Mobility manager condiviso tra aziende: è ora di pensarci

Mobility manager condiviso tra aziende: è ora di pensarci

La mobilità condivisa, soprattutto tra PMI, potrebbe essere la soluzione ai problemi legati al traffico. Fondamentale “fare network”

La mobilità sostenibile è quella che limita gli impatti ambientali riducendo i consumi del trasporto e limita i costi esterni derivati dalla mobilità in termini di tempo sprecato, in traffico, in congestione, in risorse economiche necessarie per i danni causati da incidenti. Il report di Bain & Company sulla smart mobility pubblicato ad aprile 2016 definisce un quadro congestionato per l’Italia: la rete autostradale in Italia è la stessa da 15 anni a questa parte; il sistema del trasporto pubblico locale, nel complesso, si è ridotto; il numero di vetture per abitante ha portato il nostro Paese ai vertici europei per quanto riguarda la congestione del traffico.

SMART MOBILITY: PERCHÉ BISOGNA PARLARNE

Anche per una ricerca condotta da Ambrosetti per Finmeccanica, presentata a ottobre 2015 a Verona Fiere, il trasporto incide per il 20% del PIL nazionale, 5 punti in più della media delle economie più sviluppate al mondo. L’Italia è al quarto posto in Europa per mortalità e al terzo per incidentalità stradale: oltre 4mila decessi e circa 300mila feriti. Oltre a un miglioramento complessivo del flusso della circolazione e a una diminuzione di incidenti i benefici della smart mobility si avvertirebbero anche a livello economico: sempre secondo la ricerca, i benefici legati valgono almeno 5 punti di PIL all’anno. Oltre a ciò, l’adozione della mobilità sostenibile è prioritaria in quanto nel futuro il sistema nazionale dovrà rispondere a un aumento della domanda di mobilità del 50% entro il 2030.

MOBILITÀ DIPENDENTI: COSA FANNO ADESSO LE PMI

«Una buona parte delle piccole e medie imprese, per risolvere il tema della mobilità dei dipendenti, considera solo la prospettiva di acquistare le auto in proprietà», racconta Gianluca Di Loreto, principal di Bain & Company esperto di automotive e autore del report sulla smart mobility. «Gli imprenditori non hanno, in molti casi, una conoscenza esatta di quello che, in gergo, si chiama TCO, ovvero il costo totale di proprietà e si affidano alla abitudine consolidata -- spiega Di Loreto --. Ci sono invece modalità diverse, dal noleggio al car pooling, dal car sharing fino al leasing, forme attraverso le quali il costo della vettura può essere ridotto, nonostante parchi auto anche impegnativi. E chi scopre questo tipo di modalità non torna indietro», sottolinea Di Loreto.

LEGGI E INCENTIVI: SERVONO REGOLE PRECISE

Un altro tema, per orientare il mercato verso soluzioni di mobilità sempre più smart, è  quello degli incentivi. «La mobilità green, cioè attenta all’ambiente, e quindi sostenibile -- sottolinea Di Loreto -- potrebbe entrare nel welfare che le aziende predispongono per i loro dipendenti, a fianco delle visite mediche o le cure pediatriche. La mobilità sarebbe un benefit che l’azienda concede ai propri dipendenti, rinnovando il parco macchine con modelli meno inquinanti o a impatto zero. Ma a questo punto dovrebbe essere lo Stato che permette alle aziende una detrazione completa dalla busta paga del dipendente». Non è più tempo di rimandare: servono leggi specifiche per  lo sviluppo di iniziative imprenditoriali nella mobilità sostenibile.

LA SOLUZIONE SMART È FARE NETWORK

Uno dei principali problemi per le PMI resta il fatto che, da sole, non riescono a fare economia di scala e dialogare direttamente con le case automobilistiche. «Manca una rete di supporto e di consulenza per le PMI nella scelta delle soluzioni di mobility -- spiega Di Loreto --. Le case automobilistiche vorrebbero fare offerte mirate alle singole imprese, ma non riescono a raggiungerle in quanto i loro sforzi sono mediati, sul territorio, dai concessionari, la cui mission è diversa». Una soluzione? Secondo Di Loreto, autore del report sulla smart mobility, Confindustria o le associazioni di categoria potrebbero supportare le PMI nel fare sistema e rivolgersi direttamente alle case automobilistiche per trovare le soluzioni migliori per le loro esigenze.

MOBILITY MANAGER: RISORSA DA CONDIVIDERE

«Un esperto di mobilità condiviso tra imprese, anche piccole, potrebbe risolvere diversi problemi», spiega Di Loreto. Le multinazionali stanno introducendo il ruolo del mobility manager, una figura professionale che si occupa di analizzare il fabbisogno di mobilità dei dipendenti e di trovare o inventare le soluzioni più efficienti e sostenibili. E le PMI? «Non si tratta necessariamente di una figura a tempo pieno, bensì di un professionista che presta la sua consulenza là dove c’è bisogno», dice Di Loreto. Quindi una risorse che può essere messe in comune tra le aziende più piccole. Ma deve avere un «un corrispettivo nell’mministrazione locale: cioè qualcuno che, per conto della pubblica  amministrazione, all’interno di un distretto industriale, dialoghi con i mobility manager delle singole aziende e ascolti le loro necessità: una linea di trasposto pubblico in più, orari diversi per i mezzi, oppure direttamente una modifica alla circolazione stradale in una determinata zona», conclude Di Loreto.

Smartcities e smartworking

1 giugno 2016

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