Italfrutta, la start up nasce all’Ortomercato di Milano

Italfrutta, la start up nasce all’Ortomercato di Milano

Due giovani laureati rilevano uno stand all’Ortomercato di Milano e fondano Italfrutta. Battono lo scetticismo e portano innovazione con i social network

Tra le 10 start up premiate a Expo Milano in tema cibo e innovazione c’è Italfrutta. La società di distribuzione è di due giovani siciliani, Umberto Musso (nella foto in primo piano) e Sandro Todaro (nella foto con il papà di Umberto), che da un anno ha aperto uno stand all’interno dell’ortomercato di Milano e punta su prodotti ortofrutticoli di qualità e di nicchia da proporre a clienti italiani e internazionali. Un percorso non canonico per i due giovani imprenditori, che in un business molto tradizionale con  idee di marketing innovative  hanno portato benefici anche ai loro clienti soprattutto per l’export.

Amici fin dal liceo, laurea in ingegneria elettronica al Politecnico di Catania per Sandro e in management alla Bocconi di Milano per Umberto, a 25 anni hanno deciso di non mandare in giro curricula, ma di fondare Italfrutta. «Da giovani abbiamo avuto esperienze nel settore di vendita di frutta e verdura per mantenerci durante l’estate. Una volta laureati non c’erano proposte di lavoro alettanti e allora abbiamo preso coraggio per iniziare con uno stand all’Ortomercato di Milano», ci spiegano con un piglio da veterani nonostante la giovane età.

Innovazione e grinta per rilanciare l’ortofrutta a Milano

La chiave per essere competitivi in un mercato come quello dell’ortofrutta è stata la voglia di aggiornarlo con i tempi. «La crisi non c’entra, il vero problema è che l’ortomercato di Milano è un posto fatiscente e con persone vecchie che sono in questo business da decenni», ci dicono Sandro e Umberto. La struttura di via Lombroso a Milano è il principale mercato all'ingrosso del Nord Italia: al suo interno viene movimentato il 10% della merce che transita complessivamente all'interno di tutti i mercati ortofrutticoli italiani.

Un esempio? L’utilizzo dei social network per farsi conoscere alle multinazionali e raggiungere i piccoli produttori locali. Nessuno lo aveva fatto prima di loro. Per Sandro e Umberto è arrivata l’occasione con Dole che li ha ingaggiati come coordinatori del progetto “I Maestri delle Frutta”, idea che promuove  rivenditori di qualità come ponte tra commercianti al dettaglio e all’ingrosso.

«Ci vuole passione e rabbia per reagire e creare il business in Italia. Non importa ciò che si è studiato all’università: ci vuole anche la fame di voler fare esperienze nuove e adattarsi. Poi il background scolastico alla lunga esce e aiuta. La capacità di analisi e problem solving è il classico esempio di quello che studi e che poi devi applicare a qualsiasi business», dice Umberto.

«Con la crisi abbiamo anche avuto la fortuna di trovare un’azienda che ci ha venduto la concessione (120mila euro) con una ragionevole rateazione e questo ci ha permesso di iniziare il business. Abbiamo aggiunto al budget di acquisto qualche altro migliaio di euro per la ristrutturazione del nostro spazio», continua Sandro. «Il business plan non l’abbiamo fatto. Non siamo una start up innovativa ma un business tradizionale perciò non vedevamo molte alternative rispetto a un percorso classico per questo tipo di attività. Ancora dopo un anno andiamo in autonomia e non sentiamo la necessità di presentare piani a investitori», aggiunge Umberto.

«I prossimi passi sono quelli dell’export con piccole aziende agricole italiane per portare le loro eccellenze all’estero: in questo caso noi facciamo anche consulenza per migliorare il packaging e la presentazione del prodotto e questo tipo di servizio siamo gli unici a fornirlo all’ortomercato di Milano. Poi c’è la voglia di entrare nella Gdo (supermercati e ipermercati) perché nel Nord Italia la grande distribuzione è leader per la vendita di frutta e verdura». L’export è un fattore di crescita per il settore: nei primi cinque mesi del 2015, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, il valore ha mostrato un andamento positivo per tutte le voci del segmento. In particolare va molto bene il comparto orticolo, con una crescita in valore del 12,7%, a cui però corrispondono una contrazione in volume del 2,3%, probabile segno di un miglioramento della qualità del prodotto esportato. «Con il senno di poi lo rifaremmo, perché le soddisfazioni sono tante e sono arrivate dopo solo un anno di attività», concludono i due soci di Italfrutta che stimano di raggiungere un fatturato di circa 6 milioni di euro per la fine del 2015.

I NUMERI DELL’ORTOFRUTTA IN ITALIA

I numeri di Agrinsieme (aziende e cooperative di Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative italiane) testimoniano l’importanza del  settore ortofrutticolo che esporta per 7 miliardi di euro ed è il primo asset agricolo sui mercati terzi. Nel 2014, su un valore della produzione agricola italiana di oltre 50 miliardi di euro, quello delle produzioni ortofrutticole fresche ha sfiorato i 12 miliardi rappresentando quasi un quarto del totale della produzione agricola nazionale.

1 aprile 2016

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