Start up in Europa: sviluppo lento? Come superare gli ostacoli

Start up in Europa: sviluppo lento? Come superare gli ostacoli

Team, budget e ricerca dei clienti: lo sviluppo delle start up in Europa è difficile. Una guida per non arrendersi e impostare una crescita sostenibile

Europa contro Silicon Valley: una sfida impari se si tratta di start up. Sappiamo che in California il venture capital arriva a 27 miliardi di dollari ed è il 55% del capitale di rischio disponibile negli Usa. In Europa siamo molto indietro non solo per quanto riguarda il finanziamento delle start up, ma soprattutto per quanto riguarda l’ecosistema che aiuta lo sviluppo di nuove aziende ad alto valore innovativo.

Andare nella Silicon Valley però non è la soluzione per tutti i progetti. «Se sono bravo a giocare a calcio non è detto che lo sia anche a football americano e quindi le mie possibilità di passare un provino per un college negli Usa sono molto basse», ha detto il business angel di Italia Start Up Marco Bicocchi Pichi nel suo intervento alla settimana della StartLab Academy organizzata da UniCredit a Milano a ottobre 2016. Parafrasando: se vengo dall’Europa non è detto che il posto migliore dove essere accolti sia la Bay Area di San Francisco. In Europa si può e si deve rimanere. Londra, Parigi, Barcellona, Berlino, Helsinki e Milano sono contesti eccellenti. Ma sopravvivere non è semplice se si hanno le dimensioni di una start up.

A mettere in fila e analizzare i problemi del Vecchio Continente è Life, un progetto della Commissione europea che punta a studiare la situazione delle aziende innovative nei 28 paesi membri, partendo dall’analisi delle storie degli imprenditori che non hanno avuto successo. Conoscerli è un consiglio prezioso per attivare le giuste contromisure e attivarsi per cercare le migliori consulenze sul mercato europeo.

FASE DELLA SCOPERTA: LA SCELTA DEL TEAM È IL MAGGIOR OSTACOLO

Non sorprende che la maggioranza delle sfide che una start up deve affrontare si verifichino nella prima fase della sua esistenza, quella della “discovery” (la scoperta del business). Più di 7 startupper su 10 (il 74%) hanno ammesso di aver avuto diversi problemi in questo periodo, principalmente nella scelta del team, nella ricerca dei finanziamenti e soprattutto nella loro gestione, ma anche nella prima definizione del prodotto. Altre difficoltà riguardano l’ingresso sul mercato, le questioni legali e l’approccio ai primi clienti. La selezione dei talenti da mettere in squadra è una delle difficoltà maggiori (soprattutto perché, se non fatta bene, può creare ancora più problemi nelle fasi successive di sviluppo della società), ma anche il coordinamento dei dipendenti ha un importanza fondamentale per il successo dell’impresa.

Tommaso Arenare di Egon Zehnder, nel suo intervento alla StartLab Academy, ha evidenziato il problema delle start up: cercare figure professionali simili, per carattere e percorso formativo, a quello dei fondatori. Le competenze di una figura “attiva” o “proattiva” sono da cercare con attenzione facendo la selezione di queste potenzialità secondo Arenare: «Curiosità, acutezza strategica, empatia e determinazione nel raggiungere l’obiettivo».

FASE DELLA VALIDAZIONE: ORA IL PROBLEMA SONO I SOLDI

Nella fase di “convalida” o di validazione, ben 9 start up europee su 10 hanno registrato dei problemi. Il denaro, lo sviluppo del team e la distribuzione del prodotto sono stati in questo caso i tre più grossi ostacoli da dover superare. Secondo l'indagine condotta da Life, è proprio questa infatti la fase in cui la maggior parte delle start up smette di lavorare o decide di cambiare business o attività. A differenza della fase precedente, ora è il denaro a impensierire maggiormente i fondatori. Su 40 tipi di ostacoli citati dagli imprenditori intervistati, 18 erano di tipo finanziario e 22 erano invece legati agli investimenti da effettuare.

Per trovare il finanziamento serve però avere un’idea chiara del proprio progetto di business ed essere capaci di “ucciderlo” nel momento che non arrivano i ricavi e ripartire con uno nuovo. Lo suggerisce Ray Garcia nel suo intervento alla StartLab Academy di UniCredit: “Il percorso verso il primo euro è lungo e prevede dei passaggi chiave che vanno dal conoscere esattamente il cliente al quale si vuole vendere, il costo del prodotto o servizio in ogni singolo componente, il prezzo finale comprensivo anche delle eventuali spese di spedizione”.

FASE DELL’EFFICIENZA: I SOLDI ORA CI SONO, MA...

Arrivate a questo punto, le start up hanno già superato molti degli ostacoli di cui è disseminata la loro strada, scende infatti (anche se di poco, all’80%) la percentuale degli imprenditori che si trovano davanti a un problema. Tuttavia, la questione diventa più vaga in questo momento e coinvolge un po’ tutti gli ambiti di attività. Se prima infatti gli si lamentavano delle difficoltà legate a team e risorse economiche, adesso gli intervistati da Life si fermano soprattutto davanti ad “altri motivi” (indicati come problematiche nel 30% dei casi, mentre team, soldi e clienti raggiungono tra il 18% e il 10%). 

La motivazione è la benzina che fa girare il motore di una start up. Come ha consigliato il business angel Marco Bicocchi Pichi bisogna leggere almeno 100 volte all’anno questo articolo di Ben Horowitz pubblicato nel 2012 sul sito Techcrounch.com: il titolo è “The Struggle” (la “sfida”) e il passaggio cruciale dice che “lo sfida nel business è il momento quando trasformiamo gli ostacoli in opportunità”, ma che “lo sforzo che ne consegue causa fallimento specialmente se sei debole, soprattutto se sei debole e la stragrande maggioranza della gente non è forte abbastanza”.

FASE DELLA CRESCITA: ADESSO SI PUNTA IN ALTO

La fase della crescita è quella in cui molte start up hanno ormai raggiunto un certo livello di maturità e in cui il denaro non è quasi più un problema. Spesso infatti, se le imprese sono arrivate sane e salve fino a questo momento, vuol dire che hanno raggiunto un certo livello di finanziamento. I problemi che emergono quindi diventano altri e riguardano l'espansione e l’internazionalizzazione, proprio lo sviluppo di una solida strategia che vada dritta in queste due direzione si è rivelato un grosso ostacolo.

A questo punto torna d’attualità la Silicon Valley. Ma uscire dall’Europa significa anche investire economicamente all’estero per esportare know how e macchinari o software come ha spiegato in questo articolo sull’internazionalizzazione Luciano Cenedese, Head of UniCredit International Center Italy.

7 novembre 2016

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