Smart working, ecco quali sono i vantaggi per le aziende

Smart working, ecco quali sono i vantaggi per le aziende

Anche le PMI possono beneficiare dei vantaggi dello smart working. Ma per ottenere davvero la massima efficacia dal lavoro agile bisogna agire così

Il lavoro agile in Italia non è più un’utopia, né una nicchia, ma una realtà rilevante e in crescita che coinvolge attualmente 250mila lavoratori ed è in grado di offrire una boccata di innovazione e flessibilità al mercato del lavoro. Queste le riflessioni emerse dai risultati della ricerca dell'Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, secondo il quale il 2016 è stato un anno di svolta in Italia. 

Negli ultimo mesi, infatti, «alla crescente diffusione dei progetti delle imprese si è accompagnata una sempre maggiore consapevolezza a livello istituzionale, con l’avanzamento dell’iter del disegno di legge del Governo approdato in Parlamento», ha commentato Mariano Corso, responsabile scientifico dell'Osservatorio Smart Working. Tuttavia, ci sono ancora della sfide importanti da affrontare, come l'applicazione alla Pubblica Amministrazione e soprattutto la maggiore diffusione tra le PMI ancora troppo spesso restie a questa innovazione.

AZIENDE ATTENZIONE: QUESTO È UNO SMART WORKER

Lo smart working in Italia è una realtà rilevante mostrando grandi potenzialità di espansione. Facendo riferimento al solo lavoro subordinato, i lavoratori “smart” – ossia tutti quei lavoratori che godono di maggiore libertà sulla scelta delle modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati - sono già 250mila, circa il 7% del totale di impiegati, quadri e dirigenti e sono cresciuti del 40% rispetto al 2013.

Il profilo medio è quasi sempre uomo (circa nel 70% dei casi) con età media di 41 anni e residente al Nord (nel 52% dei casi, nel 38% al Centro e solo nel 10% al Sud) e gode di benefici nello sviluppo professionale, nelle prestazioni lavorative e nel work-life balance (ne abbiamo parlato in questo articolo) rispetto ai dipendenti che operano secondo modalità tradizionali.

PMI, CANTIERE APERTO: ECCO SU COSA LAVORARE

«Lo sviluppo dello smart working in Italia è un fenomeno ormai irreversibile, ma perché abbia effetti di grande portata sull’organizzazione del lavoro del Paese rimangono alcuni “cantieri” aperti su cui aziende, istituzioni, sindacati e mondo della ricerca devono lavorare assieme», rileva Fiorella Crespi, direttore dell'Osservatorio Smart Working, riferendosi soprattutto alla categoria delle PMI, considerata come il primo settore su cui concentrarsi. Proprio nelle medie e piccole imprese persiste infatti una barriera culturale che ostacola lo sviluppo del lavoro agile, anche se l'aumento di consapevolezza fa ben sperare per il futuro.

Ben il 30% delle grandi imprese nel 2016 ha realizzato infatti progetti strutturati di Smart Working, con una crescita significativa rispetto al 17% dello scorso anno, a cui si aggiunge l'11% che dichiara di lavorare secondo modalità “agili” pur senza aver introdotto un progetto sistematico. Una situazione ben diversa si riscontra invece per le PMI, tra cui la diffusione di progetti strutturati è ferma al 5% dello scorso anno, con un altro 13% che opera in modalità Smart in assenza di progetti strutturati. Uno scarso interesse dovuto alla limitata convinzione del management e alla mancanza di consapevolezza dei benefici ottenibili, anche se aumenta il numero di PMI interessate ad un'introduzione futura (il 18%).

SMART WORKING? COME OTTENERE MASSIMA EFFICACIA

Per essere il più possibile efficace, un progetto di smart working dovrebbe agire su più leve: flessibilità di luogo e di orario, riorganizzazione degli spazi e creazione di un sistema di performance management per obiettivi. Lo studio del Polimi fa notare però che spesso i progetti nascono da specifici sponsor aziendali con un’attenzione su uno specifico elemento e solo in un secondo momento si allineano altri aspetti.

Il 90% dei progetti realizzati in Italia ha introdotto la flessibilità nel luogo di lavoro, la leva più diffusa seguita dalla flessibilità nella gestione dell’orario (73%), dal lavoro saltuario in altre sedi aziendali (54%), da quello sempre saltuario in altri luoghi come spazi di coworking (51%) e infine dalla riprogettazione degli spazi fisici (40%).

BENEFICI DELLO SMART WORKING: CARRIERA PIÙ EQUILIBRATA

I “lavoratori agili” rilevano effetti positivi nello sviluppo professionale e nella carriera, nelle prestazioni lavorative e nel work-life balance . L'analisi dell'Osservatorio Smart Working sfata infatti alcuni timori tipici legati all'applicazione del lavoro agile. Ecco quindi che gli smart worker appaiono decisamente più soddisfatti rispetto alla media dei lavoratori riguardo allo sviluppo professionale e la carriera: il 41% valuta eccellente la propria capacità di sviluppare abilità e conoscenze utili per un’evoluzione professionale rispetto al 16% del campione complessivo. Una valutazione che vale in particolar modo per le donne smart worker, per le quali il livello di soddisfazione è maggiore del 35% rispetto a quelle che lavorano in modo tradizionale (per gli uomini la differenza è pari al 22%).

Infine, chi gode di maggiore flessibilità sul lavoro è più soddisfatto della media nella capacità di gestire la vita professionale e privata: il 35% è molto soddisfatto di come riesce a organizzare il proprio tempo (rispetto al 15% di media) e il 29% riesce sempre a conciliare le esigenze personali e professionali (rispetto al 15% di media), anche in questo caso con un maggiore beneficio per le donne rispetto agli uomini. La palla dalle aziende corporate, già avviate sulla strada del lavoro smart, passa alle piccole e medie imprese: per rimanere competitivi sul mercato italiano e globale serve ottimizzare le risorse per mettere il turbo al business. È ora di ripensare il lavoro in chiave “smart”.

24 novembre 2016

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