Divani a regola d’arte, appoggiati alla rete degli artigiani

Divani a regola d’arte, appoggiati alla rete degli artigiani

Faceva il tappezziere. Non ha puntato sull’high-tech ma su un prodotto tradizionale, il divano, da declinare in versione d’arte e con una struttura aziendale super-flessibile. Così Alexandro Fini ha fatto il suo salto di qualità

Da apprendista tappezziere a 15 anni a fondatore di un’azienda specializzata nella produzione di divani di alta gamma il passo sembra breve e lineare. In realtà fra i due estremi della storia di Alexandro Fini ci sono più di vent’anni, passati prima a imparare il mestiere, poi in Libia con la famiglia. L’obiettivo era raggiungere il suocero proprietario di un’azienda che ovviamente faceva divani. In tutto questo c’è stato spazio anche per sette anni in Mondadori a fare altro.

LA VOGLIA DI FARE IMPRESA DA SOLO

Ma la passione per i sofa rimane e inizia a frullare l’idea dell’avventura solitaria. Il progetto prende forma, fino a quando nel 2013 Alexandro Fini, 39 anni, decide di fare il grande passo. Sconsigliato da molti, molla il lavoro e apre un’azienda di divani molto speciali. «Per qualche anno ho cullato il sogno di un progetto che prendeva forma nella mia testa», racconta. «Poi quando sono partito avevo ben chiaro cosa volevo fare, anche se non è sempre facile tradurre tutto nella realtà».

UN’AZIENDA FAMILIARE, SNELLA, A COSTI RIDOTTI

L’esperienza degli anni precedenti però è stata importante. Alexandro Fini si struttura come un’azienda familiare, snella, con pochissimi costi fissi. Con sede a Quarrata in provincia di Pistoia, la città del mobile, Fini può appoggiarsi a una solida rete di collaboratori, artigiani specializzati nell’imbottito che lo aiutano a far nascere i suoi divani. Parliamo di una produzione top, dove la scocca del divano diventa una cornice e la spalliera riproduce un’opera d’arte.

SEDERSI SU UN VAN GOGH

«Sedersi all’interno di un quadro di Van Gogh, di Klimt, di Picasso o di Renoir era per me il modo di vivere l’arte non solo come immagine da ammirare, ma anche come spazio da vivere». La personalizzazione dei prodotti con la creazione di pezzi unici è la strada scelta dall’imprenditore toscano che, grazie a una chiacchierata al Salone del mobile, sforna anche The Pot, un enorme vaso con dentro un ulivo, pianta toscana per eccellenza, che si trasforma in tavolo.

UN TAVOLO VERDE PER LE HALL

«Al Salone si diceva che non ci fosse nulla che fondesse arredamento e natura». Nasce così il tavolo che vuole portare il verde ovunque dall’appartamento alla hall di un albergo o di un centro commerciale. «Convivialità intorno alla natura senza dimenticare l’aspetto tecologico con prese Usb, bluetooth e pannelli solari». L’high tech è importante per il lancio del prodotto negli Stati Uniti che sarà preceduto da una campagna di crowdfunding su Kickstarter.

CROWFUNDING GUARDANDO AGLI USA

In questo modo Fini presenta il suo progetto online a una platea di potenziali investitori cercando fondi per l’industrializzazione del tavolo che permetterebbe di abbassare gli elevati costi di produzione. «In Italia l’industrializzazione ha costi proibitivi e poi negli Usa c’è una maggiore disponibilità verso i progetti innovativi. Gli americani sono capaci di vivere anche il sogno altrui». In Italia, si lamenta, c’è poca fiducia rispetto ai nuovi arrivati.

PENSANDO AI PAESI ARABI E ALLA RUSSIA

Lo sguardo verso l’estero è nel Dna dell’azienda toscana che punta sui Paesi arabi, Russia e ora gli Stati Uniti anche con altri progetti al momento ancora nel cassetto. Fini è molto attento a non fare il passo più lungo della gamba a non mettere troppa carne al fuoco, tanto che per ora si concentra sul lancio di The Pot. 

I SOCIAL? AFFIDATI A UN’AGENZIA

Così, a un’agenzia esterna delega la comunicazione sui social. Strumenti diversi che richiedono linguaggi differenti affidati a professionisti e che con poca spesa possono dare risultati importanti. «Abbiamo speso 30 euro per promuovere un video su Facebook che ha avuto oltre 6mila visualizzazioni». È solo il primo passo.

15 dicembre 2015

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