Trasformazione digitale, 5 driver che spingeranno le PMI

Trasformazione digitale, 5 driver che spingeranno le PMI

Il futuro è roseo: le nostre PMI potrebbero trainare quelle europee nella trasformazione digitale. Ma occorre lavorare di più: a partire da questi 5 driver

Nella gestione di un’impresa, l’essere piccoli (nelle dimensioni) non vuol dire anche avere piccoli problemi. Ecco perché le PMI hanno bisogno di soluzioni gestionali innovative. Non ridimensionate, visto che - anche se su scala ridotta - affrontano le stesse problematiche delle grandi imprese. A dimostrarlo è uno studio sulla digitalizzazione dei processi aziendali, realizzato da Paolo Pasini e Angela Perego della SDA Bocconi School of Management e commissionato da Teamsystem.

Secondo l’indagine, i processi più informatizzati sono ancora quelli tradizionali e anche “obbligatori” (per il rispetto di regolamenti, leggi e conformità alle norme), ma da parte delle piccole imprese è presente l’intenzione di gestire meglio anche quelli più complessi, per essere più vicini a una gestione moderna d’azienda, con processi efficienti, veloci e integrati.

 

NEL DIGITALE, LE NOSTRE PMI TRAINO DI QUELLE EUROPEE

 

«I risultati sono decisamente confortanti», ha confermato il professor Pasini spiegando che il campione delle ricerca mostra in generale percentuali di digitalizzazione attuale e prospettica due o tre volte superiori rispetto ai dati pubblicati nei ranking dei sistemi paese dal World Economic Forum o dall'Ocse (ad esempio con riferimento all’e-commerce o al mobile o al cloud). «La ricerca fa emergere che esistono dei cluster di PMI italiane, prevalentemente domestiche, molto specializzate e focalizzate sulla qualità del prodotto e dei servizi B2B, che stanno abbandonando progressivamente la logica dei sistemi gestionali “custom” o degli strumenti di produttività individuale (ad esempio il foglio elettronico) a favore delle soluzioni pacchettizzate di mercato, verticali o estese»,  ha aggiunto Pasini, spiegando che si tratta di imprese pragmatiche che nella nuova digitalizzazione non si fanno distrarre dalle mode, ma si muovono allineate alle medie europee e potrebbero fare da esempio o da “traino” per le altre.

 

L’indagine Sda Bocconi non si ferma all’analisi dell’informatizzazione gestionale delle imprese, ma suggerisce anche 5 driver su cui, rispetto ad oggi, occorre investire di più per arrivare a una completa trasformazione digitale delle PMI.

 

1) MOBILE, ANCORA TROPPI GLI OSTACOLI CULTURALI

 

Solo L’11% delle piccole imprese italiane oggi utilizza la tecnologia mobile per l’accesso alle applicazioni di comunicazione (email o chat) o di collaborazione (come l’agenda condivisa e il web conferencing per le riunioni a distanza) e per l’utilizzo di applicazioni di supporto alla forza vendite (la scheda cliente, il catalogo, l’order entry per gli ordini dei prodotti o servizi). Il 14% afferma di voler investire in questo settore nei prossimi 3 anni soprattutto per l’utilizzo di applicazioni mobile nel marketing, nella gestione documentale e nelle vendite. In media, però, il 65% delle imprese non prevede di farlo perché non percepisce particolari esigenze di fruizione in mobilità. In sintesi, è possibile dire che o fattori di incertezza percepita del mobile tenderanno a ridursi significativamente in breve tempo, ma l’ostacolo culturale e l’abitudine potrebbero essere ancora i veri nemici da combattere anche in questa area di innovazione digitale.

 

2) E-COMMERCE, ITALIA ALL’ULTIMO POSTO IN UE

 

Il 16% delle imprese italiane oggi utilizza l’e-commerce per vendere direttamente al cliente, per lanciare nuovi prodotti, pensati specificamente per l’online e per aprire nuovi mercati internazionali e domestici. Il 12% delle imprese nostrane però afferma di voler investire nell’eCommerce nei prossimi 3 anni, con percentuali molto simili sia per le aziende B2C che B2B. Risultati che non bastano però a scalare la Digital Agenda Scoreboard 2015 della UE che attualmente posiziona l’Italia all’ultimo posto della classifica e-commerce, con solo il 5% delle PMI attualmente operanti. Un dato che vede allineato il campione indagato da Sda Bocconi (col suo 16%) al 15% di media europea attuale e in una posizione di forte innovazione prospettica in questo campo (con il 12% aggiuntivo nei prossimi 3 anni).

 

3) BUSINESS INTELLIGENCE (BI), ESTENDERE L’APPLICAZIONE AD ALTRI SETTORI

 

Il 25% delle PMI italiane oggi impiega strumenti o applicazioni di business intelligence soprattutto nel controllo di gestione, nell’amministrazione-finanza e nelle vendite, ma con finalità prevalenti di analisi dei dati correnti e per controllare risultati e performance di esercizio. In media, il 13% delle imprese intende però effettuare investimenti in BI nei prossimi 3 anni per analizzare anche dati di marketing e del personale, oltre ai tre ambiti già citati poco sopra. Chi non svolge già oggi analisi dati più o meno sofisticate dei vari oggetti aziendali (costi, vendite, clienti, fornitori, ecc.), non sembra invece intenzionato a farlo neppure nei prossimi anni. In media il 62% delle imprese non prevede di adottare strumenti o applicazioni di BI.

 

4) A 1 IMPRESA SU 2 NON INTERESSANO LE VERSIONI ONLINE DEI PROGRAMMI GESTIONALI

 

Il 22% delle imprese oggetto della ricerca ritiene importante disporre della versione web delle applicazioni gestionali, soprattutto per la possibilità di accesso anche da PC “occasionali” (38% di questi) o da utenti che operano fuori sede (32%). Una su due però, appunto il 50%, non lo ritiene assolutamente rilevante.

 

5) L’82% DELLE PMI NON PREVEDE DI UTILIZZARE IL CLOUD COMPUTING

 

Solo il 4% del campione di PMI intervistate utilizza oggi il cloud (SaaS, “software as a service” cioè software come servizio) per perseguire obiettivi di riduzione dei costi di infrastruttura ICT e per migliorare il livello di continuità operativa dei sistemi. Il 12% delle imprese intende adottare soluzioni applicative in cloud nei prossimi 3 anni, soprattutto nella gestione documentale e nella BI (dashboard direzionali e controllo di gestione). Mentre ben l’82% non prevede di adottare soluzioni applicative in cloud perché c’è diffidenza verso il modello di fruizione da parte del management aziendale e perché si percepisce una scarsa sicurezza dei dati.

 

Risultano ancora molto evidenti infatti sia gli “alibi” che gli “spettri storici” tipici delle varie scelte negli anni scorsi di esternalizzazione delle risorse IT (outsourcing, hosting, housing, ASP che sono linguaggi tecnici del web), c’è ancora poca cultura e convinzione sul cloud e poca fiducia nella diffusione e soprattutto nella stabilità della banda larga.

Appathon 2015 by UniCredit

21 luglio 2016

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