Son tornate a fiorire le imprese

Son tornate a fiorire le imprese

L’estate 2015 ha visto crescere il numero delle aziende. Non accadeva dal 2010. Segno di una ripresa, ancora debole, accompagnata da una maggiore capacità di spesa delle famiglie

Il 2015 si è chiuso con una piccola ripresa economica: sono nate più imprese nel commercio e al tempo stesso è apparsa più solida la capacità di spesa delle famiglie. I dati, rispettivamente di Ufficio studi Confcommercio e Outlook 2015 Confcommercio-Censis, lo confermano. E fanno davvero pensare a un ripresa, anche sotto altri aspetti. In particolare è cresciuto il numero delle aziende. Fra giugno e agosto è stato registrato un boom: più 20mila unità. Non accadeva dal 2010.

CALANO CHIUSURE E FALLIMENTI

Il merito è, soprattutto, di una netta inversione di tendenza sul fronte delle chiusure e dei fallimenti: i numeri non sono mai stati così bassi negli ultimi dieci anni. Il fenomeno è stato fotografato da Movimprese, la statistica messa a punto da InfoCamere relativamente alla natalità e mortalità delle aziende. Il periodo migliore del 2015 è stato l’estate: nel trimestre più caldo ci sono state 74.082 iscrizioni al Registro delle imprese contro 54.007 chiusure, per un saldo attivo di più 20.075 unità. Una crescita notevole rispetto al 2014, visto che quest'anno sono state iscritte 4mila aziende in più rispetto all’anno passato. In questo modo in Italia è stata raggiunta quota 6.060.085 di imprese iscritte. Un numero promettente rispetto alle previsioni.

L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA È PREMIATA

A essere premiate sono soprattutto le imprese che puntano sull’innovazione tecnologica. Un mercato in forte ascesa, per esempio, è il commercio online. L’e-commerce ha registrato un aumento del 15 per cento, con un fatturato complessivo di circa 15 miliardi di euro nel 2015. Questa tendenza è in linea con la crescita del settore, che fra il 2009 e il 2015, ha registrato tassi di aumento medi compresi fra il 15 e il 18 per cento, con oltre 13 milioni di acquirenti elettronici stimati nel Paese. In termini percentuali significa più del 50 per cento, circa, nello stesso lasso di tempo.

L’aumento è trasversale ai diversi comparti e prodotti offerti. Dai prodotti agricoli ai pacchetti vacanza, dai servizi alla persona ai prodotti di parafarmacia, ogni bene può essere commercializzato attraverso la Rete. Quello che conta, però, è che gli italiani mostrano di apprezzare sempre di più il sistema. Per questo, oggi, è più importante che mai che le piccole e medie imprese investano nelle nuove tecnologie e si dotino di una piattaforma per vendere i prodotti anche su Internet.

L’IMPORTANZA DEL MADE IN ITALY

Ma non è solo l'innovazione a risultare vincente. Se le Pmi italiane hanno successo a dispetto della crisi il merito è anche della loro tradizione. Che coincide con l’autorevolezza del Made in Italy. Dai prodotti di artigianato, alla robotica, passando per i beni alimentari, la produzione italiana è riconosciuta in tutto il mondo come sinonimo di qualità e benessere. Proprio per questo le imprese che puntano su questi valori continuano a crescere, facendo leva anche sull'export.

PICCOLO È BELLO

Ad avvantaggiarsi di questa spinta è anche l’occupazione. Secondo uno studio di Cassa depositi e prestiti, condotto con KfW Bankengruppe, Bpifrance e Instituto de crédito oficial e concentrato sulle Pmi di Italia, Spagna, Francia e Germania, nel 2013 le piccole e medie imprese del nostro Paese impiegavano il 77,5 per cento della forza lavoro totale contro il 72,4% del 2008. Questo vuol dire che l’emorragia occupazionale – tra il 2008 e il 2013 sono andati persi oltre 2 milioni e 188 mila di posti di lavoro – ha coinvolto principalmente le aziende di grandi dimensioni. Si sono invece salvati milioni di posti di lavoro nelle realtà più piccole.

24 febbraio 2016

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