Innovazione digitale, più social media che big data in azienda

Innovazione digitale, più social media che big data in azienda

I manager si sentono a loro agio con l’innovazione digitale in azienda. Ma ci sono ancora dei gap da colmare: l’obiettivo è la formazione continua online

Come si comportano i manager delle principali aziende in Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Polonia e Portogallo quando si parla di digitale? Ci sono luci e qualche ombra preoccupante messe in evidenza dalla Fondazione Istud, business school che si occupa di ricerca e formazione, nel suo studio pubblicato ad agosto 2016 sull’innovazione e del digitale in Europa.

Le@d 3.0 Academy ha indagato il livello di penetrazione del digitale nel lavoro quotidiano dei manager: per sei mesi, 420 manager (con una rappresentanza di genere ben bilanciata, 52% uomini e 48% donne) hanno raccontato il loro rapporto quotidiano con gli strumenti digitali.

OK IL DIGITALE, MA I BIG DATA COME SI USANO?

L’80% dei manager si dice a proprio agio nell’utilizzo degli strumenti digitali e il 60% usa i social media per far crescere il business. Il 30% però ignora cosa siano e a che servano i big data, il 30% non si sente competente. In breve ecco i risultati della ricerca:

– l’80% degli intervistati ha detto di usare e di sentirsi a proprio agio con gli strumenti digitali;

– il 30% si dichiara incompetente in materia;


– il 60% si serve dei social network per incrementare il proprio giro di affari;


– il 30% non sa cosa sono i big data;


– il 40% non riesce a utilizzare gli strumenti digitali nella risoluzione dei problemi;


– il 30% non riesce a gestire il proprio network interno ed esterno con i canali digitali.

 

Luci e ombre come dicevamo prima: il digitale si usa a partire dai social network, ma si fatica a capire come usare i big data che sono la vera rivoluzione del digitale come spieghiamo in questo articolo.

MANAGER POCO PRONTI ALLA SHARING ECONOMY

Prendiamo in esame adesso uno dei sei macro gruppi esaminati dalla ricerca: quello relativo alla costruzione della fiducia digitale (e-trust). Parliamo di sharing economy, dove il giudizio dei consumatori e il passaparola tra loro decreta il successo o il fallimento di un’azienda e del suo servizio.

Prima della sharing economy la costruzione della reputazione aziendale era di competenza degli uffici marketing e comunicazione. Oggi invece, con il digitale, questo processo diventa un elemento pervasivo che ricade su tutta l’organizzazione: dall’amministratore delegato, alle risorse umane, ai diversi profili che lavorano in azienda. La ricerca mette in luce come il 37% dei manager manifesti un gap di competenze in questa area e il 22% di questi esprima un bisogno di formazione nell’area dell’e-trust.

Gli altri 5 macro gruppi di competenze strategiche di leadership manageriale emerse dallo studio sono: le competenze digitali di base, quelle di e-communication (comunicazione digitale), di e-teamworking (lavoro di squadra digitale), di e-entrepreneurship (managerialità digitale), di e-innovation (innovazione digitale) e di e-lifelong-learning (apprendimento permanente digitale).

BIG DATA E SOCIAL NETWORK: FORMAZIONE CERCASI

A proposito degli effettivi bisogni di formazione tra i manager in area digitale, tra le voci verso le quali questi avvertono il maggior bisogno di attività formative mirate si evidenziano i big data per la presa di decisioni (priorità formativa per il 12%), e l’utilizzo dei social network e social media a scopi di business (priorità per il 9%).

La necessità di formazione, insomma, è riscontrata, ma ancora limitata: si potrebbe dire che molti avvertono i gap di competenza, ma sono ancora pochi quelli che si attrezzano veramente per colmarli. “Probabilmente – commenta Fondazione Istud – perché possano nascere nuovi innovation hub e piccole Silicon Valley in Europa, una maggiore presa di responsabilità in area digitale della classe dirigente continentale sarebbe auspicabile”.

FORMAZIONE, LE SOLUZIONI ESISTONO E SONO LOW COST

La soluzione per colmare i gap di conoscenza degli strumenti per capire e governare il digitale esistono, sono disponibili online e hanno costi estremamente accessibili (in alcuni casi sono anche gratuiti).

Un esempio è Coursera, piattaforma di formazione a distanza pensata come un vero e proprio percorso accademico con tanto di certificazione finale.

Ci sono i corsi online delle business school e delle grandi università come Stanford: grande varietà di risorse didattiche aperte a tutti e fruibili in modo semplice e senza immatricolazioni che offrono grandi vantaggi per gli studenti e anche per i manager.

Lynda.com, servizio e-learning recentemente acquisito da LinkedIn, fornisce ai membri un accesso a una library di oltre 3mila programmi con abbonamenti che partono da una ventina di euro al mese. C’è di tutto: dalla programmazione al web design, al fotoritocco a come si crea un blog e anche i tutorial didattici sui software applicativi di Microsoft, Adobe, Apple e Google. Molto richiesti e utili quelli su data analytics e mobile enterprise.

E poi c’è la miniera di video gratuiti su YouTube con esperti e tutorial per capire come usare i principali tool digitali come Google Analytics, che è la forma più semplice e immediata per entrare in contatto con i big data e la loro analisi a fini di business. Quel 30% di manager che non sa cosa siano può iniziare da una infarinatura di base.

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28 ottobre 2016

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