Aziende colpite dal terremoto, ecco cosa fare per ripartire

Aziende colpite dal terremoto, ecco cosa fare per ripartire

Ripartire dopo il terremoto del 24 agosto 2016. Le 670 aziende di Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto cosa devono fare? L’esempio dell’Emilia Romagna

I terremoti devastano il territorio italiano e a farne le spese, negli ultimi anni, sono state le regioni del Centro. A fine agosto 2016 tra Lazio, Marche e Umbria le cittadine di Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto sono state ridotte a cumuli di macerie. E altre scosse hanno reso inagibili immobili commerciali lungo la dorsale appenninica del Centro Italia. Tra le difficoltà della ricostruzione, oltre restituire una casa agli sfollati, c’è quella di far ripartire l'economia della zona colpita nel più breve tempo possibile.

Secondo il Registro delle imprese sono 670 le aziende con sede ad Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto colpite dal terremoto del 24 agosto scorso. Nelle attività commerciali dei tre comuni più colpiti lavoravano, tra imprenditori e dipendenti, 812 persone. Il comune a maggior densità imprenditoriale è Amatrice con 417 imprese registrate (287 sono imprese individuali) e 458 gli addetti totali. La maggior parte di esse nel settore agricolo, con 156 imprese, quello commerciale 80 e 38 attività di alloggio e ristorazione. Presenti anche 61 imprese edilizie.

DOPO IL TERREMOTO SCATTA L’IMPEGNO CONCRETO

Un esempio virtuoso di intervento a favore delle aziende arriva dall'Emilia Romagna. Il sisma del 2012 ha interessato un'area molto industrializzata che produce circa il 2% del PIL nazionale. Far ripartire le attività commerciali e le imprese è stata da subito una delle priorità della Confesercenti regionale che si è mossa prontamente con una serie di interventi.

«Le imprese a noi associate che hanno subito danni – racconta Stefano Bollettinari, presidente della Confesercenti Emilia Romagna – sono state circa 350. La cosa più difficile è stata dover intervenire in un ambito molto vasto con le stesse sedi della nostra associazione che, subito dopo il sisma, erano inagibili e con alcuni nostri funzionari, addetti al supporto delle imprese, con l’abitazione danneggiata o inagibile».

A un anno dal sisma le richieste presentate alla Regione per i contributi alla ricostruzione di abitazioni e imprese attraverso il sistema telematico Sfinge ha registrato 294 richieste, per un valore di 180,3 milioni di euro. Altre aziende hanno fatto domanda tramite il Modello unico digitale dell'edilizia (Mude) e le coperture assicurative. Le aziende colpite in totale erano circa 23mila.

SISMA IN EMILIA: GLI AIUTI ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE

«Partendo dal monitoraggio delle aziende che avevano subito danni – spiega Stefano Bottinari – ci siamo attivati immediatamente per le richieste di indennizzo, per lo slittamento e la rateizzazione delle imposte, per l’ottenimento di crediti agevolati e i relativi accordi con gli istituti bancari».

Gli interventi dell’associazione sono stati numerosi e completi in ogni aspetto rivolgendosi anche al supporto verso le imprese soggette a delocalizzazione con assistenza “sul campo” da parte dei propri addetti e con accordi con i sindacati dei lavoratori Filcams, Fisascat e Uiltucs per erogare contributi finanziari.

«Sempre attraverso gli Enti Bilaterali – continua il presidente della Confesercenti Emilia Romagna – abbiamo inoltre contribuito al recupero e alla messa in sicurezza di una scuola materna in un Comune della provincia di Ferrara».

Una delle operazioni più significative, è stata poi l'acquisto di tre moduli in legno ad uso ufficio, dati alla Confesercenti Modena, per consentire l’assistenza in loco agli associati subito dopo il sisma. Molto efficace è stata anche la collaborazione con le banche. «L’accordo stipulato tra gli Enti Bilaterali (Confesercenti – Filcams – Fisascat e Uiltucs) e UniCredit – evidenzia Bollettinari – ha permesso alle imprese e ai lavoratori delle zone colpite di accedere a mutui a tasso zero per 12 mesi e fino a 50.000 euro».

CONSIGLI ALLE AZIENDE DANNEGGIATE DA UN SISMA

Ma cosa dovrebbe fare un’impresa che abbia subito danni a seguito di una catastrofe naturale come un terremoto? Per il presidente della Confesercenti Emilia Romagna è necessario non abbattersi, reagire subito in chiave proattiva e attivare i canali preferenziali con le istituzioni pubbliche e le associazioni di categoria. Con massima fiducia.

«Documentare il più possibile e fin dall’inizio i danni subiti – conclude Stefano Bollettinari –. In questo modo si potrà accedere ai contributi pubblici e ai finanziamenti bancari e chiedere il supporto della propria associazione di categoria, di professionisti specializzati e delle istituzioni pubbliche per far fronte sia alla prima emergenza che alle fasi successive di ricostruzione o ripristino della propria attività, passando attraverso i necessari e spesso gravosi adempimenti burocratici».

E poi guardare alle nuove opportunità, come quelle offerte dall’e-commerce e dal digitale. Un esempio sono i negozi della “zona rossa” dell’Aquila, in Abruzzo. Grazie alla formazione e accordi con piattaforme di vendita sono ripartiti quando ancora c’erano cantieri nel centro storico come abbiamo scritto in questo articolo.

7 novembre 2016

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