Birra artigianale, c’è la legge: linee guida per microbirrifici

Birra artigianale, c’è la legge: linee guida per microbirrifici

Approvata la legge sulla birra artigianale: ecco le regole di produzione. E i consigli del primo agribirrificio italiano per fare il salto di qualità

I birrifici artigianali rappresentano ormai una realtà produttiva, solida e vivace nel panorama della microimpresa italiana. A luglio 2016 è stato approvato il “Collegato agricolo” alla legge di bilancio per il 2014 nel quale una delle norme definisce per la prima volta la birra artigianale: “prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e di microfiltrazione”.

Un traguardo importante per il settore brassicolo artigianale italiano, alternativo alla produzione industriale. Era dai primi anni 90 che i microbirrifici cercavano un riconoscimento legale del loro prodotto “artigianale” per uscire dall’ombra dell’hobbismo.

BIRRIFICIO ARTIGIANALE: LA LEGGE PARLA CHIARO

La nuova legge definisce il piccolo birrificio indipendente come un esercizio pubblico “legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza di utilizzo dei diritti di proprietà immateriale altrui e la cui produzione annua non superi 200mila ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di birra prodotte per conto di terzi”. Inoltre dà una definizione chiara di birra agricola: “quando i malti da cui è prodotta derivino per almeno il 51% da orzo coltivato in loco e in proprio”.

«Queste novità – spiega Luca Sani, presidente Comagri, Commissione agricoltura e sviluppo rurale – danno finalmente ai produttori dei punti di riferimento stabili, e creano i presupposti per lo sviluppo sistematico della filiera nazionale della birra artigianale, che è oramai un vero e proprio fenomeno di mercato».

Ma il livello della competizione rimane sempre alto e con la possibile concorrenza dei big della birra: «Una legge così rischia di avere un effetto boomerang sui piccoli produttori, perché il limite della produzione a 200mila ettolitri include anche i grandi marchi che possono creare strutture più piccole ad hoc deputate alla produzione semi industriale di una birra definita “artigianale”», fa notare Filippo Ghidoni, proprietario del birrificio La Morosina di Morimondo, nel Milanese, che è il primo agribirrificio in Italia.

BIRRA ARTIGINALE: DA HOBBY A IMPIEGO STABILE

Come riporta un dossier dell’Ufficio studi del Senato, i piccoli birrifici si sono sviluppati in Italia quali realtà artigianali di alto livello qualitativo. Il settore è composto da oltre 700 esercizi, registra crescite annuali superiori al 20%, con una produzione complessiva che nel 2014 ha superato i 450mila ettolitri e rappresenta il 3% della produzione nazionale. Il 40% di queste strutture non ha dipendenti mentre la metà ne conta da uno a tre. In termini di fatturato annuo, il 26% fattura meno di 100mila euro, il 63% da 100mila a 800mila euro e l’11% di più.

«Da sei anni circa c’è stata una accelerazione non indifferente nel mercato – racconta Filippo Ghidoni –. Si passa dalle realtà produttive più serie, che sono state create da imprenditori di successo provenienti da altri ambiti, e che hanno voluto concentrare le loro competenze manageriali sulla lavorazione della birra, e si arriva fino ai piccoli laboratori di livello quasi hobbistico che, con i loro strumenti, preparano la birra per le feste di paese».


Adesso con la nuova legge è arrivato il momento di fare il salto di qualità e trasformare piccole realtà artigianali in realtà più consolidate che sappiano ritagliarsi spazi anche nella grande distribuzione: «La prima vera considerazione da fare – racconta Ghidoni – è ricercare la giusta qualità per creare una birra che può andare sugli scaffali di negozi e supermercati. Non si può giocare molto sul prezzo del prodotto finito, perché la tassazione e le accise hanno, nel nostro Paese, un peso importante».

TRE CONSIGLI PER RESTARE COMPETITIVI

I tre step per la crescita del business dei birrifici artigianali si basano su: la differenziazione del prodotto con l’uso di ingredienti locali (esempi: il carciofo in Puglia, la canapa in Toscana, il riso in Piemonte), il magazzino attrezzato per una distribuzione capillare e la creazione di strutture per la ristorazione a fianco del sito di produzione.

«Non abbiamo aperto un birrificio per ragioni velleitarie o per distribuire un nuovo marchio di birra, ma lo abbiamo fatto perché la produzione di birra si è affiancata subito al nostro ristorante La Morosina – racconta ancora Ghidoni –. Dal primo giorno di produzione abbiamo avuto clienti e consumo di birra, il cibo ha fatto da volano e traino alla nostra impresa dandoci la possibilità di crescere e sperimentare senza l’affanno della sopravvivenza e portandoci, ora, anche alla distribuzione nei negozi e supermercati».


Il mercato della birra artigianale è dunque maturo e pronto ad accogliere nuovi imprenditori. Il nostro mercato, secondo Coldiretti, ha enormi possibilità di crescita considerando il consumo medio annuo pro capite di birra: in Italia siamo sui 29 litri a testa contro i 144 della Repubblica Ceca o i 105 litri della Germania.

Overview sul settore Agroalimentare illustrata dall’analista di settore UniCredit Luigia Mirella Campagna.

27 settembre 2016

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