Piano Juncker, effetto leva: in arrivo 2 miliardi per le PMI

Piano Juncker, effetto leva: in arrivo 2 miliardi per le PMI

Approvati 40 progetti: con l’effetto leva del Piano Juncker si attiveranno 13,7 miliardi in investimenti. Quasi 150.000 le PMI coinvolte in Europa

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Nella partita del Piano Juncker, l’Italia (insieme alla Francia) è la grande vincitrice. Nel primo anno di attività del Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis), il Belpaese si conferma infatti nella pole position dei beneficiari, anche grazie alla Cassa Depositi e prestiti ("la migliore in Europa per l'equity financing", ha riconosciuto il vicepresidente della Commissione Ue Jyrki Katainen), alla promozione da parte delle autorità italiane e all'attenzione delle banche.

«Sono 40 le operazioni che il Gruppo Bei ha approvato in Italia, per un totale di 2 miliardi di euro destinati a prestiti, garanzie ed equity». Questi i dati esposti da Dario Scannapieco, vicepresidente Bei e da poco riconfermato presidente Fei, durante un convegno dedicato al Piano Juncker, in cui è stato anche ricordato che in questo modo, grazie all’ “effetto leva” insito nel Piano, nel nostro paese si attiveranno 13,7 miliardi di euro in investimenti che ricadranno sulle imprese del territorio.

COS’È IL PIANO JUNKER E PERCHÉ INTERESSA LE PMI

Il piano è stato presentato ufficialmente, per la prima volta, al Parlamento europeo riunito a Strasburgo alla fine del 2014 da Jean-Claude Juncker, allora neo presidente della Commissione Ue. L’idea di partenza del Piano è quella di supportare gli Stati membri europei che non hanno i mezzi per effettuare nuovi investimenti e finanziamenti necessari per far ripartire l’economia del continente. Si tratta di un progetto destinato a colmare il vuoto di investimenti lasciato dagli anni di crisi e che punta a rilanciare la crescita economica e a produrre investimenti senza che venga creato nuovo debito pubblico. Tutto si gioca sull’ “effetto leva”, sul cosiddetto moltiplicatore. Sono infatti 315 i miliardi di euro finali che verranno mobilitati, partendo però da un capitale iniziale di 21 miliardi.

COME FUNZIONA E COME SI RICHIEDE UN FINANZIAMENTO

Le istituzioni protagoniste del Piano Juncker sono il fondo europeo per gli investimenti strategici (Efsi), creato ad hoc, e la Banca Europea degli Investimenti (Bei). Il primo è dotato di un capitale iniziale di 21 miliardi di euro: 5 miliardi di euro vengono dalla Bei, mentre gli altri 16 miliardi dai fondi del bilancio UE. La Bei utilizza questi soldi per emettere obbligazioni e raccogliere fondi sul mercato per un totale di 60 miliardi, con cui iniziare i finanziamenti dei progetti. Qui si inserisce l’effetto moltiplicatore e l’arrivo di nuovi investimenti esterni. L’obiettivo è quello di partire da 21 miliardi, posti a garanzia, è raggiungerne tra il 2015 e il 2017 almeno 315 miliardi.

SONO QUASI 150.000 LE PMI COINVOLTE

Sono quasi 150.000 le Pmi europee che possono accedere ai nuovi finanziamenti. A specificarlo è stato il vice presidente della commissione Ue, Jyrki Katainen, responsabile del portafoglio "Occupazione, crescita, investimenti e competitività" che ha anche spiegato come, insieme alla Bei, la commissione europea abbia ottenuto grandi risultati negli ultimi 12 mesi: «Abbiamo sostenuto progetti energetici innovativi, centri sanitari, progetti di sviluppo urbano e di banda larga ad alta velocità. Abbiamo creato un polo che offre ai promotori di progetti servizi di consulenza e supporto tecnico. Abbiamo lanciato un nuovo portale in cui i promotori possono presentare i loro progetti agli investitori di tutto il mondo. Ma resta ancora da fare: dobbiamo continuare ad approfondire quel mercato unico che costituisce un'attrattiva unica nel suo genere dell’Unione, e gli Stati membri devono adoperarsi per eliminare gli ostacoli agli investimenti», ha aggiunto Katainen.

«Abbiamo lavorato per il supporto alle PMI dando strumenti di garanzia attraverso il sistema bancario, sostenuto corporate di media e grande dimensione nei loro progetti di innovazione e ricerca, ma anche su altri progetti di altro tipo», ha spiegato Scannapieco della Bei, sottolineando però che «sulle infrastrutture siamo un pochino indietro e questo porta alla luce una delle caratteristiche dell’Italia: dobbiamo cercare di lavorare per preparare meglio i progetti. Questa è un po’ una carenza».  Proprio in quest'ottica, il vicepresidente della Bei ha aggiunto che il Piano Juncker può essere d’aiuto ai problemi dell’Italia perché contiene  una componente di advisory e assistenza tecnica che si può mettere a disposizione di chi vuole realizzare nuovi progetti».

PER IL FUTURO SI VA VERSO UN PIANO 2.0 da 550 MILIARDI

E per il prossimi anni si punta quasi al raddoppio del Piano, sia in termini di tempi che di cifre, la strategia resta invece basata sull’effetto moltiplicatore generato dalle risorse della Banca europea per gli investimenti e dell’Unione europea. Secondo le prime ipotesi di rinnovo, l’orizzonte temporale del programma arriverà fino alla fine 2020, cioè al termine dell’attuale quadro finanziario pluriennale, aggiungendo quindi due anni e mezzo alla scadenza iniziale. Le intenzioni manifestate dalla Commissione Ue mostrano poi che ad aumentare dovrebbe essere anche la dotazione finanziaria del Piano Juncker 2.0, la quale dovrebbe passare dagli attuali 315 miliardi di euro previsti a circa 550.

Overview sul Sistema Creditizio illustrate dall’analista di settore UniCredit Mirko Rivetta

7 settembre 2016

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