Le 5 priorità di investimento per le PMI dell'agroalimentare

Le 5 priorità di investimento per le PMI dell'agroalimentare

Una ricerca dell'Università Cattolica ha individuato le 5 leve per il successo dell’agroalimentare nei prossimi 3 anni. Da adottare immediatamente

L’industria alimentare, con circa 133 miliardi di fatturato all’anno, si conferma uno dei pilastri del sistema produttivo italiano. Le 58mila aziende del settore non sembra abbiano risentito della crisi, anzi, in termini di export, il mercato dell'agroalimentare nel 2015 è cresciuto di circa l'8% in più rispetto ai 12 mesi precedenti. Merito di Expo, sicuramente, ma anche di strategie adottate ben prima negli anni più difficili dell'economia mondiale. La conferma arriva da una ricerca dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

ALLA RICERCA DELLE SCELTE VINCENTI

Lo studio ha analizzato le performance delle 448 principali imprese del comparto alimentare, che con 62,5 miliardi rappresentano la metà del fatturato aggregato totale, per comprendere quali fossero le scelte vincenti di queste attività. Raccogliendo e osservando i dati di bilancio delle imprese, negli anni dal 2007 al 2013, si è registrata una crescita media del 3,87% annuo. «Abbiamo fatto due serie di analisi – spiega Fabio Antoldi, direttore del Centro di ricerca per lo sviluppo imprenditoriale dell'Università Cattolica – prima abbiamo cercato di avere una fotografia di queste aziende, poi abbiamo selezionato quelle che hanno avuto più redditività». Privilegiando alcuni ambiti, piccole e grandi imprese del settore alimentare italiano sono riuscite a crescere anche durante il periodo più buio dell'economia. Queste dunque le priorità d'investimento per i prodotti made in Italy.

QUALITÀ DEL PRODOTTO: REQUISITO FONDAMENTALE

Le attività che hanno registrato maggiore crescita hanno puntato prevalentemente sul prodotto privilegiando le peculiarità in termini di sicurezza alimentare, materie prime, packaging, marketing, posizionamento sul mercato, sostanzialmente scegliendo di andare a colpire segmenti di alto prezzo. «Dobbiamo puntare su una produzione di altissimo livello – dice Fabio Antoldi – perché nel frattempo gli altri paesi stanno camminando. Questo significa che, se vogliamo restare competitivi sui mercati esteri, dobbiamo migliorare ulteriormente la qualità garantendo performance sempre superiori».

INNOVARE PER TENERE IL PASSO DELLA CONCORRENZA

Per perfezionare e dare valore aggiunto al prodotto è necessario innovare sia da un punto di vista tecnologico che di processo. Adottare macchinari all’avanguardia e puntare sull’automatizzazione permette di ridurre i costi, mentre cambiando le formule di produzione si riesce a restare competitivi. Dallo studio dell’Università Cattolica emerge che le imprese stanno introducendo nuovi metodi per l'ampliamento della gamma con trasformazioni che alle volte sono sottrattive: per esempio togliendo il glutine, gli zuccheri o ingredienti sotto accusa da un punto di vista salutistico; in altri casi aggiuntive: importando gusti, sapori, materie prime che non sono tipicamente italiani ma che si possono sposare anche in prodotti nostrani, come la quinoa. A cambiare è anche l’apparato logistico che comprende la gestione del magazzino, la distribuzione e la consegna. Le attività con le migliori performance hanno accettato la sfida dell’internazionalizzazione e per imporsi a livello mondiale stanno reinterpretando l’intero processo aziendale.

EXPORT PER UNA PERFORMACE AL TOP

La ricerca ha infatti evidenziato che le performance migliori, in termini di crescita dei ricavi e di redditività rispetto ai concorrenti, sono state registrate da chi è riuscito a intercettare i mercati esteri. Andare fuori dall’Italia permette di far valere ancora di più le peculiarità della propria produzione. Anche le piccole imprese, che hanno virato nella direzione dell’internazionalizzazione, sono riuscite a crescere, ma per farlo bisogna avere un prodotto di tradizione, in cui siano garantite tutta una serie di standard di qualità e che sia capace di comprendere le nuove dinamiche commerciali e internazionali.

 

«L’internazionalizzazione denota inequivocabilmente il DNA delle imprese di successo, un processo non recente e che si sta allargando: stanno comparendo nuove direttrici di export che sono prevalentemente Stati Uniti, Canada e mercati asiatici», spiega Antoldi.

QUESTE LE 5 LEVE PER IL SUCCESSO

Le imprese che hanno avuto successo negli anni di crisi hanno lavorato su 5 principali leve: qualità del prodotto, livello tecnologico, capacità produttiva dell'impresa, sviluppo e lancio di nuovi articoli, e incremento delle competenze del personale. Questi ambiti si dimostrano prioritari anche per i prossimi anni, ma a essi si aggiungono investimenti nei sistemi amministrativi e di gestione, con personale qualificato sia in produzione che dal punto di vista del managment.

«Oggi una PMI deve sapersi muovere con una logica da multinazionale sui mercati. Significa – conclude Fabio Antoldi –  introdurre sistemi di controllo di gestione, di marketing e valorizzazione del prodotto. Inserire sistemi amministrativi sofisticati che permettono di tenere sotto controllo i costi». Ma soprattutto, per il direttore del centro di ricerca, bisogna investire su un capitale umano sempre più formato: «Contrariamente a ciò che si è fatto in questi anni, per fare controllo di qualità e sviluppo del processo di produzione, non bastano più l'esperienza e la manualità di persone che sono in fabbrica da tanto tempo, servono i laureati perché sono portatori di know how, di competenze e di un saper fare adeguato ai tempi».

Settore Agroalimentare

1 giugno 2016

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