Il tempo libero di chi non può perdere tempo

Il tempo libero di chi non può perdere tempo

Che cosa fanno Elon Musk, Bill Gates, Mark Zuckerberg quando non lavorano. Che cosa leggono nelle ore libere, come si concentrano e come trascorrono quelle in ufficio

Mark Zuckerberg, Bill Gates, Elon Musk. Tre storie diverse, età diverse e abitudini diverse. Anche nel tempo libero e nell’ottimizzazione delle ore lavorative. Ecco, caso per caso, differenze, atteggiamenti, tic dei tre grandi imprenditori.

ZUCKERBERG: 15 ORE IN UFFICIO E ABBIGLIAMENTO CASUAL

Il fondatore ed ideatore del social network che ha cambiato la nostra idea di condivisione e privacy, non ha certo l’aspetto della persona mondana. Mark Zuckerberg è una specie di calvinista di questo inizio millennio se, come riportato dal sito Business Insider, è arrivato ad ammettere che «quando si spendono energie in cose frivole, ho sempre l’impressione di rubare tempo al mio lavoro».

Trentuno anni, casa a due passi dall’ufficio, dove passa in media 15 ore al giorno – ammirato, e più spesso criticato, per la tendenza al basso profilo. Si pensi solo all’eterna maglietta grigia, ai jeans, alla felpa: abbigliamento scelto per non “perdere tempo”, è vero. Ma forse anche perché in fondo è uno stile anche questo.

GATES: MAI MULTITASKING E SETTIMANE DEL PENSIERO

Bill Gates ovvero Microsoft. Il volto della nuova era tecnologica, di tutto quello che negli anni Novanta suonava come novità e futuro. Ma adesso è un’altra vita. La Fondazione creata e portata avanti con la moglie Melinda (obiettivi: sconfiggere definitivamente la poliomelite, far perdere attualità alla definizione “Terzo Mondo”) assorbe gran parte del tempo lavorativo di Bill Gates. Restano però alcuni punti fermi.

Mai il “multitasking”: Gates preferisce da sempre fare una cosa alla volta e concentrarsi su un unico obiettivo. Per non perdere di vista la cosa più importante da fare in quel preciso momento. Spesso si isola per settimane intere – le chiama «le settimane in cui pensare» -  con pochissime distrazioni intorno. E spesso lo fa con qualche libro («Non sono laureato, è vero. Ma non ho mai smesso di formarmi e aggiornarmi. Leggo molto, su carta e su vari dispositivi»), molte riviste, circondato dal verde del suo ranch da 18 milioni di dollari.

MUSK: NON UN UFFICIO TUTTO PER SÉ

Il più discusso, ammirato e criticato. Elon Musk, canadese, 44 anni, arriva negli Stati Uniti in tempo per concretizzare tutto quello che aveva immaginato in patria. Le aree di intervento sono tre: comincia a fine anni Novanta fondando PayPal, in anni in cui il pagamento via Internet era poco più che una proiezione dell’immaginazione;  continua  con le automobili elettriche di Tesla Motors (amministratore delegato), prosegue con Space X (amministratore delegato) e con i progetti di lanciatori e capsule per il trasporto spaziale di merci e persone. 

È, infine, presidente di SolarCity: energia rinnovabile, fotovoltaico, sostenibilità. Dai modi diretti e schietti, ha sempre sostenuto di avere investito nelle sue imprese «non per fare soldi, ma per migliorare il futuro del pianeta». Riesce miracolosamente a dormire sei ore a notte, ma cede volentieri alla sindrome più diffusa: fare tante cose allo stesso tempo. Di sé ha detto di sentirsi un generale in mezzo al campo di battaglia, cioè in mezzo ai suoi dipendenti. Non ha infatti un ufficio tutto per sé, ma un angolo posizionato proprio in mezzo alle sue aziende. Chi non lo ama critica la sua poca umiltà, l’eccessiva sicurezza in tutto quello che fa o dice. Caratteristiche indispensabili per un imprenditore convinto di riuscire a portare «l’uomo su Marte». Visto che, sostiene Musk, prima o poi «vivremo tutti una vita multi planetaria».

15 dicembre 2015

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