorurati), personale edile o industriale che maneggia “prove non distruttive” hanno obbligo per legge di seguire corsi di formazione e sostenere esami di idoneità.

SOCIETÀ TRA PROFESSIONISTI, MA SOLO ISCRITTI AGLI ALBI

Per gli iscritti agli ordini c’è invece la possibilità dal 2013 di aprire una Società tra professionisti (Stp) grazie a una legge che ha riformato il sistema italiano andando oltre la classica forma dello “studio associato”. «Il punto di forza della nuova norma è quella di unire più professionalità da ambiti diversi per avere “in casa” le competenze che servono senza ricorrere all’aleatorietà di collaboratori esterni», ci spiega l’avvocato Luisa Nicosia dello Studio Legale Nicosia di Milano.

Le Stp sono ancora poche (circa un migliaio secondo InfoCamere) e metà di loro hanno scelto la Srl (società a responsabilità limitata) come forma giuridica e con un capitale sociale medio entro i 10mila euro. «Sono ancora poche le Stp perché molti professionisti ordinistici non conoscono la novità che è stata introdotta in modo veloce e senza grande pubblicità – continua l’avvocato Nicosia –. Poi c’è anche da considerare la poca abitudine italiana nel “fare squadra” quando si lavora e non c’è ancora attitudine alla multidisciplinarietà».

Possono essere una soluzione ai professionisti regolati da un ordine per rispondere alla mancanza di lavoro subordinato? «Sì, potrebbe essere un buon sistema per aggredire meglio il mercato che negli ultimi anni cambia molto velocemente – conclude Nicosia –. E anche un modo per rispondere alle richieste sempre più complesse e strutturate di privati e aziende».

8 novembre 2016

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