Export PMI italiane: su quali Paesi puntare nei prossimi anni

Export PMI italiane: su quali Paesi puntare nei prossimi anni

Su quali Paesi puntare per fare export del made in Italy? I consigli alle PMI di Luciano Cenedese, che in UniCredit è a capo dell’International Center

Il “made in Italy” riconquista la fiducia dei consumatori di tutto il mondo battendo i prodotti “italian sounding”, che scimmiottano gli originali. Vendere all’estero è il primo e fondamentale passaggio dell’internazionalizzazione della nostra struttura industriale, come ha spiegato da Luciano Cenedese (Head of UniCredit International Center Italy) al seminario organizzato da AIDDA (Donne Imprenditrici e Donne Dirigenti d'Azienda) a Udine lo scorso marzo.

Le piccole e micro-imprese italiane è giusto che facciano trading sfruttando anche le enormi possibilità che offrono le piattaforme di e-commerce. Ma con un accorgimento strategico per il commercio online: adattando il format del sito alle esigenze specifiche del singolo mercato da conquistare. È dunque necessario analizzare lo scenario internazionale attraverso una lente che permetta di evidenziare fattori come i rischi politici, le leggi che regolano il trading/importazioni e i regolamenti settoriali, la capacità di spesa della classe media e la cultura locale. Vediamo nel dettaglio.

EX BLOCCO EST: IL SEMAFORO ADESSO È VERDE

Iniziamo dai Paesi europei dell’ex blocco sovietico. La Repubblica Ceca ha un’economia quasi completamente simbiotica a quella della Germania, con la quale condivide molti chilometri di frontiera orientale. «La Cèchia è è interessante mercato di sbocco per i nostri prodotti e beni consumo durevoli e semi (per chi vuole fare export di prodotti di consumo durevoli e non) -- ci spiega Cenedese —. La capacità di spesa della classe media ceca ha raggiunto oramai un livello alquanto interessante e promette stabilità e crescita prospettica». Altro vicino di casa della Repubblica Ceca è la Polonia, «un Paese dalla crescita solidissima, molto cambiato e lanciato a grande velocità verso il futuro -- prosegue l’Head of UniCredit International Center Italy --, la Polonia è maturata e con una dimensione geografica e demografica significativa. L’ordinata crescita economica imposta dai governi polacchi degli ultimi due decenni e il puntuale utilizzo delle risorse finanziare messe a disposizione dall’UE ha creato le condizioni affinché l’export italiano possa trovare oggi interessanti aree di collocamento, mentre il futuro sarà oltretutto legato alla quota di partecipazione/contribuzione delle imprese italiane agli investimenti infrastrutturali che il Paese dovrà comunque affrontare».

Altri due Paesi dell’Est: Romania e Bulgaria. «Al contrario di Cèchia e Polonia non sembra che la Romania possa fare a meno degli investimenti esteri, attratti dai bassi costi di produzione — continua Cenedese —. Ne consegue che la crescita della capacità di spesa conosce ritmi inferiori a quelli registrati in Cèchia e Polonia. Ciò nonostante, la Romania ha raggiunto obiettivi impensabili al termine del secolo scorso e quindi rappresenta oggi un mercato di sbocco dei beni italiani da non trascurare. L’economia e l’infrastruttura industriale bulgara ha caratteristiche simili a quelle della Romania, di dimensione più contenuta ma favorita anche da una maggiore stabilità politico e amministrativa. Anche in Bulgaria il Made in Italy raccoglie un favore da sfruttare appieno».

RUSSIA, TEMPI CAMBIATI: DISCO ROSSO PER LE PMI

Prosegue in Russia il trend negativo dell’export italiano: a febbraio 2016 l’Istat registra il -20,2%. La Russia e di conserva il trading/export italiano sono fortemente penalizzati dalle sanzioni USA ed EU, nonché dall’andamento dei prezzi delle materie prime, in primis dell’energia. «Mercato storicamente molto importante sia per la mega-industria italiana che per la PMI. La ricchezza “oligarchica” conosciuta nel decennio scorso ed inizio di quello attuale è oggi in contrazione, mentre è decisamente scomparsa in quella classe medio/alta che ne aveva in parte beneficiato — spiega ancora Luciano Cenedese —. Inoltre, causa sanzioni, si registra quindi una forte contrazione delle importazioni di beni di consumo, soprattutto se non sostenuti dalla forza di un brand e strutture commerciali di grandi dimensioni».

LA SITUAZIONE IN TURCHIA: GIOIE E DOLORI

Capitolo delicato quello della Turchia, dove a febbraio l’Istat ha registrato una contrazione dell’export italiano (-1,7%). “È un Paese da aggredire puntando sul brand “Made in Italy” -- suggerisce Cenedese di UniCredit --. La Turchia è paese storicamente in bilico tra secolarizzazione e integralismo, sprovvisto di risorse naturali, fortemente dipendente dall’afflusso di investimenti esteri e dalla capacità imprenditoriale che sa esprimere, il cui PIL ha conosciuto tassi di crescita di tipo “cinese” e che, al momento, è percorso da una certa tensione geopolitica. Rimane un mercato dalle grandi opportunità e merita attenzione anche per il ruolo che potrebbe nel futuro giocare nello scacchiere Nord Medio Orientale».

USA: UNA GARANZIA, MA VIETATO SOTTOVALUTARE LE DIMENSIONI

Gli Stati Uniti d’America sono sempre un mercato affidabile per l’export: stabile anche nelle incertezze. “Il mercato più importante e ricco al mondo, la cui economia è sempre caratterizzata dalla ciclicità tipica dei sistemi industriali avanzati -- specifica Cenedese --. Negli Usa il contesto operativo è eccellente, sono leader nella protezione dei diritti di proprietà intellettuale, la forza lavoro è qualificata e produttiva e le normative del lavoro strizzano l’occhio al business. Si possono esportare alimentare, fashion, tecnologia, il lusso anche quello più sfrenato». Tutto rose e fiori se si esporta negli Usa? “No, assolutamente perché è comunque un mercato difficile: la barriera d’ingresso più ovvia ed evidente è la dimensione del mercato stesso, dimensione che lo rende ostico a chi non dispone di risorse sufficienti ad affrontarlo in maniera “globale” e “tecnicamente qualificata”. Opportuno infatti non trascurare la “civil and legal liability”: se sbagli un’etichetta ti becchi una class action».

EMERGENTI: QUANDO E COME PER IRAN E INDIA?

L’Iran ha un potenziale enorme e concreto dopo le aperture degli ultimi mesi, ma secondo Cenedese «con potenziale ancora in fase di valutazione soprattutto per le PMI italiane, per le quali probabilmente la prospettiva è di medio periodo». L’India? «Un Paese dal grande potenziale visto che ci sono almeno 50 milioni di persone con capacità di spesa notevole, ma con barriere di ingresso, soprattutto di natura culturale, non trascurabili», conclude Cenedese.

Cosa esport il "made in Italy" nel mondo (elaborazione su dati UniCredit e Prometeia)

Export PMI italiane: su quali Paesi puntare nei prossimi anni
21 aprile 2016

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