Insolvenze aziendali in calo, ma ancora doppie rispetto al 2008

Insolvenze aziendali in calo, ma ancora doppie rispetto al 2008

Vietato abbassare la guardia: le insolvenze aziendali, anche se in calo, rimangono al di sopra dei livelli pre-crisi. Come tutelarsi? Con l’assicurazione crediti

La luce in fondo al tunnel. Per la prima volta dopo 7 anni  le insolvenze aziendali in Italia hanno invertito finalmente la rotta: sono diminuite del 7% nel 2015. Un trend che sembra riconfermarsi anche per il 2016 dove si scenderà a 13.800 casi rispetto ai 14.500 dell’anno precedente. Lo riporta un’analisi di Euler Hermes, società leader mondiale dell’assicurazione crediti.

 

Un dato che posiziona il nostro Paese tra quelli che registrano i miglioramenti più significativi a livello mondiale. Ma non è certo il caso di sedersi sugli allori: il dato di quest’anno resta comunque il doppio rispetto a quello del 2008. Per ritornare ai livelli pre-crisi è quindi necessario che le imprese italiane agiscano sui tempi di pagamento, adeguandosi sempre più agli standard europei. Programmando anche soluzioni per recuperare i crediti con il minor dispendio di risorse economiche e di personale.

 

DIMINUIRE SUBITO LO STRESS FINANZIARIO

 

I Dso (il tempo medio di incasso) in Italia restano troppo alti: un credito tra privati viene incassato in media a 94 giorni, una dinamica che, secondo quanto riferisce Michele Pignotti, responsabile Euler Hermes per l’area Mediterraneo, Medio Oriente e Africa, “aumenta lo stress finanziario delle aziende meno solide, che in alcuni casi sono costrette a richiedere una procedura di insolvenza”.

La situazione delle insolvenze però varia molto a seconda del settore e dell’area: auto, agrifood e retail sono i comparti che registrano le migliori prestazioni. Più complicato il fattore geografico, che nell’ultimo anno ha visto protagoniste in negativo le economie emergenti, incoronando al contrario regina l’Europa che, in ripresa, risulta tra le zone con una riduzione maggiore del fenomeno.

 

FINE DEL PERIODO D’ORO PER I PAESI EMERGENTI

 

Ma andiamo con ordine. L’instabilità dei mercati emergenti determina la fine di un periodo d’oro lungo sei anni, in cui le insolvenze aziendali a livello mondiale sono costantemente diminuite. Nel rapporto Economic Outlook 2015-16: The insolvency U-turn, Euler Hermes prevede che il fenomeno su scala globale si stabilizzi sui 300mila casi. Il 2016 sarà il primo anno in controtendenza, dove i casi aumenteranno del 2%. Stesse previsioni per il 2017.

 

La spiegazione di questa brusca inversione di tendenza (nel 2014 le insolvenze a livello mondiale erano ancora in calo del 14%) può essere sintetizzata anzitutto nella debole crescita globale. C’è poi una situazione di liquidità non uniforme nei mercati emergenti che in alcuni settori industriali potrebbe compromettere quelle imprese il cui capitale di esercizio si è già eroso negli ultimi anni. 

 

ATTENZIONE AI CREDITI SE DI COMMERCIA CON ASIA E AMERICA

 

Ma quali sono le aree che soffrono di più? La regione dell’Asia del Pacifico è la più colpita. Le imprese che operano in questa regione hanno dovuto far fronte a una crescita dell’11% delle insolvenze nel 2015 (il primo aumento dal 2008). Pesa in particolare la situazione della Cina, che ha affrontato una risalita delle insolvenze pari al +25% nel 2015 con una previsione di un ulteriore +20% nel 2016. L’edilizia, la metallurgia e l’industria estrattiva, il manifatturiero di fascia bassa e le attività di esportazione sono i settori che presumibilmente riceveranno il colpo più duro.

 

Segno più anche per l’area americana. Situazione più grave in America Latina, dove le previsioni 2016 parlano di un +17% delle insolvenze. Negli Stati Uniti l’aumento è più contenuto (+3%) ma significativo, dato che si tratta del primo nell’arco di sei anni. L’Europa Occidentale, al contrario, è l’unica regione in cui si prevede una diminuzione delle insolvenze (-5%) nel 2016 e del -3% nel 2017. Va ricordato, tuttavia, che in 11 Paesi europei su 17 la cifra annuale delle insolvenze permane saldamente al di sopra dei livelli pre-crisi, quindi non si esulta neanche da questa parte dell’Atlantico.

 

SOLUZIONE? UN’ASSICURAZIONE CREDITI COMMERCIALI

 

Insomma, ben venga l’ottimismo. Ma bisogna restare cauti. E tutelarsi dai forti rischi che questo fenomeno può comportare a un Paese esportatore come il nostro. I mancati pagamenti sono causa di potenziali rallentamenti dell’attività di impresa soprattutto per le Pmi, perché indeboliscono l’azienda stessa e ne diminuiscono la capacità di investimento. Serve dunque un modo per cautelarsi. Una soluzione è la polizza di assicurazione, che permette di gestire i crediti e mitigare le perdite in caso di insolvenza, garantendo alle imprese che la stipulano, la concessione di un limite massimo assicurabile su ciascuno dei propri clienti.

21 luglio 2016

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