Imprese: la chiave per superare la crisi è

Imprese: la chiave per superare la crisi è "crescere”

Dopo la crisi del 2008 a che punto siamo con la crescita delle aziende italiane? Ci sono ancora rallentamenti. Bisogna quindi puntare sugli strumenti giusti

12 dicembre 2016

L’Italia dopo 8 anni di crisi: come sono messe le sue aziende? A questa domanda hanno cercato di dare una risposta articolata i risultati dell’ultimo studio realizzato dalla Divisione Ricerche Claudio Dematté della SDA Bocconi School of Management in collaborazione con EY (Ernst & Young) presentato a fine settembre 2016.

Focus sul confronto Italia-Usa: “Legge fallimentare vs Chapter 11”. Le imprese italiane accedono alle procedure di ristrutturazione quando sono ancora in migliore salute rispetto alle imprese statunitensi che si avvalgono del Chapter 11, eppure negli Stati Uniti la procedura, oltre ad essere meno costosa, è più veloce e porta a un risultato nettamente migliore in termini di crediti recuperati.

RISTRUTTURARE PER INNOVARE: IN ITALIA È PIÙ COMPLICATO

Le piccole imprese italiane si affacciano alle procedure di ristrutturazione con un rapporto tra passività e attività (il leverage) pari a 0,88, contro l’1,11 delle piccole imprese statunitensi, mentre i valori per le grandi imprese sono pari a 0,83 per l’Italia e 1,07 per gli Stati Uniti.

A questo punto si apre una procedura che, negli Stati Uniti, dura un anno e mezzo e in Italia quasi un anno e dieci mesi e che, soprattutto, in Italia ha un costo pari al 22% del patrimonio aziendale, negli Stati Uniti solo l’8,2%. Il tutto si traduce in un recovery rate che, in Italia, tocca appena il 63,1%, mentre negli Stati Uniti arriva all’80,4%.

CAPITALIZZAZIONE: LE FONTI NON SONO QUELLE MIGLIORI

Altro capitolo per quanto riguarda la crescita è la capitalizzazione delle imprese. I dati su quelle italiane che emergono dalla ricerca, coordinata da SDA Bocconi e dagli esperti dell’area TAS - Transaction Advisory Services di EY Italia, confermano il difetto di capitalizzazione che affligge l’economia nazionale. La struttura finanziaria delle imprese è, infatti, caratterizzata da un forte ricorso ai prestiti a breve e ai debiti commerciali (dilazione dei pagamenti), che insieme pesano per il 45% delle fonti di finanziamento.

La ricetta per tornare a crescere? Riprendiamo la ricerca della SDA Bocconi School of Management in collaborazione con EY per tracciare le linee di crescita per le aziende italiane. Iniziamo da quelle che riguardano la ristrutturazione di modelli di business già esistenti.

Fusione e acquisizioni Un'azienda registra buone performance quando diventano prioritarie “la crescita dimensionale e la qualità”. In un mercato estremamente concorrenziale è necessario aprirsi all'ingresso di nuovi soci o acquisire partner che possano portare valore aggiunto al proprio marchio (maggiori informazioni in questo articolo). Un esempio? Invece che spendere denaro per ricerca e sviluppo acquisire a prezzo concorrenziale una start up innovativa che ha già nel suo portafoglio il servizio che serve (ne parliamo in questo articolo).

Digitalizzazione Inutile girarci intorno: il digitale è una priorità per le aziende (anche le PMI) e un volano per la crescita. Per chi vende sia in ambito B2C che in quello B2B, cioè all’ingrosso, è necessario investire in piattaforme di e-commerce come spiega il professor Alessandro Perego, direttore scientifico Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano in questo video. Indispensabile passare all’Industria 4.0 (ne parliamo qui) che trasformi completamente il processo di produzione e sia in grado di prevedere una crisi attraverso l'analisi dei Big Data.

Internazionalizzazione La strategia più semplice per l’internazionalizzazione è l’export. Grazie all’e-commerce è alla portata anche delle PMI più piccole. Per le aziende più grandi, o che si uniscono in consorzi, è bene prendere in considerazione la presenza sui mercati esteri attraverso una presenza “leggera” (negozi, filiali, centri distributivi) o “pesante” (centri di assistenza post-vendita e stabilimenti produttivi). L’ultimo step del processo di internazionalizzazione è l’investimento diretto all'estero (IDE) che prevede trasferimenti di capitale, know how (tecnologie e personale) dall’Italia come diciamo in questo articolo.

Digital Economy: piattaforma di e-commerce ed export

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