Start up e innovazione, 6 consigli dal Ceo di Monkeyparking

Start up e innovazione, 6 consigli dal Ceo di Monkeyparking

Come fare business con una start up nei dei servizi e nell’innovazione? Ecco i 6 consigli di Paolo Dobrowolny, Ceo della app MonkeyParking

MonkeyParking è una start up nata nel 2013 da un’idea di tre giovani romani classe 1982: Paolo Dobrowolny (nella foto), Roberto Zanetti e Federico Di Legge. Il loro progetto era semplice: mettere in contatto chi cerca un parcheggio per l’auto con chi sta per liberarne uno. Si sarebbe trattato di un mercato last minute in cui chi cercava parcheggio si recava sul posto che si stava per liberare e chi stava liberando un posteggio avrebbe potuto guadagnare qualche euro fornendo semplicemente indicazioni a un altro automobilista. Il primo test a Roma nei pressi del cinema Lux, quartiere Salario, fu un flop: nessuno voleva pagare il parcheggio, figurarsi tirar fuori qualche spicciolo per avere “la soffiata”. Paolo Dobrowolny decise allora di andare per tre mesi a San Francisco con il business concept. In un coworking la app è diventata realtà e ha debuttato sul mercato: 10mila download in poche settimane e i primi problemi con il municipio californiano che intimava di chiudere prima di procedere a vie legali. La paura dei consiglieri comunali era la vendita del parcheggio, che è uno spazio pubblico e quindi non vendibile. In sintesi: non contestavano il servizio di informazione utile a sapere dove parcheggiare. Dopo San Francisco anche i comuni di Santa Monica e Philadelphia hanno proibito il servizio per legge. Ma i tre romani non si sono persi d’animo e hanno cambiato strategia: il business model ha iniziato a prendere in considerazione solo spazi privati (parcheggi o garage) messi a disposizione dai proprietari: chi vuole parcheggiare l’auto paga un abbonamento mensile e trova di sicuro posto.

Abbiamo chiesto a Paolo Dobrowolny, che guida MonkeyParking, di sintetizzare in sei consigli l’esperienza della start up.

UN SALTO FORMATIVO IN SILICON VALLEY

«Creare una start up è difficile e il rischio di chiudere dopo pochi mesi è alto. Allora vale la pena per tre mesi utilizzare il visto e andare negli Usa in Silicon Valley e sfruttare completamente le occasioni di un ambiente fertile e che offre occasioni di incontro per sviluppare progetti. Poi si torna in Italia e si mette a frutto l’esperienza. Non dimentichiamo che in Italia ci sono figure professionali e competenze molto alte, che costano un terzo di quello che potrebbero costare in California. Un vantaggio da sfruttare».

CONDIVIDERE I PROGETTI E NON NASCONDERLI

«Una volta in Silicon Valley, bisogna evitare l’errore tipico della cultura imprenditoriale italiana e “nascondere” il progetto per paura che qualcuno possa rubare l’idea. Il princxipio diffuso è la condivisione con più persone e il confronto con altre start up per crescere e ricevere consigli utili. Non vince chi crea un servizio prima di altri, ma chi lo crea meglio di altri: è la qualità l’enzima fondamentale».

FREQUENTARE GLI EVENTI PER START UP

«Se è una buona idea, c’è sicuramente già qualcuno che la sta mettendo in pratica da qualche parte del pianeta. Basta fare un giro a qualche evento qui a San Francisco per capire quante idee ci sono in giro. Quello che farà la differenza sarà come queste idee saranno sviluppate».

FARE TESORO DI TUTTI I FEEDBACK RICEVUTI

«Per realizzare un’idea non c’è niente di più prezioso di ricevere feedback. Un perfetto estraneo che vi spiega come mai userebbe o non userebbe il vostro servizio vale ben più del rischio che quella persona si metta a fare la vostra stessa cosa».

QUALCUNO VI COPIERÀ

«Se l’idea è buona e l’esecuzione inizia a portare dei risultati, la vostra idea sarà copiata. A noi è successo proprio così: un mese dopo essere usciti su tutti i giornali sono sbucate due aziende che cercavano di fare la stessa cosa».

ASPETTATE A VENDERE ALLE AZIENDE

«In Silicon Valley sono le stesse start up che si muovono e vanno a proporsi alle grandi aziende mentre in Europa viviamo un fenomeno contrario. L’esempio americano prevede che si sia ben strutturati perché non serve bussare alle porte per proporsi, ma bisogna studiare in anticipo chi saranno i destinatari del servizio a livello aziendale. Fare uno screening del mercato prima di mettersi al lavoro per creare una start up è fondamentale per impostare anche il percorso di crescita e l’eventuale acquisto dopo qualche anno per entrare in un’azienda più grande».

1 aprile 2016

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