Hai creato la start up: ti sei ricordato anche del sito?

Hai creato la start up: ti sei ricordato anche del sito?

Un’azienda innovativa su due, al momento di iscriversi al Registro delle imprese, non indica il sito Internet. Si tratta di un primo passo falso. Ecco come usare il digitale per presentare la propria storia, la direzione del business e attirare clienti e investitori

«È ora di puntare sull’innovazione e bisogna osare di più»: parola di Andrea Di Camillo che è managing partner di P101, società di venture capital specializzata in investimenti early stage nel settore digitale. Di Camillo, intervistato da Corriere Economia, segnala i numeri del Registro delle imprese (4.706 start up iscritte al 31 settembre 2015) e il volume degli investimenti nel settore passati dai 3,6 milioni del 2010 a 90,8 milioni nel 2015.

Ma c’è un paradosso: delle quasi 5mila start up iscritte al Registro delle imprese ben 2.065 non ha indicato il sito Internet aziendale, anche se in realtà esiste ed è funzionante. Rimangono poi 1.048 imprese innovative che sono completamente offline, cioè non hanno una vetrina sul web. Si tratta di una tendenza confermata anche dal recente Webranking by Comprend, lo studio che le agenzie Lundquist e Comprend producono annualmente per misurare l’efficacia della comunicazione online delle grandi aziende italiane: due su tre non presentano sui propri siti i contenuti minimi richiesti dal mercato, con una percentuale di “inadeguatezza” del 30%, che è doppia rispetto alla media europea.

Start up e grandi aziende italiane soffrono dunque delle stesse mancanze quando si tratta di giocare le proprie carte sul tavolo di Internet. Ecco i consigli di Joakim Lundquist estratti da Webranking by Comprend per migliorare la visibilità online.

IL SITO INTERNET È FONDAMENTALE

Inutile girarci intorno: il sito di una start up (come quello di una grande azienda) deve essere pronto e funzionante dal primo giorno. Mai in versione test e mai con l’annuncio a tutto schermo: “Coming soon”. Nessuno si fida di un’azienda con “lavori in corso”, soprattutto quando il cliente potrebbe investire del capitale di rischio o chiedere un contratto di fornitura di servizi.

QUELLO CHE IL MERCATO VUOLE SAPERE

Ci sono diverse informazioni che il mercato pretende e le aziende non raccontano. Investitori e analisti hanno bisogno di capire come è gestita un’azienda, dove vuole andare e come pensa di arrivarci. Soprattutto quando è una start up. Obbligatorio presentare il contesto competitivo in cui si opera e i fattori che ne guideranno la crescita. I nomi e i profili professionali dei manager e del team di lavoro sono un altro elemento chiave per essere credibili.

CHI SI NASCONDE DIETRO UNA START UP

Oltre ai profili delle risorse impiegate in azienda è necessario fornire un contatto personale e funzionante di chi parla a nome dell’azienda: è l’informazione più cercata da chi vuole investire in una start up o dai potenziali clienti. Attenzione anche ai social network, perché sono canali molto utilizzati per diffondere contenuti e creare un dialogo con il pubblico, ma poco utilizzati da chi ha esigenze di business ed è orientato, per esempio, alla richiesta di un preventivo o ha bisogno di un chiarimento sull’aspetto societario.

SITO BELLO E ANCHE MOBILE

La user experience è fondamentale per attirare l’attenzione e non far scappare i potenziali clienti. La velocità di caricamento dei contenuti sul sito è un requisito indispensabile: nessuno ha voglia di aspettare minuti davanti allo schermo. Qualsiasi schermo: soprattutto in mobilità. Perciò il sito Internet deve essere responsive, cioè ottimizzato per smartphone e tablet. Basta poi con i comunicati in formato testo e pdf che non si leggono (o si leggono a fatica) dai dispositivi mobili: via libera a video aziendali e infografiche.

MANCA LA CONTENT STRATEGY

Per raccontare in modo efficace sul web la storia di una start up e il suo business è necessaria una strategia dei contenuti per definire gli obiettivi in relazione alle priorità aziendali. Design, tecnologia, architettura del sito dovrebbero essere stabiliti in base alla content strategy e non viceversa. Ma secondo Webranking by Comprend in Italia quasi otto manager su dieci dichiarano di non averne una.

15 dicembre 2015

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