Fattura elettronica: la digitalizzazione fiscale funziona?

Fattura elettronica: la digitalizzazione fiscale funziona?

Da marzo 2015 tutta la Pubblica Amministrazione deve ricevere fatture dai clienti in formato Xml. A che punto siamo nel nostro Paese ce lo spiega Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori sulla Digital Innovation del Politecnico di Milano

Il 2015 sarà ricordato come un anno molto importante sulla strada della digitalizzazione del sistema commerciale italiano. Dal 31 marzo, infatti, tutta la Pubblica Amministrazione - centrale e locale - deve obbligatoriamente ricevere le fatture dei propri clienti in formato digitale strutturato. E cioè: non un Pdf allegato a una mail, ma un documento in formato Xml. A far capire quanto decisivo sia questo passo provvede un dato: la PA è il principale cliente della «filiera-Italia», con un volume di acquisti annui pari a circa 130 miliardi di euro. Nel gioco della fatturazione digitale, insomma, è entrato un player di primo ordine, la cui azione giocoforza determinerà una maggior abitudine all’uso di questo strumento.

L'ESPERIENZA NEL SETTORE PRIVATO

Prima che l’obbligo entrasse in vigore per il settore pubblico, la fatturazione digitale era una procedura adottata da alcune decine di migliaia di imprese private. «Tra i settori più coinvolti c’erano il farmaceutico, l’automotive, l’elettronico», spiega Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori sulla Digital Innovation del Politecnico di Milano. «A guidare questa pratica erano imprese medio-grandi, con la forza per investire negli strumenti necessari a fatturare correttamente. Circa 10mila riuscivano a sfruttare il sistema dell’Electronic Data Interchange, mentre altre 60mila scambiavano i documenti appoggiandosi a portali web. Ma se diamo 100 il numero delle imprese private italiane, vediamo che solo il 5% utilizzava la fatturazione elettronica».

QUALCHE NUMERO

La forza dell’ingresso della PA come stimolo per tutte le imprese - anche le PMI, e non solo le grandi realtà - è nei numeri. Gli enti pubblici coinvolti sono 22mila, ai quali corrispondono 53mila uffici. I dati disponibili risalgono ala fine di maggio del 2015, e dicono che in due mesi le fatture elettroniche trasmesse sono state 7,7 milioni; in proiezione, è atteso un flusso annuo di circa 50 milioni di documenti. Una cifra impressionante, che tuttavia è destinato a salire. I margini di crescita sono infatti robusti: sul fronte della PA, è stato riscontrato che dal 6 al 19 giugno sono stati 42mila gli uffici destinatari di una fattura elettronica, ovvero l’80% del totale, con un conseguente margine del 20%. Sul fronte delle imprese private mittenti, invece, lo spazio è amplissimo: i fornitori che hanno inviato fatture di quel tipo sono 300mila su un totale di circa 2 milioni che, in un anno, ne invieranno almeno una.

COSA FUNZIONA

In questo quadro, quindi, la PA è una locomotiva che conduce le imprese-vagoni verso il traguardo della semplificazione e del controllo dei costi. Oltre che della loro riduzione. «Un documento elettronico lo puoi tracciare, e ciò consente alla Ragioneria dello Stato di verificare puntualmente costi e spese - prosegue Perego -. Il beneficio sarà ancor maggiore quando ogni documento, e non solo la fattura, potrà essere gestito con procedure digitali:  penso ai contratti, o ai pagamenti». Stando alle fatture, è stato calcolato che le imprese potranno avere un ritorno economico compreso tra i 6 e gli 8,5 euro per ogni documento inviato alla PA. Non secondario, inoltre, è il tema dell’indotto: oltre 200 provider, infatti, si stanno organizzando per mettere sul mercato servizi e soluzioni di digitalizzazione.

COSA PUÒ ESSERE MIGLIORATO

I punti su cui è necessario lavorare sono principalmente due. Uno, specifico, riguarda la standardizzazione del sistema. «Parliamo di standard sintattici e semantici - spiega sempre Perego -, ovvero l’accordo su quali tipologie di documenti utilizzare e sui termini con i quali esprimere il contenuto dei documenti. Poi ci sono gli standard di processo, tema molto complesso sul quale sta lavorando correttamente il progetto comunitario Peppol (un’iniziativa che punta a creare un’unica piattaforma digitale a livello europeo affinché qualsiasi impresa possa partecipare alle gare d’appalto indette dalle PA di altri Stati membri, ndr). «Ma il punto essenziale è la diffusione di un’adeguata cultura digitale. Negli ultimi tre anni è stato fatto un ottimo lavoro dal Multistakeholder Forum della Fatturazione Digitale, iniziativa promossa dal ministero dell’Economia e dall’Agenzia delle Entrate. È un forum aperto, in cui ci si incontra per affrontare i problemi legati al tema e trovare soluzioni. Il grosso della lavoro, tuttavia - conclude Perego - va affrontato quando si tratta di istruire i dipendenti di 55mila uffici. Bisogna far capire loro ciò di cui parliamo. Ma al momento non ci sono i team che fanno formazione, e il blocco del turnover non consente l’ingresso di forze nuove più abituate all’uso di strumenti digitali».

I PUNTI DI VISTA DELL'UTENTE

Cosa dice, invece, chi tutti i giorni manda fatture elettroniche alla PA? «Il lato positivo è nella certezza che quel documento sia effettivamente ricevuto», spiega Sergio Saracino, commercialista presso lo Studio Cadore 26 di Milano. «Sapere di non doverlo inviare di nuovo perché, chissà come, è stato perso è un passo avanti. Ciò che invece va migliorata è l’elasticità del sistema. A me è capitato - racconta - che un’università scartasse la fattura di un mio cliente professionista chiamato una docenza perché dovevo inviarla come parcella. Ma i due documenti hanno codici di registrazione diversi, e io non posso cambiare il codice di cliente che da anni emette solo fatture».

Anche sul lato costi, c’è qualche dubbio. «Fatturare al Comune di Milano, per fare un esempio, vuol dire confrontarsi con singoli uffici, ognuno dei quali segue proprie procedure . conclude Saracino -. Seguire questa complessità, dove magari un ufficio ti chiede di duplicare un codice sia nel flusso elettronico sia nel corpo della fattura, ti obbliga a cambiare abitudini professionali. E ciò può tradursi in costi, di tempo e di denaro, che prima non avevi».

15 dicembre 2015

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