Brevetto Orange Fiber, abiti di lusso dagli scarti degli agrumi

Brevetto Orange Fiber, abiti di lusso dagli scarti degli agrumi

Il brevetto Orange Fiber di due imprenditrici, Adriana Santanocito ed Enrica Arena: ricavare un tessuto dagli scarti della spremitura degli agrumi

Un tessuto morbido al tatto, lucido come la seta e in grado di rilasciare oli essenziali per idratare e nutrire la pelle, biodegradabile e ricavato dagli scarti della lavorazione degli agrumi. Queste le caratteristiche del tessuto “vitaminico” di Orange Fiber, la start up di Adriana Santanocito (37 anni, catanese) ed Enrica Arena (29 anni, anche lei siciliana), amiche e socie in questa avventura.

L’idea di ricavare un filato dalla cellulosa non è nuova. La rivoluzione è stata ricavarla dagli scarti di arance, limoni, cedri e mandarini: il cosiddetto “pastazzo”, cioè il termine tecnico per definire quel che resta degli agrumi dopo la spremitura. Si tratta di uno scarto che rappresenta il 40% degli agrumi raccolti in Sicilia (più di due milioni di tonnellate all’anno).

DUE AMICHE E UN APPARTAMENTO CONDIVISO A MILANO

Orange Fiber nasce a Milano, ma mette radici a Catania e si sviluppa a Rovereto grazie a Trentino Sviluppo, l'agenzia creata dalla Provincia autonoma di Trento per favorire e sostenere imprenditorialità e innovazione. «L’idea è di Adriana (co-fondatrice e Chief executive officer di Orange Fiber) che nel 2011 stava finendo i suoi studi a Milano, all'Istituto Afol Moda, specializzandosi sui temi del tessile e sui materiali innovativi», racconta Enrica Arena, Chief marketing officer oltre che co-fondatrice della start up. «Ragionava sulla possibilità di utilizzare gli scarti dell’industria agrumicola, un problema molto sentito in Sicilia».

PRIMO PASSO: IL POLITECNICO DI MILANO

Adriana ed Enrica hanno verificato che fosse davvero possibile trasformare gli scarti in tessuto con il Politecnico di Milano e hanno cominciato le sperimentazioni con il dipartimento di Chimica dei materiali. «La professoressa che seguiva gli studi di Adriana all’Istituto Afol Moda le ha offerto un tirocinio presso il laboratorio universitario per validare il progetto e poi ha anche suggerito un paio di concorsi dedicati alle start up per farci conoscere e raccogliere i primi finanziamenti», continua Enrica.

Dal Working Capital di Catania ad Alimenta2Talent, dal Premio Gaetano Marzotto, fino al New York Stock Exchange i riconoscimenti sono stati tanti. «Fino a quando, nell'autunno 2012, una volta dimostrata la fattibilità dell'idea, abbiamo depositato il brevetto in Italia, facendo poi l'estensione internazionale». Poi la vittoria al Changemakers for Expo, iniziativa promossa da Telecom con Expo2015 con il sostegno dell'incubatore milanese Make a cube. «A questo punto abbiamo rivisto i nostri piani prendendo la decisione di occuparci direttamente della produzione dei filati», spiega Enrica Arena, «grazie ai due mesi trascorsi al Parco tecnologico padano di Lodi abbiamo messo a punto il modello di business con l'aiuto di professionisti che ci hanno spiegato quali macchinari utilizzare e che dimensioni dare all'impianto di trasformazione».

Ultima tappa a Rovereto nell’incubatore per start up Inpoint grazie al finanziamento di Trentino Sviluppo. «Il loro aiuto è stato fondamentale dal punto di vista economico con il rimborso delle spese anticipate da noi e con i servizi e consulenze che rendono la vita molto più facile a chi è alle prime armi», continua Enrica.

MODELLO DI BUSINESS E PROSSIMI PASSI

Il ciclo di produzione del tessuto di Orange Fiber parte dalla Sicilia dove vengono lavorati gli scarti degli agrumi. La cellulosa viene spedita in Spagna dove viene filata. Le bobine arrivano a Como dove vengono realizzati i tessuti. La scelta di Adriana ed Enrica è caduta sulla città lariana per via dello storico know how della lavorazione della seta, visto che il loro filato è molto simile come aspetto e consistenza. «Se vogliamo rimanere leader in questo settore dobbiamo puntare sull’eccellenza del made in Italy e su chi in questi anni di crisi si è mantenuto su livelli di altissima qualità come le aziende top del Comasco», spiega Enrica Arena.

Il business plan di Orange Fiber prevede entro il 2016 l’ingresso sul mercato con un marchio della moda. Ce ne sono già una decina interessati al loro tessuto. «Vogliamo trovare un brand che sposi i nostri valori etici e di sostenibilità», continua Enrica. «Stesso discorso con il lancio all’estero con il marchio di moda che utilizzerà il nostro tessuto».

I CONSIGLI PER LE START UP ITALIANE

«Chi ha un’idea innovativa deve brevettarla prima di parlarne con giornalisti e investitori. Poi una volta depositato il brevetto è necessario condividere il modello di business per validarlo e capire se può diventare realtà. Infine essere flessibili per capire che cosa funziona e che cosa invece bisogna cambiare nei primi anni di vita della start up», spiega Enrica. E gli errori? «Se non sbagli vuol dire che non si sta innovando», conclude Enrica Arena di Orange Fiber. «È semplice: dagli errori si impara sempre, quindi prima si sbaglia e prima ci si organizza come ripartire».

1 aprile 2016

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