L’azienda-piattaforma, un nuovo futuro per le PMI

L’azienda-piattaforma, un nuovo futuro per le PMI

L'azienda abbandona i paradigmi classici e investe nell'asset della tecnologia diventando piattaforma di business. Una strada da percorrere perché funziona

Cosa lega una Pmi dal business fortemente innovativo a realtà come Hollywood o Facebook? La risposta è in una parola: piattaforma, ovvero ciò che sono sia la mecca del cinema mondiale sia il social più famoso del pianeta. Facebook non fornisce servizi, ma crea l'ambiente in cui avvengono relazioni tra gli utenti; Hollywood mette insieme, per ogni film, gruppi di professionisti che poi si propongono ad altri partner per dar vita a nuove pellicole. Si tratta di architetture di business snelle e dalla sicura efficienza, che già ora ispirano startup letteralmente esplosive.

Il pensiero va ad Airbnb e a Uber, rivoluzionarie nel settore del turismo e dei trasporti, tanto da essere valutate rispettivamente 25,5 e 52 miliardi di dollari. In altre parole, sono, al momento, la terza e la prima start up al mondo. Il loro modello crea una rete in cui gli utenti sono al contempo anche fornitori, passando dal ruolo di consumer a quello di prosumer. Queste aziende-piattaforma facilitano lo scambio di beni e servizi, con vantaggi in termini di efficienza e prezzi per chi ne usufruisce.

DISTRUZIONE CREATIVA

Una delle teorie economiche più note e studiate è quella dello sviluppo economico, elaborata dall’economista austriaco Joseph Schumpeter. L'idea di fondo è semplice: ciò che può definirsi innovazione ha in sé una spinta distruttrice e al contempo creativa. Se questo è vero per un'azienda costruita sul classico modello novecentesco – un produttore di auto, per esempio – lo è a maggior ragione per società organizzate inedito. L’asset fisico è quasi tutto nella tecnologia, le relazioni tra chi produce e chi acquista sono riscritte da zero. L’azienza-piattaforma, insomma, rompe radicalmente con il passato, e disegna un futuro di cui si comincia a parlare come di “Era 4.0”.

PERCHÉ È UNA STRADA DA PERCORRERE

È una strada da percorrere perché, semplicemente, funziona. Non a caso il governo italiano, lo scorso 24 gennaio, ha istituito, con il decreto sull’Investment Compact, la figura delle Pmi innovative, con l’obiettivo di estendere a questo tipo di impresa il regime di agevolazioni e semplificazioni previste dal 2012 per le startup. Se una Pmi è innovativa, quindi in linea con i requisiti richiesti dall'Investment Compact, può accedere un importante ventaglio di opzioni:

1) Può remunerare con stock option o work for equity. Nel primo caso, si tratta di portare in azienda talenti offrendo loro quote della società a un valore più basso a quello di mercato, fatti salvi i normali benefici della plusvalenza. Nel secondo, il meccanismo del cedere quote è rivolto a liberi professionisti o fornitori esterni, che in questo modo si legano alla società con un rapporto più stabile del servizio “one shot”.

2) Può raccogliere capitali con il crowdfunding. Ovvero, la Pmi può lanciare campagne di raccolta fondi su piattaforme specifiche autorizzate dalla Consob, rivolgendosi sia alle persone fisiche sia a quelle giuridiche. Unico limite: il 5% dell'importo da raccogliere deve venire, per ragioni di sicurezza del business, da un investitore istituzionale.

3) È  interessante per chi voglia investire. Lo sgravio fiscale per le persone fisiche che mettano capitali in questo tipo di Pmi è del 19% (limite massimo: 500mila euro), mentre è del 20 per le giuridiche (limite massimo: 1,8 milioni di euro).

I RISCHI DELLE PIATTAFORME

Al momento il maggiore è la “copia”. Airbnb, per esempio, si è vista spuntare intorno aziende simili come funghi dopo una pioggia. Molte di loro si sono specializzate: c’è quella che si rivolge agli studenti, quella che offre solo spazi per eventi, quella che propone esclusivamente soggiorni in barca. La soluzione, in questi casi, è essere ancora più innovativi, e così la stessa Airbnb ha sviluppato il prezzo variabile. Chi affitta la propria casa decide un valore minimo e uno massimo; un algoritmo monitora la tendenza generale per quel tipo di offerta e fissa il prezzo. I guadagni di chi ha scelto l'opzione variabile sono stati del 13% più alti di chi non ne ha fruito.

1 aprile 2016

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