Imprese artigiane, è boom per gli under 35 in Italia

Imprese artigiane, è boom per gli under 35 in Italia

Mani al lavoro e testa in azione: gli under 35 in Italia aprono imprese artigiane che trasformano in start up del Made in Italia grazie al digitale

A lungo considerato un relitto del passato, superato da forme più moderne di organizzazione industriale, il lavoro artigiano conosce una nuova giovinezza. Grazie alle tecnologie e il digitale l’Italia è in una posizione privilegiata per intercettare creativamente questo fenomeno.

«Nel lavoro artigianale c’è la vera identità del “Made in Italy” dove si combinano tradizione e innovazione. Per questo è importante non solo stimolare la nascita di queste realtà produttive, anche attraverso un ricambio generazionale che consenta di non disperdere uno straordinario patrimonio di saperi, ma anche diffondere i vantaggi della digitalizzazione per sfruttare al meglio le opportunità della rete», ha dichiarato il presidente di UnionCamere Ivan Lo Bello.

BOOM DI IMPRESE E ARTIGIANI UNDER 35

Dal 2014 a oggi in Italia sono nate 242.990 imprese artigiane, pari al 23,7% del totale delle imprese costituite nello stesso periodo: i numeri arrivano dall’analisi del Centro studi della CNA pubblicati i primi giorni di dicembre 2016. Dal report emerge che le nuove imprese artigiane si sono concentrate principalmente in una manciata di settori: edilizia (94.378 nuove unità), manifatturiero (49.940), servizi per la persona (24.231), ristorazione (14.692),  servizi di pulizia (13.337) e autoriparazioni (9.190).

Particolarmente rilevante è stato l'apporto dagli under 35: Movimprese, la rilevazione condotta periodicamente da UnionCamere-InfoCamere, osserva che nei primi 9 mesi del 2016, sono nate complessivamente circa 90mila imprese under 35 (pari al 31% del totale di quelle nuove nate in Italia), il 14% delle quali è attiva nelle costruzioni e il 10% nei servizi di alloggio e ristorazione.

STORIE DI ARTIGIANI TRA LA TRADIZIONE E IL DIGITALE

Da queste storie che ha raccolto il sito InsiemePer di UniCredit possiamo sintetizzare tre consigli da mettere in pratica per chi è artigiano o per chi vuole diventarlo:

1 – Avere un’idea innovativa

Parte tutto dall’idea che diventa progetto (il business plan) e poi prodotto. La differenza non è solo nell’intuizione, ma soprattutto nella realizzazione. Chi ha la fortuna di ereditare l’azienda di famiglia può diversificare come hanno fatto Linda Calugi di Twins Florence, Riccardo Marchesi di Plug & Wear e Giovanni De Lisi di Greenrail.

2 – Creare pezzi unici

Vietato pensare di fare concorrenza ai prodotti del mercato di massa: l’artigiano deve esprimere il suo business nel creare pezzi unici o quantomeno non fatti in serie. Magari sperimentando materiali inusuali: come hanno fatto Adriana Santanocito ed Enrica Arena di Orange Fiber che dallo scarto degli agrumi (la cellulosa contenuta nelle bucce: qui la loro storia) sono riuscite a ottenere un filato che al tatto è morbido come la seta. O le fiabe on-demand e personalizzate di Mariarosa Ventura, ex manager e ora scrittrice con il blog “Fiabe in costruzione” (qui la sua storia).

3 – Puntare al Made in Italy

Questo è il tormentone del momento: o “Made in Italy” o è meglio lasciar perdere. Ma è bene inserirsi in una nicchia del mercato e diventare un punto di riferimento. Quello che hanno fatto i soci di Mida+, che si definiscono contadini 2.0: dall’olio di oliva (e girasole) hanno brevettato un procedimento per ottenere una massa grassa da usare nell’industria alimentare al posto dell’olio di palma. O la start up Nano che, con il marchio Diferente, vende spumante senz’alcol grazie a un brevetto che mantiene intatto l’aroma del vino.

12 dicembre 2016

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