Sinba, basta code in cassa: si paga con smartphone

Sinba, basta code in cassa: si paga con smartphone

Una app per il pagamento con lo smartphone degli acquisti in negozio: i creatori di Sinba ci pensano dai tempi del liceo. Adesso tutto è pronto per il lancio

Alessandro Bava (nella foto, a sinistra) e Andrea Visconti, entrambi non ancora trentenni, hanno fondato Sinba (acronimo di Scannerizza, Inserisci Nel Basket, Acquista), un sistema di pagamento con lo smartphone, nel 2013, a Torino. Lo scopo è eliminare le casse nei negozi e quindi eliminare anche le code e rendere gli acquisti più veloci e pratici. Ne abbiamo parlato con Andrea Visconti (nella foto, a destra), 28 anni, che è il Ceo, oltre che il co-fondatore della start up torinese.

Come funziona Sinba?

«Primo passo si scarica la app sullo smartphone. In negozio bisogna fare un check-in in modo da essere geolocalizzati. Quando si è scelto che cosa acquistare si scannerizza, con la fotocamera del dispositivo mobile, il codice a barre e si crea un cestino degli acquisti virtuale. Si ripete l’operazione per tutti gli acquisti prima di pagare attraverso la carta di credito o conto PayPal abbinata alla app. Viene quindi generato un codice da passare su un lettore ottico all’uscita del negozio, che stampa lo scontrino fiscale».

Volete mandare in pensione chi lavora alla cassa di un negozio?

«Non vogliamo mandarli in pensione. Il nostro desiderio è spostare queste risorse. Dovrebbero diventare addetti che offrono assistenza all’acquisto. I clienti soddisfatti – si spera – portano così un maggior volume di affari per il punto vendita».

Che dati usate per far funzionare Sinba?

«Usiamo i big data disponibili che ci vengono forniti dai negozi. Così possiamo abbinare la merce e associarla al magazzino per fare lo scarico una volta acquistata. Sono dati di servizio che ci servono per far funzionare la piattaforma: non tratteniamo sui nostri server i dati sensibili dei negozi e dei clienti. Il nostro sistema si può utilizzare anche per i negozi affiliati con il franchising».

Come e quando è nata l’idea di pagare con un dispositivo mobile?

«L’idea di pagare con il telefono cellulare mi è venuta in mente quando ancora si usavano i Gsm. Erano i tempi che frequentavo il liceo e la ricarica era fatta dal papà: in tasca non avevo mai soldi per comprare un caffè, il giornale o un panino ma sulla scheda sim erano caricati anche 50 euro. Che però non potevo utilizzare per fare acquisti».

Quando è stato possibile lavorare sul progetto di Sinba?

«La svolta quando Steve Jobs ha presentato il primo iPhone nel gennaio 2007. In quel momento si è capito che grazie alle app si aprivano nuovi mercati. Quindi è stato più semplice lavorare sul progetto di una piattaforma di pagamento con un dispositivo mobile».

Oltre eliminare le code in negozio, quali sono gli altri vantaggi della piattaforma?

«Vogliamo portare la semplicità dell’acquisto online al punto di vendita tradizionale. Pochi click, si acquista e poi si fa altro».

L’e-commerce in Italia farà sparire i negozi?

«No, noi italiani amiamo uscire di casa e fare shopping andando in negozio. La nostra idea è valorizzare l’esperienza nel punto vendita eliminando la parte più sgradevole per chi fa spese in pausa pranzo o nel fine settimana: la coda alla cassa per pagare».

Con Sinba si può battere la concorrenza dell’e-commerce?

«L’e-commerce porta via margine di guadagno ha chi ha un negozio fisico: questa tendenza in corso da anni è destinata a rafforzarsi. Perciò le aziende medio-grandi della distribuzione guardano con interesse alle start up e i loro servizi innovativi, perché permettono loro di acquistare un servizio chiavi in mano senza doverlo sviluppare all’interno».

I negozi di piccole dimensioni non vi interessano?

«Meglio avere a che fare con realtà medio-grandi. Rispetto al negozio di vicinato (cioè sotto i 250 metri quadrati) i punti vendita medio-grandi hanno la necessità di ottimizzare i tempi e i costi del personale. I negozi più grandi sono già pronti per adottare soluzioni innovative come Sinba. Ovviamente i loro tempi e le loro dinamiche sono lente e questo comporta tempi lunghi per le approvazioni e il lancio sul mercato del servizio».

Avete mai preso in considerazione di andare via dall’Italia?

«Abbiamo guardato fuori dall’Italia. Ma vogliamo restare nel nostro Paese, lavorare qui per portare innovazione. Fortunatamente dopo il primo finanziamento e un periodo in I3P, incubatore del Politecnico di Torino, abbiamo trovato nuovi finanziamenti partecipando al format tv di Mediaset “Shark Tank” e poi ancora nella H-Farm di Roncade nel Trevigiano».

Che cosa dice il business plan di Sinba?

«Abbiamo fatto il business plan ed è stato un esercizio utile. Ma la velocità con la quale si evolve il nostro business è incredibile. Siamo in contatto con una decina di aziende della media-grande distribuzione. Ormai stiamo ultimando le procedure per il rilascio della app gratuita per smartphone Apple e Android. L’obiettivo, come azienda, non è creare un prodotto fine a se stesso: vogliamo cambiare un’abitudine del quotidiano, cioè il modo con il quale la gente paga gli acquisti fatti in negozio».

15 dicembre 2015

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