Aboliti gli studi di settore: cosa cambia per le PMI

Aboliti gli studi di settore: cosa cambia per le PMI

Arrivano gli “indicatori di compliance”: dati sintetici sull’affidabilità del contribuente. Addio agli studi di settore: ecco quello da sapere

Il Fisco cambia: addio ai vecchi studi di settore, parte la sperimentazione degli “indicatori di compliance”, una vera e propria pagella di affidabilità fiscale. L'obiettivo del Ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate è quello di semplificare il rapporto tra Stato e contribuente favorendo la “tax compliance”, cioè l'adempimento spontaneo agli obblighi tributari da parte del contribuente: un cambio di strategia nel contrasto all’evasione attraverso la prevenzione, il dialogo e la collaborazione. Scopriamo come cambiano le cose per quei 3,5 milioni di imprese e liberi professionisti che erano abituati agli studi di settore e adesso devono adeguarsi alle novità in vista.

Gli studi di settore sono uno strumento che il fisco italiano utilizza dal 1993 per rilevare i parametri fondamentali di liberi professionisti, lavoratori autonomi e imprese in vista del pagamento delle tasse. Con questo sistema vengono raccolti i dati che caratterizzano l'attività e il contesto economico in cui opera l'impresa (esempio per un negozio: quanto è grande il locale che lo ospita, in che zona si posiziona, quanti dipendenti, ecc) allo scopo di valutare poi la sua capacità reale di produrre reddito e di conseguenza l’imposta imponibile.

PERCHÉ LA NOVITÀ PIACE ALLE PMI

Gli studi di settore saranno sostituiti dai nuovi indicatori “con gradualità”, tranquillizza una nota del Ministero Dell'Economia e delle Finanze: dovrebbe esserci tutto il tempo per abituarsi al nuovo strumento. Secondo una nota di Rete Imprese Italia, il nuovo meccanismo guarderà solo “ai ricavi dichiarati, sempre integrabili in dichiarazione” che insieme ad altri elementi contribuiranno a definire l’affidabilità di imprese e autonomi “a cui è connessa la riduzione dell’attività di controllo”.

In questo modo quindi non dovrebbero esserci più problemi legati a ricavi “presumibili”. Nelle intenzioni del Governo gli studi di settore non costituiranno più uno strumento di accertamento, ma di selezione delle imprese, mirato a individuare il grado di “affidabilità e compliance” a cui è connessa la riduzione dell’attività di controllo.

In futuro, saranno semplificati i modelli e ridotti i “cluster” e il numero degli studi di settore. Inoltre, la prossima legge di Bilancio, sempre secondo l’associazione di artigiani e commercianti, dovrà contenere le modifiche normative e «l’atteso rafforzamento del sistema di premialità, destinato a ridurre la pressione fiscale sulle imprese più meritevoli».

INDICATORI DI COMPLIANCE: COSA SONO E COME FUNZIONANO

L’indicatore di compliance è un dato sintetico che fornisce, su scala da uno a dieci, il grado di affidabilità del contribuente. Se quest’ultimo raggiunge un punteggio elevato avrà accesso al sistema premiale che prevede l’esclusione da alcuni tipi di accertamenti e una riduzione del periodo di accertabilità.

Il nuovo indicatore funzionerà prevalentemente in base all’attività economica svolta dal contribuente e verrà costruito con una metodologia statistico-economica innovativa che prende in considerazione diversi elementi:

  • - gli indicatori di normalità economica (finora utilizzati per la stima dei ricavi) diventeranno indicatori per il calcolo del livello di affidabilità; invece dei soli ricavi, saranno stimati anche il valore aggiunto e il reddito d’impresa;
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  • - il modello di regressione sarà basato su dati panel (8 anni invece di 1) con più informazioni e stime più efficienti;
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  • - il modello di stima registrerà l’andamento ciclico dell’impresa senza la necessità di predisporre ex-post specifici correttivi congiunturali (i cosiddetti correttivi crisi).
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Al singolo contribuente saranno comunicati, attraverso l’Agenzia delle Entrate, il risultato dell’indicatore sintetico e le sue diverse componenti, comprese quelle che appaiono incoerenti. In questo modo, chi dovrà pagare le tasse sarà stimolato a farlo spontaneamente e incentivato a comunicare con l’Agenzia per migliorare la sua posizione sul piano dell’affidabilità.

Un’overview sull’economia dei territori per approfondirne le dinamiche, illustrate dall’analista Serena Frazzoni

18 ottobre 2016

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