Data analytics: una priorità per trovare nuovi clienti

Data analytics: una priorità per trovare nuovi clienti

Il 46% delle PMI che gestiscono in proprio i data analytics hanno una marcia in più: fiduciose nel futuro del loro business e destinate a crescere

I big data sono una ricchezza per le aziende: saper gestire al meglio il proprio patrimonio informativo può infatti portare un vantaggio competitivo molto più importante di quanto si creda. La società di consulenza strategica Gartner stima infatti che il mercato globale della business intelligence e degli analytics raggiungerà nel 2016 quasi 17 miliardi di dollari (con una crescita che supera il 5% rispetto allo scorso anno).

 

Spesso però i dati di cui si dispone sono talmente tanti che per le PMI diventa difficile gestirli in maniera efficiente. Ecco perché torna utile programmare una strategia di analisi dei dati sintetizzati nei report di qualsiasi sistema gestionale digitale. Una strategia mirata a conoscere meglio il business della propria impresa e anche acquisire nuovi clienti.

 

ATTENTE AI DATI? SONO LE PMI CHE CRESCONO DI PIÙ!

 

L’efficacia di una buona politica aziendale di governo delle informazioni è confermata dal fatto che in Italia le piccole imprese che si fanno carico della gestione dei dati, rispetto alle loro concorrenti, sono due volte piò ottimiste riguardo al miglioramento della propria situazione finanziaria nei prossimi 12 mesi.

 

Questi i risultati di una recente indagine Microsoft-Ipsos Mori dal titolo PMI e nuove tecnologie: il valore dei dati”  secondo la quale, il 46% delle piccole e medie imprese che gestiscono i loro dati sono più positive sulle proprie prospettive di crescita, rispetto a quelle realtà che non sono in grado di aggregare e interpretare le proprie informazioni.

 

Per Microsoft, le PMI dotate di competenze e tecnologie utili per estrapolare insight strategici dal patrimonio informativo aziendale (cioè il modo di interpretare le informazioni di cui siamo già in possesso grazie anche agli analytics), sono quelle che traineranno la crescita economica del Paese, dal momento che è più probabile che lancino nuovi prodotti o servizi (46% rispetto al 17% di quelle che non lavorano sui dati) o che approdino su mercati esteri (43% contro il 17%). Un trend questo, che si mostra assolutamente in linea con il quadro europeo, che conferma come lo small business più attento ai dati è  anche il più propenso all’innovazione di prodotto (45% contro 27%) e all’internazionalizzazione (32% contro 18%).

 

BIG DATA: ATTIRARE NUOVI CLIENTI E MANTENERE I VECCHI

 

Per le piccole imprese conta tanto mantenere la relazione con i propri clienti, ma ancora più cruciale è  conquistarne di nuovi. Una sfida che, nel complesso, i dipendenti delle PMI italiane si sentono pronti ad affrontare grazie a un ricco patrimonio informativo: il 65% delle realtà con competenze e tecnologie per la gestione dei dati è infatti in grado di entrare in contatto con nuovi clienti e guadagnare nuove opportunità di business contro solo il 25% di quelle che non padroneggiano i dati. L’analisi dei big data si rivela dunque una buona strada per attrarre nuovi clienti e ampliare il business.

 

Non solo, sono le piccole e medie imprese che possono far leva sulle intuizioni frutto dell’analisi dei dati quelle che si considerano più abilitate a consolidare la relazione con i clienti esistenti (66%), a dispetto di quelle che non possono trarre vantaggio dai dati e in cui i dipendenti che si reputano in grado di migliorare le relazioni in essere sono di meno (42%).

 

Inoltre, le aziende in grado di gestire grandi quantità di informazioni sono anche quelle i cui dipendenti si dichiarano più capaci di restare in relazione con i clienti e di migliorarne il grado di fidelizzazione (64% contro 33%) e che affermano di poter beneficiare di accesso immediato a informazioni e insight trasversali all’organizzazione per rispondere meglio alle esigenze dei clienti (77% contro 33%).

 

LE PMI VOGLIONO INVESTIRE IN DATA ANALYTICS

 

Sembra però che la consapevolezza dell’importanza dei big data da parte delle PMI non manchi. Dalla ricerca Microsoft-Ipsos emerge infatti un certo appetito per gli investimenti in strumenti di analisi e si tratta di un interesse motivato dal desiderio di ottimizzare i processi di business: il 50% dei decisori di acquisto delle piccole aziende italiane afferma che la propria impresa ha intenzione di investire in data analytics, puntando su strumenti che spazino dalle misurazioni real-time al consolidamento dei dati trasversali a più reparti (anche l’internet of things, “l’internet delle cose”, viene citato come una prospettiva di investimento). In generale, i big data vengono considerati una leva importante nell’identificare nuove opportunità di business: il 60% dei decisori aziendali reputa gli analytics una priorità per individuare prospettive future. E anche l’utilizzo dei dati nell’ambito della sicurezza viene considerata una priorità nell’ambito della strategia IT aziendale (60%).

 

DIRIGENTI E DIPENDENTI DICONO DI ESSERE GIÀ ATTREZZATI

 

Nel panorama europeo, l’Italia si distingue nel complesso per una buona capacità di gestire i dati: il 60% dei business decision maker, cioè chi prende decisioni e organizza il lavoro, delle PMI italiane crede che i dipendenti della propria azienda siano ‘attrezzati’ per gestire dati e insight che emergono dai vari reparti. E in effetti, anche i dipendenti confermano la tendenza, dal momento che il 66% ritiene di avere competenze e strumenti per poter beneficiare di insight aziendali. In particolare, il 66% dei dipendenti delle piccole imprese nostrane afferma di essere in grado di accedere in modo immediato alle informazioni di business per rispondere alle esigenze dei clienti e il 62% afferma che le informazioni siano facilmente disponibili per aiutarli a identificare e cogliere nuove opportunità.

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21 luglio 2016

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