Professionisti, il miglior alleato? L’innovazione tecnologica

Professionisti, il miglior alleato? L’innovazione tecnologica

Secondo un’indagine del Politecnico di Milano la crescita del fatturato dei professionisti avanza di pari passo con l’innovazione tecnologica. E con questi consigli

Il digitale è il miglior alleato per affrontare le sfide del futuro e migliorare gli affari. Secondo uno studio condotto dall'Osservatorio Professionisti & Innovazione digitale della School of Management del Politecnico di Milano su circa 150mila studi professionali, sono sempre di più gli avvocati, i commercialisti e i consulenti del lavoro che scelgono l’uso intensivo delle tecnologie digitali per il business. Una crescita a doppia cifra nel 2015 e un trend che si conferma positivo anche per quest’anno.

PROFESSIONISTI E TRASFORMAZIONE DIGITALE: A CHE PUNTO SIAMO

Lo studio fotografa una situazione tutto sommato positiva. Il 54% degli studi intervistati presenta una redditività in crescita, che ha permesso di innescare un circolo virtuoso: le tecnologie consentono di migliorare la produttività e l’efficienza, mentre il miglioramento della redditività permette, a sua volta, di aumentare la presenza di tecnologia. Significativo il fatto che le strutture che dichiarano una crescita a doppia cifra del fatturato rivelano la più elevata incidenza di tecnologie evolute (più del 30%) sul totale delle apparecchiature presenti nello studio.

Ma non è tutto oro quel che luccica: se il 14% degli studi possono essere definiti delle “avanguardie strutturate”, con un portafoglio di oltre 60 clienti, più di 60mila euro di fatturato per addetto, servizi di consulenza superiori alla media, oltre il 28% di budget ICT dedicato a progetti innovativi e interesse alla formazione sui temi ICT, resta uno zoccolo duro del 48% definiti “periferici seduti”, dove avviene l’esatto contrario. Refrattari alle nuove tecnologie, questi studi devono migliorare i loro modelli organizzativo e di business per evitare il rischio emarginazione e riportare in positivo gli indicatori economico-finanziari.

In mezzo, nella zona grigia, si trovano altre tre tipologie di studi che stanno in qualche forma intercettando il cambiamento. Ed è proprio questa propensione a far ben sperare: oltre il 40% dei professionisti italiani ha intenzione di realizzare investimenti in digitalizzazione, ritenuta uno strumento indispensabile per la crescita dello studio. In generale, le nuove tecnologie sono viste sempre più come un alleato nella ricerca dell’efficienza interna e dell’efficacia verso il mercato di riferimento: complessivamente gli oltre 150mila studi professionali hanno speso più di 1,1 miliardi di euro per l’ICT, in media 9mila euro ciascuno, quasi il 50% in più rispetto alle previsioni dichiarate l’anno precedente.

QUALI SONO LE TECNOLOGIE SU CUI VALE LA PENA INVESTIRE?

Alcune tecnologie sono già realtà con relativa necessità di adeguarsi: la fatturazione elettronica della PA, della quale abbiamo parlato in questo articolo. C’è poi il processo civile telematico, l’accettazione dei pagamenti tramite dispositivi elettronici adesso obbligatorio anche per i professionisti come evidenziato in questa ricerca Doxa, l’utilizzo di smart card e firme elettroniche. E il futuro prevede sempre più interazioni con il digitale. Presto potrebbero infatti arrivare il processo tributario telematico, la fatturazione elettronica B2B, il registro telematico dei corrispettivi, l’identità digitale.

Il digitale trasla anche la sfera delle competenze dei professionisti nei prossimi anni come abbiamo evidenziato in questo articolo. Grazie al web assumono sempre più importanza comunicazione e soft skill: il 44% degli studi professionali italiani utilizza i social network per l'attività lavorativa, in maggioranza per sviluppare nuove relazioni o acquisire informazioni su temi di interesse, ma Facebook e LinkedIn vengono usati anche per promuovere i servizi dello studio e per condividere opinioni con altri colleghi. Sapere usare i social media è fondamentale: ecco 5 consigli su come iniziare a muoversi.

SERVONO ANCHE CONSULENTI 2.0 AL SERVIZIO DELLE PMI

C’è poi l’area della consulenza, che sembra essere davvero il settore del futuro. Nel 2015 questo segmento è pesato in media il 27% del totale dell'attività degli studi ed è destinato ancora ad aumentare. Pur rimanendo prevalente il lavoro tradizionale, nell'ultimo anno la consulenza è cresciuta per un numero di studi doppio rispetto a quelli che hanno incrementato l’attività tradizionale (29% vs 14%). E si fa sempre più strada la consulenza online, che interessa al 51% dei professionisti e che contribuirà sempre più a fornire un contatto con aziende difficili da raggiungere.

Il portafoglio delle attività potrebbe anche arricchirsi con altri servizi destinati alle piccole e medie imprese. Le aree di consulenza che crescono di più sono infatti quelle riguardanti la finanza agevolata, seguite dai finanziamenti europei (36%), dal supporto allo sviluppo di nuovi mercati (35%) e dall’assistenza alle startup (34%). In particolare, i consulenti del lavoro si stanno spingendo invece sull’area risorse umane.

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3 agosto 2016

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