PMI agricole e innovazione, l’80% sono informatizzate

PMI agricole e innovazione, l’80% sono informatizzate

Quasi tutte le PMI agricole usano internet, ma sono ancora poche quelle con sito o e-cmmerce. Può aiutarle la nuova figura dell’innovation broker

Le piccole imprese agricole italiane sono affamate di innovazione e molte di loro si sono già messe a tavola. Più dell’80% di queste aziende è infatti interessato a svolgere attività di ricerca e innovazione. Lo dicono i dati di uno studio sui "Fabbisogni di ricerca e sviluppo nel settore primario" di FNIFC, Federazione Nazionale dell'Impresa familiare Confagricoltura e PRIA, Progetti di Ricerca e Innovazione in Agricoltura, realizzata con il supporto del dipartimento di Economia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

 

Si tratta di un’indagine effettuata nei mesi fra aprile e settembre del 2015, attraverso interviste strutturate a 130 titolari di aziende agricole a carattere familiare, che ha approfondito anche il tema dell’informatizzazione aziendale propedeutica, in certi casi, alla realizzazione di attività di ricerca e innovazione in azienda.

 

8 IMPRESE SU 10 UTILIZZANO SISTEMI INFORMATICI

 

Dallo studio è emerso che la maggioranza delle imprese agricole familiari (l’80%) già utilizza sistemi informatici nella gestione aziendale e di quelle che non ne fanno uso, il 61% intende comunque dotarsene in futuro. Questi sistemi informatici vengono utilizzati dalle aziende principalmente a supporto della gestione aziendale (84%) e delle attività di contabilità e amministrazione (70%). Bene anche i risultati sull’uso di internet, l’88% del campione totale dichiara, infatti, di utilizzare normalmente il web per le proprie attività.

 

«La spinta alle imprese a svolgere attività di ricerca e innovazione è motivata principalmente  - ha osservato il presidente  della Federazione Nazionale dell’Impresa familiare di Confagricoltura (FNIFC) Roberto Poggioni - dalla volontà di rispondere, in modo efficace, alle esigenze dei consumatori e al comportamento dei fornitori  e, quindi, di mantenere l’impresa concorrenziale sul mercato. Infatti, i principali benefici attesi dalle aziende, derivanti da tali attività, sono riconducibili all’ incremento sia qualitativo che quantitativo della produzione, del valore aggiunto del prodotto e alla riduzione dei costi di produzione».

 

ANCORA BASSA LA PERCENTUALE DI CHI POSSIEDE UN SITO WEB

 

È ancora bassa, invece, la percentuale di aziende agricole familiari che possiedono un proprio sito web (solo il 42%) o che, ancora peggio, fanno e-commerce (34%). Anche se bisogna considerare le notevoli differenze a seconda dell’indirizzo produttivo dell’azienda intervistata, (esempio: chi produce vino o colture protette registra percentuali decisamente più alte della media, sia per quanto concerne la presenza di un sito, sia per l’utilizzo dell’e-commerce). L’indagine ha anche analizzato i servizi che Confagricoltura potrebbe fornire alle proprie imprese agricole per offrire loro un supporto di attività di innovazione.

 

I dati dello studio, secondo il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, «confermano la necessità, da un lato di superare il digital divide, che acuisce ancor più le divisioni tra nord e sud del Paese, tra metropoli e campagna, dall’altro di collegare sempre più il mondo della produzione alla ricerca scientifica. Imprenditori e ricercatori devono cooperare, gli uni indicando i loro fabbisogni, gli altri recependo e indirizzando la sperimentazione, finalizzandola all’ottenimento di risultati che possano essere immediatamente trasferiti sul campo».

 

L’INNOVATION BROKER, NUOVA FIGURA PROFESSIONALE IN AGRICOLTURA

 

Le organizzazioni professionali «devono cambiare il loro modo di fare rappresentanza – ha concluso il presidente di Confagricoltura – la nostra intende acquisire il ruolo di “innovation broker”, la nuova figura che si affaccia nel settore agricolo come intermediario della diffusione di innovazione».

 

Quella di cui ha parlato Mario Guidi è una nuova figura professionale che nasce dal secondo pilastro della Pac, la politica agricola comune dell’UE, e dalle diverse opportunità previste dai programmi comunitari come Horizon 2020. Un vero e proprio mestiere - già previsto in fase embrionale con la programmazione 2007-2013 e rilanciato con l’attuale 2014-2020  - per un professionista incaricato di sviluppare l’innovazione, mettendo in contatto diversi soggetti coinvolti nel settore agricolo.

 

In pratica, l’innovation broker, che deve essere caratterizzato da una preparazione multidisciplinare, si adopera affinché le aziende agricole che segue, soprattutto quelle piccole e medio-piccole che incontrano più difficoltà a rimanere sul mercato e al passo con i tempi, si avvicinino al mondo della ricerca e dell’innovazione per restare competitive sul piano globale e affrontare così le complesse sfide che attendono l’agricoltura.

Overview settore Vinicolo illustrate dall’analista di settore UniCredit Fabio Montuori

21 luglio 2016

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