Il modello ‘Uber’ per lo small business. Un’opportunità per tutti?

Il modello ‘Uber’ per lo small business. Un’opportunità per tutti?

La uberizing economy punta tutto su flessibilità e nuove tecnologie. Ecco come si può applicare allo small business

Come ha dichiarato l’economista Guy Sorman, Uber, l’azienda di san Francisco che mette in contatto con un’app passeggeri e autisti, sta riportando alla ribalta la figura dell’ “artigiano” auto-impiegato, che si unisce a un network aperto grazie al link diretto con una massa critica decisiva sul mercato.

UN MODELLO VINCENTE

«Uber è un modello vincente perché è un business flessibile in cui a un’offerta di competenze corrisponde un bisogno insoddisfatto da parte del mercato. In più il mercato viene raggiunto attraverso una piattaforma tecnologica, senza bisogno di strutture corpose» spiega Severino Salvemini, docente di Organizzazione aziendale alla Bocconi. «Non è tanto Uber in sé a essere vincente, dunque, ma il modello di business che propone».

UN ESEMPIO PER LO SMALL BUSINESS

Come applicarlo alla piccola impresa? «Unendo competenze diverse in una struttura orizzontale collegata da una app. Un esempio? Il mercato delle ristrutturazioni. Architetti, ingegneri, geometri che singolarmente non potrebbero creare massa critica, una volta uniti da una app possono fornire un servizio completo a un prezzo più basso rispetto a una tradizionale impresa di progettazione».

UNA QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA?

«Le Pmi italiane per la maggior parte vendono beni tangibili - design, moda, meccanica, tessile - ma sono ancora limitate nel mondo dei servizi» dichiara Fabio Troiani (nella foto), Ceo e cofondatore della società di consulenza Business Integration Partners. «È nei settori che producono beni intangibili – servizi di trasporto, piccole imprese turistiche indipendenti - che lo small business non ha scelta, se non utilizzare vetrine digitali per vendere il proprio prodotto». Non solo: «Lo small business dovrebbe guardare alle tecnologie esponenziali, come la robotica. Si prevede che nel futuro l’80% delle funzionalità dell’operaio saranno sostituite da robot. Investire in questi settori è uno dei modi in cui la Pmi può rimanere competitiva, evitando di trasferire le produzioni nell’Europa dell’Est o in Asia».

PICCOLE IMPRESE E UBERIZZAZIONE DEL CREDITO

«La uberizing economy ha introdotto nuove forme di credito, consentendo erogazioni estremamente personalizzate» spiega Troiani. «Le piccole imprese possono così finanziarsi o come start-up tramite crowdfunding, o, se sono a regime, attraverso il peer-to-peer lending, finanziamento su base personale, da parte di società private, che non tiene conto unicamente dei bilanci ma si basa su algoritmi che includono la storia delle persone coinvolte».

I RISCHI DI UN OPEN NETWORK

«La sopravvivenza delle piccole imprese uberizzate è legata al fatto che quasi tutte sono partite come start-up. Ciò crea realtà fragili, sperimentali» osserva il professor Salvemini. «Poiché sono orientate al mercato, sia in input che in output, patiscono le esigenze di quest’ultimo, che, però, se funziona, consente a tutti di partecipare. Aziende di questo tipo, in compenso, non sempre garantiscono qualità del servizio perché le competenze che aggregano si mettono autonomamente sul mercato, nessuno le certifica tranne l’utente stesso. Dovrebbe essere stabilito un confine ragionevole tra l’apertura al mercato, dove l’uberizzazione ha spaccato il corporativismo, rendendo il mercato più agile ed esigente, e  nuove regole giuridiche, per evitare trappole per i consumatori».

15 dicembre 2015

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