Professione: disegnatore. Istruzioni per aspiranti illustratori

Professione: disegnatore. Istruzioni per aspiranti illustratori

Fino agli Novanta prosperavano con la pubblicità, poi hanno ripiegato sull’editoria. Oggi gli illustratori hanno scoperto le illustrazioni per l’infanzia e le infografiche. Come racconta Ivan Canu, direttore di Mimaster

Mestiere? Illustratore. «Non un artista, non un tecnico puro. Un professionista. E con molte specializzazioni possibili»: Ivan Canu è un illustratore dal curriculum prestigioso. Sono sue, per esempio, molte copertine dei libri Feltrinelli, come quelle di Manuel Vàzquez Montalbàn, selezionate per la mostra della Society of Illustrators 58, del 2016. Ed è suo il ritratto dello scrittore Paul Auster pubblicato sul The New York Times Book Review, nel 2012. Ma, da tempo, Canu affianca la sua attività con quella di docente: dirige il Mimaster, master internazionale milanese per illustratori e di recente ha gestito una serie di incontri al Laboratorio Formentini per l’editoria. Per un motivo preciso: «Perché le scuole esistenti in Italia in genere non danno una formazione completa, non la danno già orientata alla professione. In più sono italo-centriche». E questo è in contrasto con il fatto che il mercato principale è all’estero e che il mestiere di illustratore si è diviso in mille rivoli.

Cominciamo dalla formazione: quella forse non è cambiata…

Cominciamo prima ancora col dire che esiste un termine generale per definirci: disegnatore. Illustratore è già una specializzazione: per esempio non c’entra con il cinema d’animazione. Ma gli studi e l’uso di software come Photoshop, ammetto, coincidono. Dunque: liceo artistico, accademia. E poi una scuola post-laurea: in genere sono private. Penso per esempio al Master di Ars in Fabula di Macerata. La penna in mano bisogna saperla tenere, anche se si lavora solo sul digitale. Come dice la mia mamma: per fare il cuoco non si può prescindere dal soffritto.

Dopodiché si scende in campo.

Fino a vent’anni fa il mondo dell’illustrazione era diviso in due grandi filoni: quello ricco e ambito della pubblicità, e quello povero dell’editoria. Poi il filone pubblicitario è entrato rapidamente in crisi e ci siamo spostati tutti sull’editoria, che a sua volta si è andata sempre più differenziando tra “infanzia” e “adulti”. Da una decina d’anni i libri illustrati per ragazzi sono in crescita esponenziale, tanto che si suddividono in tipi e fasce d’età. L’illustrazione per gli adulti nei Paesi anglosassoni è molto legata ai giornali ed è ancora forte. Da noi no. Non possiamo neanche vantare la tradizione francese nell’illustrazione per l’infanzia. Il nostro è un mercato piccolo, che spazia però dalla scolastica alle riviste. Non è mai decollato nei libri illustrati per gli adulti, che sono tutt’altra cosa dei graphic novels.

Perché i graphic novels sono più legati al fumetto… però esiste una scuola italiana.

In Italia si è sviluppata un’ottima tradizione legata, fino agli anni Novanta, alla Scuola Disney. Ne sono usciti grandi illustratori. Una squadra si è poi trasferita sul progetto Geronimo Stilton. Un fenomeno tutta italiano è stato quello delle Winx. E poi c’è una scuola legata a Sergio Bonelli (Tex, Zagor, Dylan Dog e così via). Ma il fumetto autoriale da noi è legato agli anni Ottanta. Nell’era globale la tradizione locale sopravvive se si può esportare: pensiamo ai manga. Oggi la tecnica manga si insegna anche nelle scuole italiane e a Lucca Comics sono protagonisti.

Ma come lavora un illustratore?

Il nostro è un mestiere solitario. Ciò non toglie che anche in Italia siano esistiti ed esistano studi e gruppi. Dal Mimaster, per esempio, è nato lo Studio Armadillo. Storico è il bolognese Valvoline, da cui sono usciti grandi nomi come Andrea Pazienza e Lorenzo Mattotti. A Milano, intere generazioni sono passate per lo Studio Ink. Ma in genere i nostri sono percorsi individuali: ci ritroviamo su singoli progetti oppure semplicemente dividiamo un luogo di lavoro. Poi si partecipa tutti a uno stesso mercato: quello della comunicazione.

Come funziona il vostro Master?

Sono otto mesi intensi in cui gli allievi, e la scuola, si piegano non ai tempi della didattica ma del lavoro. Gli insegnanti, molti dei quali stranieri, arrivano con un progetto: bisogna rispettarne i tempi e sottoporre il lavoro al committente, anche in settimana. Se funziona, viene pubblicato. Lavoriamo in ambiti diversi: magazine, quotidiani, dalla Süddeutsche Zeitung a Le Monde, libri, infografiche illustrate e cerchiamo di intercettare i trend internazionali.

24 febbraio 2016

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