Cos’è lo showrooming, innovazione al servizio dello shopping

Cos’è lo showrooming, innovazione al servizio dello shopping

Salvare i negozi minacciati dall’e-commerce. La soluzione è il click and collect: ecco ilcambiamento culturale e organizzativo necessario

Il cliente entra, dà un’occhiata, chiede qualche informazione, magari prova il prodotto e se ne va. Sembra uno dei tanti che entrano ed escono dal negozio senza acquistare nulla, ma in realtà il cliente ha iniziato il suo acquisto. Che inizia in negozio e si conclude online.

LO SHOOROOMING NON È UNA MODA PASSEGGERA

Benvenuti nell’epoca dello showrooming con i clienti che utilizzano il punto vendita come fosse un’esposizione per poi cercare il miglior prezzo in rete. Non si tratta di una moda passeggera, ma di una tendenza, che Riccardo Scandellari, esperto di marketing digitale, considera come “inevitabile” soprattutto per quanto riguarda i negozi di libri, di prodotti elettronici e di altri beni facilmente reperibili e comparabili.

ITALIANI AL PRIMO POSTO

Fenomeno ormai consolidato in tutti i paesi dove si sono sviluppate le vendite online, lo showrooming in Italia ha preso particolarmente piede. Come racconta il rapporto di Pwc “Total retail 2015” il 75% dei consumatori italiani lo predilige, rispetto al 62% dei tedeschi e al 73% degli inglesi.

UNA SCELTA DI CONVENIENZA

La convenienza del prezzo (67%) è la prima leva che spinge i consumatori italiani verso Internet, seguita dalla possibilità di poter effettuare l’acquisto in qualsiasi momento (46%) e di confrontare prodotti e offerte (32%). Ma importante (14% contro il 10% a livello globale) è anche lo stimolo esercitato dalle offerte promozionali via email o Sms.

LO SHOWROOMING È LEGATO AI CELLULARI

La diffusione degli smartphone, con il 91% della popolazione connessa alla rete mobile, ha reso sempre più facile lo sviluppo dello showrooming, con quasi il 50% dei consumatori della Penisola che usa lo smartphone per fare comparazioni di prezzo o cercare un prodotto.

VOLETE RESTARE TRADIZIONALI? PUNTATE SULLE EMOZIONI

Per chi decidesse di contrastarlo e di insistere con il negozio tradizionale, Scandellari consiglia di «puntare sul servizio, sull’originalità dell’assortimento, la comunicazione stretta con il cliente, l’emotività del rapporto”. Pwc aggiunge che per il consumatore è importante frequentare negozi più tecnologici con la possibilità di controllare la disponibilità del prodotto, la presenza di casse self-service e, soprattutto per gli italiani, la possibilità di ricevere offerte personalizzate e in tempo reale. Apprezzata è anche la presenza del wi-fi nel punto vendita, video wall, qr code (il codice a barre da leggere con il cellulare) per avere informazioni aggiuntive.

NON È LA FINE DEL NEGOZIO

La diffusione dello showrooming, per ora, non significa fine del negozio. Non per ora, almeno. I dati sul “Total retail” rivelano come il punto vendita sia ancora il «centro del processo di acquisto, ben lontano dal diventare una forma di distribuzione destinata all’obsolescenza». Per il 60% dei clienti rimane importante «vedere, toccare e provare la merce» e il 53% adora avere la gratificazione istantanea di possedere il prodotto.

CHE COS’È IL REVERSE SHOWROOMING

Così accanto allo showrooming si fa largo il reverse showrooming con gli stessi consumatori che alternano i due processi di acquisto e nel 67% dei casi cercano prima online e poi vanno a comprare in negozio.

GIOCARE IN SQUADRA CON IL WEB

Conclude lo studio: «non esiste a oggi un altro canale distributivo in grado di sostituire il negozio e di replicare l’esperienza di prodotto e di brand che è in grado di offrire». L’importante è gestirlo utilizzando i nuovi strumenti tecnologici e giocando di sponda con il web. 

1 aprile 2016

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