Appathon, il mobile payment secondo Alessandro Scauzillo

Appathon, il mobile payment secondo Alessandro Scauzillo

Alessandro Scauzillo è uno dei vincitori di Appathon, l’hackathon di UniCredit. Il suo mobile payment è adesso una app a disposizione dei clienti

Fintech e start up innovative sono settori che offrono opportunità per sviluppare nuovi servizi. Ma chi crea le app che ogni giorno milioni di utenti usano sui loro smartphone e tablet? Per l’Italia, ecco Alessandro Scauzillo (nella foto), nato a Roma e classe 1986 e dal 2014 in Ubis (UniCredit Business Integrated Solutions), la società globale di servizi di UniCredit. Scauzillo ha partecipato  al primo Appathon, l’Hackathon finanziario organizzato daUniCredit, nell’UniCredit Tower a Milano: è arrivato secondo insieme a Simone Federico Giordano, Dario Palumbo, Simone Fumagalli, Luigi D’Acunto e Tommaso Sorrentino c, vincitori anche del premio Adobe per il miglior graphic design.

Dove ha cominciato?

«Ho una laurea di primo livello in ingegneria elettronica, poi di secondo livello in ingegneria per le telecomunicazioni e i servizi. Adesso frequento un Master dove mi occupo del lato organizzativo e dell’innovazione».

Come è arrivato ad Appathon e con che gruppo di lavoro?

«Grazie ad amici e conoscenti. Prima ci trovavamo informalmente per discutere di nuove idee per fare business. Poi, ci siamo iscritti come team. Ognuno aveva le skill necessarie per rispondere all’evento. Mancava solo la figura di marketing specialist, ma con un semplice scouting tra amici e colleghi abbiamo completato il team».

Come avete lavorato in gruppo durante le 48 ore di gara?

«Abbiamo pensato a una serie di idee, ne abbiamo scartate molte strada facendo e alla fine presentare tre: prelievo smart da remoto senza bancomat, calcolo di un mutuo in tempo reale per una casa, scambio di denaro via smartphone. Tutte e tre erano concept app».

Avete visto realizzata un’applicazione tra le vostre proposte?

«Dopo un anno UniCredit ha sviluppato il prelievo smart sulla app ufficiale del gruppo per i loro clienti. Era uno dei tre progetti proposti dal team durante Appathon nel 2014. Davvero una bella soddisfazione».

Come creare un dream team  e una start up innovativa?

«Il primo consiglio è quello di considerare questo business come un lavoro e non un passatempo perché l’impegno è a tempo pieno, compresi i sabati e le domeniche. Il settore è molto competitivo grazie alla globalizzazione e su 100 progetti la probabilità di successo e nell’ordine dell’1%. Perciò, secondo consiglio, mai arrendersi alle prime difficoltà e agli insuccessi. Terzo: raggruppare persone fidate e con le capacità necessarie e già testate sul campo ai tempi dell’università. In questo modo si accorciano i tempi e si raggiungono prima i risultati. Ultimo consiglio? I rapporti umani, sempre importantissimi. Non bisogna trascurare la comunicazione: siamo nel campo dell’innovazione, bisogna spiegarla e farla comprendere agli investitori  per far accettare loro anche il rischio nell’investire in una start up.


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1 aprile 2016

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