Sei buoni motivi per acquistare una start up innovativa

Sei buoni motivi per acquistare una start up innovativa

Quando e perché conviene acquistare una nuova piccola azienda di servizi digitali da parte di aziende medio-piccole o multinazionali

Il primo caso di acquisizione di una start up innovativa è del 2006: Google si assicurò YouTube per 1,65 miliardi di dollari (1,30 miliardi di euro, al tempo). Una cifra sensazionale, che certificò la prima grande operazione del gigante fondato da Larry Page e Sergei Brin su una start-up letteralmente esplosiva, ma ancora in fase embrionale.

Nata soltanto un anno prima, YouTube contava già 30,5 milioni di visite al mese; i suoi competitor erano Google Video (9,5 milioni) e Yahoo! Video (5,3 milioni). Brin e Page videro nel social network, in prima battuta, un argine contro l'azione di Rupert Murdoch nel mondo digitale: il magnate australiano, allora, aveva tra le mani MySpace e sembrava dover conquistare la rete (poi arrivò Facebook, e tutto cambiò). In secondo luogo, indovinarono in YouTube la risposta a una domanda centrale per la fisiologia del business: vale davvero la pena acquistare una start-up?

Dal loro caso – che ci dice di sì, naturalmente – si possono estrapolare alcune ragioni valide per tutte le aziende a partire dalle medio piccole. Vediamole insieme.

PER BATTERE SUL TEMPO GLI AVVERSARI

Se non l'avesse fatto Google, qualcun altro avrebbe acquistato YouTube. Magari lo stesso Murdoch, magari quel Mark Zuckerberg che ora, con i video nativi di Facebook, sta insidiando proprio il primato di YouTube.

PER MIGLIORARE IL PRODOTTO

I 9,5 milioni di utenti mensili su Google Video non erano, in termini assoluti, un cattivo risultato. Ma la macchina YouTube andava 3 volte più veloce: acquisendola, Google sarebbe diventata proprietaria di un know-how tecnologico migliore, che avrebbe potuto utilizzare sui propri video. Usiamo il condizionale, perché è noto quel che poi accadde: il gigante chiuse la propria divisione video e concentrò tutti gli sforzi di miglioramento su YouTube.

PER CREARE UN NUOVO PRODOTTO

Stiamo sempre a Google, ma spostiamoci su un'altra sua acquisizione: quella di DocVerse, una start-up che realizzava sistemi di condivisione online di documenti. Era il 2010, la pagò “soltanto” 25 milioni di dollari. L'esperienza, il know-how e il talento di chi vi lavorava furono le basi su cui “Big G” ha costruito GoogleDoc, ovvero uno dei software online oggi più utilizzato per la creazione e la condivisione di documenti.

PER AMPLIARE IL PROPRIO MERCATO

Comprando YouTube, Google comprò anche il suoi 30,5 milioni di utenti. Certo, il social dei video rappresentava un caso eccezionale; la maggioranza delle start-up può soltanto sognare risultati simili dopo un solo anno di vita. Ma se l'idea è buona e, soprattutto, porta vera innovazione in un settore, allora val la pena investire fiducia nelle sue possibilità future dando al suo sviluppo le risorse che una grande compagnia può garantire.

PER RISPARMIARE (SOLDI E TEMPO)

I dipartimenti di Ricerca&Sviluppo delle grandi imprese sono centri di costo piuttosto importanti. Soprattutto, non garantiscono quel ritorno immediato che per chi deve far quadrare i conti è come l'acqua per i pesci. Acquisire una start-up significa comprare, chiavi in mano, un'intera area di R&S. È un modo per risparmiare.

PER ACQUISIRE INNOVAZIONE A UN COSTO RAGIONEVOLE

Una start-up è quasi sempre frutto di un'idea nuova. Se ben sviluppata, esprime l'ingegno dei talenti che vi lavorano. Ancora, il caso YouTube è emblematico: programmatori, ingegneri e chi aveva messo in piedi quella macchina da video era riuscito a creare un prodotto che annichiliva i giganti (c'era anche Yahoo nella competizione, come abbiamo visto). È un po' come nel calcio, quando un Real Madrid vede nel talento di Kovacic una promessa e sborsa 35 milioni di euro per portarselo a casa. Con una differenza: con le start-up, puoi comprarti tutta una squadra di futuri campioni.

27 novembre 2015

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