Open innovation, aziende interessate ma poche start up coinvolte

Open innovation, aziende interessate ma poche start up coinvolte

Le aziende si aprono alle start up, ma ancora troppo poco. La nuova ricerca del Polimi fa il punto e consiglia come accelerare nell’innovazione

Una panoramica aggiornata della situazione dell’ecosistema italiano in tema Digitale e Open Innovation arriva grazie ai risultati della ricerca dell’Osservatorio Digital Transformation Academy della School of Management del Politecnico di Milano presentata insieme all’Osservatorio Startup Intelligence in collaborazione con PoliHub a fine novembre 2016. Le indicazioni emergono da un campione di oltre 200 aziende di tutti i settori (per quasi il 50% industria), equamente suddivise per dimensione (medie, grandi e grandissime imprese).

IL BUDGET ICT CRESCE E SI RIMODELLA

La gestione dell’innovazione digitale è una delle priorità per il business delle imprese italiane. Il budget ICT delle imprese italiane cresce mediamente dello 0,5%, ma circa un terzo prevede l’aumento del 10% e oltre, a fronte del 54% che non prevede variazioni. Al budget in dotazione della direzione ICT si aggiunge un’ulteriore disponibilità di fondi dedicati all’innovazione digitale gestiti da altre direzioni (nel 39% delle aziende e nell’8% questo è comparabile o superiore a quello della direzione ICT).

Ma esiste un problema di governance. Ben il 58% delle aziende evidenzia la difficoltà a definire processi e meccanismi di coordinamento tra le diverse direzioni aziendali; non mancano problemi di carenza di adeguate competenze digitali. Solo nel 19% delle aziende intervistate esiste una Direzione Innovazione mentre la maggior parte delle imprese adotta team dedicati a ogni specifico progetto (40%) o una gestione occasionale (31%); nel 10% è presente un Comitato Innovazione che si riunisce con scadenze fisse e periodiche.

COME SI SVILUPPERÀ L’INNOVAZIONE: OPEN SOURCE E START UP

Le principali fonti di innovazione negli ultimi 3 anni sono ancora tradizionali secondo la ricerca:

– i vendor e i sourcer di tecnologie (40%);

– le linee di Business (38%);

– i clienti esterni (29%);

– le società di consulenza (26%).

Nelle previsioni per i prossimi 3 anni, queste fonti sono quasi tutte in calo, anche in modo significativo come vendor-sourcer e società di consulenza (rispettivamente -28% e -29%), mentre ne emergono altre fino a oggi di minor impatto come:

– unità interne di ricerca (+26%);

– università e i centri di ricerca (+40%);

– i clienti (+18%);

– le aziende di altri settori (41%);

– le startup (dal 4% al 16% nelle preferenze).

Una prima soluzione arriva dunque dall’Open Innovation come strumento per un’innovazione agile, interattiva e aperta ad attori esterni, indispensabile per gestire cicli di vita dei prodotti sempre più brevi e una tecnologia sempre più veloce. Di cosa si tratta? L’open innovation (“innovazione aperta”) è un modello di innovazione secondo il quale le imprese, per creare più valore e competere meglio sul mercato, non possono basarsi soltanto su idee e risorse interne ma hanno il dovere di ricorrere anche a strumenti e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno, in particolare da start up, università, istituti di ricerca, fornitori, inventori, programmatori e consulenti.

MA DALLE PAROLE SI DEVE PASSARE AI FATTI CONCRETI

Solo il 35% delle aziende interpellate ha però già intrapreso collaborazioni con università e centri di ricerca e solo il 18% sviluppa progetti di start up intelligence, mentre il 45% non ha alcun progetto di open innovation in corso e solo un terzo ha sperimentato collaborazioni con start up come fornitore. A oggi solo un terzo delle aziende prevede attività strutturate per la gestione dell’open innovation e solo il 19% ha in piano una direzione per l'innovazione digitale.

I benefici di avere start up come fornitori? Per il 57% delle imprese l’apertura culturale in azienda e la contaminazione continua utile per rivedere i modelli di gestione. È importante anche lo sfruttamento dell’innovazione per il lancio di nuovi prodotti/servizi innovativi e l’apertura di nuovi mercati (55%), la riduzione del time to market e l’accelerazione del processo di sviluppo tramite esternalizzazione di parte dello stesso (45%). Ed è significativo il contributo del coordinamento semplice grazie alla struttura organizzativa, snella e flessibile, delle startup (41%).

Ma non sono tutte rose. Spesso la cultura interna delle aziende non è abbastanza “aperta” (40%), oppure la start up non è abbastanza “matura” alla finalizzazione del servizio (34%) o c’è uno scarso orientamento al B2B (22%). Può aiutare a risolvere questi problemi da un lato collaborare con strutture esterne per lo scouting e la selezione delle start up e dall’altro modificare l’organizzazione interna per coordinare i processi.

22 dicembre 2016

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