Il cinema entra in azienda

Il cinema entra in azienda

Scoprire nuovi talenti, osservare le dinamiche tra colleghi, modificare i comportamenti errati. Con il cortometraggio la formazione aziendale fa un passo avanti: ce lo racconta il regista Fabrizio Maddalena

Fare formazione nelle aziende utilizzando il cinema: Fabrizio Maddalena, 49 anni, consulente nell’ambito di Internet e regista per passione da 30 anni con il gruppo I Teatrabili di Rozzano, nel Milanese, ha varato un progetto assieme a Isabella Flecchia, partner di Wingage, società del gruppo Gso, che si occupa di learning & communication.

Fabrizio Maddalena, com’è nata l’idea di portare il cinema in azienda?

Avevo in mente di portare all’interno delle aziende, grandi e piccole, la mia esperienza di 30 anni nel produrre e realizzare cortometraggi. Isabella Flecchia, che è psicologa del lavoro e si occupa di formazione e sviluppo da altrettanto tempo, già lavorava con il teatro come strumento di formazione. Abbiamo iniziato a disegnare format su misura per i clienti e così è partito il progetto del cinema in azienda.

Come si usa la fiction per la formazione aziendale?

In tanti modi. Per esempio, per avviare un processo di team building che può essere poi continuato nel tempo con una azione di team coaching. Il gruppo o i gruppi di lavoro realizzano un cortometraggio e, mentre sono all’opera, si analizzano le dinamiche tra i colleghi, che riproducono quelle della vita quotidiana.

In quale altro modo?

Un altro modo è quello di rendere consapevoli i partecipanti dei comportamenti da non usare o da mettere in pratica e poi verificare dopo la formazione quanto e come si sono sviluppati: per esempio nel ragionare sul modo di essere leader, di ingaggiare i propri collaboratori.

E in tema di cambiamento in azienda?

In effetti usiamo i video anche per accompagnare un cambiamento, o per lavorarci se è stato vissuto come traumatico dal gruppo di lavoro: ci è successo in caso di cambio di sede, riorganizzazione interna, cambio di responsabilità. Si utilizzano le tecniche cinematografiche per far emergere il malessere che, spesso, non si riesce a comunicare direal management direttamente. Usando il cortometraggio e la metafora del cinema i partecipanti si sentono più liberi di esprimere il loro disagio.

Quali format proponete alle aziende?

Usiamo tre format: cortometraggio, micrometraggio e teatro, che è già utilizzato da anni ma è sempre valido. I format cinematografici funzionano anche quando le aziende non hanno spazi attrezzati con un palco o una platea dove far sedere gli spettatori.

Il format del cortometraggio è la vera novità: come funziona?

Con il cortometraggio dividiamo il soggetto in più parti che vengono affidate a diversi gruppi di colleghi. I formatori aiutano le troupe a sviluppare la storia, partendo da zero, in due giorni. Con una riunione iniziale molto importante si decide insieme il soggetto, e questo è già un primo momento di elaborazione perché porta alla consapevolezza e alla condivisione del tema e delle relative emozioni. Poi ogni gruppo lavora a definire la storia, scrivere e imparare i dialoghi. E prova fino a produrre la sua scena. Si costruiscono le scene, gli oggetti e i costumi, partendo da materiale povero e di riciclo come cartone, carta pesta, stoffa. Poi si passa alle riprese con la videocamera. Più che il regista io faccio il facilitatore e lavoro seguendo le indicazioni delle troupe. Nei giorni successivi mi occupo del montaggio. L’ultimo atto è il momento in cui tutti i gruppi si uniscono per vedere il cortometraggio e analizzare l’esperienza fatta.

Se un’azienda ha solo 24 ore da dedicare alla formazione?

Usiamo il format dei micrometraggi, che simile a quello del corto: si realizzano sketch di massimo 2 minuti. Il montaggio viene fatto in loco e in tempo reale. Poi proiettiamo alla fine della giornata i video in un momento di premiazione per tutti i partecipanti.

Che difficoltà si affrontano con questo progetto?

La prima domanda che ci siamo fatti è stata: riusciremo a farlo? Ma poi abbiamo notato che è la stessa domanda dei gruppi di lavoro, quando proponiamo di realizzare un cortometraggio o uno sketch. Lavorare assieme però aiuta a superare tutte le difficoltà. E grazie alla creatività si realizzano oggetti e costumi di scena davvero belli e adatti alle esigenze del filmato. Questo ci ha aiutato molto nel creare le condizioni ideali per fare formazione, nonostante la novità del format del cortometraggio.

Come si inserisce questa iniziativa in quelle di formazione aziendale?

Non è un evento fine a se stesso, non è una giornata di svago o una giornata di team building all’aria aperta facendo rafting. Noi partiamo dall’esigenza dell’azienda, che definiamo nel dettaglio prima di iniziare la formazione, la costruiamo sul gruppo di lavoro specifico. Noi lavoriamo per raggiungere l’obiettivo che ci chiede l’azienda.

Lato dirigenti: che reazioni hanno dopo una giornata formativa?

Capita molto spesso che i dirigenti di un’azienda rimangano stupiti dalla creatività e dal talento dei propri dipendenti. Ci sono qualità nascoste che non riescono a emergere nella routine del lavoro quotidiano: iniziativa, organizzazione, comunicazione efficace, integrazione….

Quali realtà emergono all’interno dei gruppi di lavoro?

Da regista trovo che le aziende spesso non sono in ascolto nei confronti dei loro collaboratori e dipendenti. Basta vedere, come dicevo prima, lo stupore di dirigenti e responsabili delle risorse umane di fronte ai risultati prodotti.

Su che aree incide di più la scoperta di un talento?

Ci sono aree che dovrebbero conoscere il personale al lavoro, ma in realtà non lo conoscono così bene. Spesso non si possono immaginare quali talenti ci siano in azienda. Con la formazione attraverso il cinema è possibile scoprire qualità nascoste e capacità professionali che possono essere impiegate anche in azienda.

I social network servono per questo tipo di iniziative?

Certo, usiamo anche i social network aziendali e personali per raccontare l’esperienza in diretta e condividerla con gli altri, mentre si lavora al cortometraggio.

Come si può usare il cortometraggio per affrontare il tema dell’innovazione e della digitalizzazione che tanto spaventa dirigenti e dipendenti?

Possiamo usare la metafora. La si può rappresentare come un mostro, che alla fine si scopre essere buono, per mostrare il cambiamento di cui è portatore: liberare le persone da incombenze noiose e ripetitive. Però, questa attività può essere solo una parte di un progetto di formazione digital, che va sempre inteso in modo più ampio.

24 febbraio 2016

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