Franchising, numeri vincenti: i punti vendita sono 51mila

Franchising, numeri vincenti: i punti vendita sono 51mila

Il franchising ha resistito alla crisi meglio del commercio tradizionale. Quelli vincenti? Moda e alimentare. E ci sono ancora ampi margini di crescita

12 dicembre 2016

I numeri del franchising in Italia sono vincenti? Se consideriamo con attenzione le cifre fornite dal Centro Studi Rds, una delle società che organizza il Salone del franchising a Milano, questo settore del commercio al dettaglio ha resistito meglio alla crisi rispetto al tradizionale. Ma non sta ancora marciando a tutta velocità e ci sono ampi margini di crescita. Vediamo quali.

NUMERI DEL FRANCHISING IN ITALIA: C’È FUTURO

Antonio Fossati, direttore di Rds company, che insieme a Fiera Milano organizza il Salone del Franchising, in scena nel capoluogo lombardo ai primi di novembre, commenta: «È un momento molto buono, i dati ci dicono che il settore è cresciuto l'anno scorso dello 0,6% e quest'anno nel primo semestre dello 0,5%; è un settore che occupa 200mila addetti e ha 54mila punti vendita, l'1,2% del PIL italiano». Il fatturato supera quota 23 miliardi di euro. L’Italia offre margini di crescita: il franchising rappresenta il 7% dell’intero commercio, una percentuale che è la metà del valore che ha in Francia o Germania.

DAL MERCATO DI MASSA A MASSA DI TANTI MERCATI

Quali sono i settori vincenti del franchising in Italia? Eccoli: abbigliamento (+2,3%) e food (+2%) e che promettono una crescita ampia e costante anche nei prossimi anni. Non è solo un affare per grandi brand, il franchising sta riscoprendo anche i vecchi mestieri artigianali, mentre alle realtà consolidate si affiancano le tendenze emergenti. «Moltissime proposte sono “di nicchia” come il fashion che offre adesso anche negozi di soli accessori oltre alla segmentazione bambino, etnico, premaman, donna; il food etnico offre vegano, etnico, regionale e pub; si è passati da un mercato di massa a una massa di tanti mercati in cui ognuno può e deve cercare il proprio spazio», conclude Fossati.

NESSUN PROBLEMA PER GLI OVER 36 E CON POCO CAPITALE

«Il franchising rimane importante per l’occupazione, soprattutto giovanile: il 26% dei franchisee ha un’età compresa tra 25 e 35 anni e il 61% tra 36 e 45 – dice Mario Resca, presidente Confimprese –. La crescita occupazionale rispetto al 2015 è stimata nel 18%». Perché piace il franchising? Dà qualche sicurezza in più rispetto al negozio di proprietà: il tasso di chiusura di quello in franchising è del 33% minore rispetto al commercio tradizionale nel periodo 2011-2014 preso in esame dallo studio di Rds. Altro punto di forza del franchising? Un capitale iniziale che, nel 61% dei casi, è inferiore ai 50mila euro.

VENDERE “MADE IN ITALY” ALL’ESTERO: SI PUÒ FARE

Franchising all’estero: perché no? A patto che i prodotti siano “Made in Italy” e che i mercati siano quelli emergenti. «Quest’anno apriremo oltre 400 nuovi punti vendita fuori dai nostri confini – spiega ancora Mario Resca – con una crescita di oltre il 30% rispetto ai risultati del 2015». I mercati più dinamici sono gli Stati Uniti con un +20% di domanda per i nostri prodotti, secondo i dati di Confimprese, seguiti dalla Germania con un +10,6% e dall’India con un +10,3%. Ma il “Made in Italy” ha attirato anche l'attenzione della Cina, dove il franchising è un fenomeno molto sviluppato. Attenzione che si è tradotta in un progetto (Tuscany Village) per inserire marchi in franchising italiani in 50 centri commerciali in Cina.

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