Gestione dei Big Data, i vantaggi per le aziende italiane

Gestione dei Big Data, i vantaggi per le aziende italiane

Fabio Rizzotto, senior director di Idc Italia, ci spiega i vantaggi della gestione dei Big Data. Che saranno fondamentali per i nuovi ecosistemi digitali

Dai social network ai siti di e-commerce, l’immensa mole di dati che transita su internet è un tesoro destinato a crescere sempre di più quando in un futuro molto vicino, grazie ai sensori elettronici, miliardi di dispositivi saranno connessi all'Internet of Things (cos’è e come funziona l’Iot in questo articolo).

Entro il 2020, secondo Idc Italia, gruppo specializzato in ricerche di mercato, consulenza e organizzazione eventi in ambito IT e TLC,  il volume dei Big Data raggiungerà i 44 zettabyt. Si tratta di una mole di informazioni impressionante, visto che un solo zettabyte equivale a 1 triliardo di byte. Per farsi un' idea più concreta, si può esemplificare così: questa quantità di dati corrisponde a 180 milioni di volte tutti i libri conservati nella Biblioteca del Congresso di Washington.

Non facile capire da che parte iniziare a esaminare i Big Data. In più, c’è il discorso più complicato delle informazioni disaggregate o “non strutturate”, che nel 2020 arriveranno a valere l'80% dei dati complessivi presenti sui server di tutto il mondo. Si tratta di dati più difficili da memorizzare nei database perché non numerici, ma disponibili sotto forma di immagini, video, testo e documenti digitali.

IN ITALIA TANTI SMARTPHONE PER PRECISI “DATI MOBILI”

Per quanto riguarda, nello specifico, il futuro del mercato italiano dei prodotti e servizi legati ai Big Data, secondo gli analisti di Idc Italia, è destinato a crescite a due cifre. Se il 2015 si è chiuso con un fatturato totale di 198 milioni di dollari, già per il 2016 si arriverà infatti a raggiungere quota 253 milioni, che diventeranno 451 milioni nel 2019: si tratta quindi di quasi un raddoppio nel corso dei prossimi tre anni.

All’interno dell’universo dell’informazione digitale, poi l’incidenza dei “dati mobili” (quelli che provengono dalle rivelazioni via tablet e smartphone) aumenterà sempre di più, arrivando al 40% nel 2025. Grazie a questa parte di Big Data le aziende potranno quindi studiare ancora meglio e con più precisione le tendenze dei consumatori, utilizzando campagne di marketing sempre più appropriate e personalizzate, con la capacità di scegliere al meglio l'uscita dei prodotti più graditi al pubblico e basandosi sulle scelte che i clienti fanno in movimento nei negozi. 

DATI ALLA MANO: COME SI MIGLIORA IL BUSINESS?

Ma a cosa servono i Big Data e come migliorano il business delle aziende? Secondo le analisi di Idc Italia, elaborate in esclusiva per CorrierEconomia, si parla di queste motivazioni.

– Quasi la metà delle aziende italiane interessate alla loro gestione, per l' esattezza il 48%, lo fa con l’obiettivo di portare avanti progetti di riqualificazione legati alla “mitigazione dei rischi”.

– La buona gestione dei dati «diventa un’opportunità anche per la security aziendale» spiega Rizzotto, sottolineando che l’importanza di questa pratica per una maggiore protezione da frodi e cyberattacchi alle reti aziendali, in questo momento una spina nel fianco per la loro economia (soprattutto di chi offre servizi online compreso l’e-commerce).

– Altro ruolo fondamentale svolto dai Big Data è quello di fungere da vero e proprio “motore dell’innovazione”: infatti il 40% delle aziende, comprese le PMI, vede in questo un' opportunità per lanciare nuovi servizi, modelli e processi di business. Capire il comportamento e le aspettative dei clienti permette di pianificare, per esempio per un esercizio commerciale, orari di apertura straordinari di un negozio o il giorno ideale della settimana per rifornire il magazzino oltre che richiamare target profilati di clienti in occasione di eventi speciali come saldi o anteprime.

– Il 38% delle imprese intervistate da Idc intravede poi nell’utilizzo dei Big Data anche concreti obiettivi di miglioramento delle relazioni con clienti e fornitori. Non bisogna infatti mai escludere che «accanto alle tecnologie hi tech serve il prezioso apporto umano», ricorda Rizzotto. Questo significa non girare intorno al problema, ma grazie ai numeri andare dritti alla soluzione.

I BIG DATA PORTERANNO ALLE STRATEGIE IN TEMPO REALE

«Le informazioni oltre che elaborate in termini di volumi e quantità, per le aziende diventano elemento di successo se analizzate per mettere in atto nuovi modelli di business»: a dirlo è Fabio Rizzotto, senior director di Idc Italia, parlando della possibilità di monetizzare il valore delle informazioni esistenti che provengono da fonti più disparate. «Con l'avvento dell'economia digitale interconnessa e la proliferazione di smartphone e tablet, ci aspettiamo che una parte crescente del flusso dati venga elaborato in tempo reale», continua Rizzotto.

Ma serve creare un nuovo ecosistema digitale per operare a livello sempre più profondo contaminando imprese italiane di ogni dimensione lungo intere filiere. «La trasformazione digitale delle aziende italiane sta entrando a diretto contatto con gli elementi più sensibili del business: competenze, visione, collaborazione, stile di innovazione - ha evidenziato ancora Fabio Rizzotto in occasione dell’Innovators Circle a Milano a ottobre 2016 –. La capacità di amalgamare queste leve con nuove architetture e soluzioni tecnologiche sarà determinante per rispondere alle esigenze di dinamismo e velocità dettate dagli ecosistemi digitali».

24 novembre 2016

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