Banda larga: Italia al 25° posto in Europa. Cresce il Sud

Banda larga: Italia al 25° posto in Europa. Cresce il Sud

Grande balzo dell’offerta (+18%) in due anni, ma ritardi nell’alfabetizzazione digitale e nel mercato on demand

Un Paese ancora in ritardo ma in rapida crescita. È il profilo dell’Italia e dello sviluppo sul nostro territorio della banda larga e dei servizi legati alle ultime tecnologie. Nel novembre 2015, a Milano, l’I-Com (Istituto per la competitività) ha presentato il consueto Rapporto Reti e Servizi di nuova generazione (Ores) che mette a confronto le varie nazioni europee. Con un indice, Ibi, che ha incrociato dati, paragonato le diverse situazioni, analizzato domanda e offerta del settore. I risultati si riferiscono al 2014.

L’ITALIA SOLTANTO 25ESIMA

L’Italia ha raggiunto soltanto il 25° posto. È un risultato che sconta alcuni ritardi cronici legati alla capacità ricettiva della banda larga, a una domanda ancora insufficiente e al livello molto basso, soprattutto se paragonato alle realtà nordeuropee, di alfabetizzazione digitale. C’è comunque un segnale di ripresa, ed è quello relativo all’offerta digitale, classifica in cui l’Italia (23° posto) guadagna un + 18% rispetto all’ultima rilevazione di due anni fa.

Segnale di ripresa confermato da Stefano Da Empoli, presidente di I-Com: «Da sette anni, l’I-Com Broadband Index (Ibi) è il termometro dello sviluppo della banda larga nel nostro Paese. Ci ha permesso di cogliere un segnale importante: l’evoluzione delle infrastrutture digitali in Italia è in forte espansione. Rispetto al 2013 l’offerta è aumentata del 18%, grazie agli investimenti delle imprese che mostrano una rinnovata fiducia». Ai primi tre posti della classifica c’è il Nord Europa, con Danimarca, Svezia e Finlandia.

IL SUD CORRE PIÙ VELOCE

Dati inaspettati arrivano dalle rivelazioni sugli immobili serviti da banda ultralarga (cioè velocità pari ad almeno 30 mega): in testa c’è la Calabria (64%), seguita dalla Campania (61,3%). In coda Trentino Alto Adige e Veneto.

ULTRALARGA E SENZA FILI

Raggiungere alcune zone del paese più impervie resta un problema. Il piano banda ultralarga del governo va per le lunghe, lo sviluppo della rete Telecom (Metroweb) si è arrestato. Qualche gruppo ha provato allora a sganciarsi dai cavi e a portare agli utenti la banda ultralarga in modalità wifi, passando dalle frequenze radio.

Sta provando a farlo, per esempio, la società Ngi-Eolo, con un progetto nato proprio per fornire connessioni Internet di qualità a paesi di montagna, zone rurali, frazioni dislocate. Le cosiddette zone di “divario digitale” (cluster C e D). Con il tempo, però, la modalità senza cavi e senza fili potrebbe prendere piede anche nei grandi centri. In attesa dell’arrivo delle infrastrutture Enel.

EFFETTO NETFLIX SULLA TV

Il settore ripone grande fiducia dall’incrocio di Internet con il mercato degli audiovisivi. Solo qualche anno fa, anche se si intuivano le potenzialità del nuovo modello, non era facilmente immaginabile lo scenario che si delineerà nei prossimi anni. Si pensi solo alla comparsa sul mercato di un operatore come Netflix, capace già di contare 69 milioni di utenti nel mondo. Il mercato “on demand” italiano è ancora fermo alla cifra di 40 milioni di euro (la Francia è a 249 milioni), ma si vedono già i primi effetti. Non a caso, la tv generalista e a pagamento hanno qualche difficoltà.

Bruno Zambardino, direttore Osservatorio Media di I-Com anticipa il possibile scenario: «La nuova piattaforma darà origine ad una trasformazione percepibile non tanto sul piano numerico degli abbonamenti (I-Com stima saranno pari a 150.000 entro la metà del 2016), quanto su quello della concorrenza. Contribuendo a rendere più dinamico un mercato ancora sottodimensionato rispetto al suo potenziale. Netflix», continua Zambardino, «avrà un ruolo centrale anche nella riduzione del fenomeno della pirateria e potrebbe posizionarsi come inedito interlocutore per i produttori di contenuti».

15 dicembre 2015

Scrivi il tuo commento

0 COMMENTI