I manager del benessere al servizio delle aziende

I manager del benessere al servizio delle aziende

Coppia di imprenditori e anche coppia nella vita: Silvia e Max hanno portato la loro attività fuori dalle palestre. Con successo

Silvia Romani, 44 anni, e Max Gandossi, 41, sono proprietari del CentrOlistico di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. Alle spalle un lavoro da impiegati in un’azienda di telecomunicazioni e una passione per le discipline come lo yoga. Dopo una decina di anni hanno portato la loro attività fuori dalla palestra per offrire uno strumento alle aziende e alle multinazionali che vogliono innovare puntando anche sul benessere al lavoro.

Quando è cominciata l’avventura come manager del benessere?

Max: «Nel 2002 quando l’azienda dove lavoravamo ha nuovamente incentivato l’esodo dei suoi dipendenti abbiamo rifiutato l’inserimento in una nuova struttura. Abbiamo accettato le buonuscite e aperto la nostra attività. C’era già la voglia di fare qualcosa di nostro e la passione per lo yoga e discipline affini ci ha indirizzato nella scelta del business».

Budget di partenza: come lo avete investito?

Silvia: «Abbiamo investito una parte del budget in un videonoleggio automatico in modo da garantirci una flusso di cassa con il quale abbiamo avviato il CentrOlistico. Poi abbiamo allargato quest’ultima attività e chiuso con i dvd».

Da colletti bianchi a istruttori di yoga: qual è il vostro percorso?

Max: « Abbiamo ricevuto subito i riconoscimenti dagli enti di promozione sportiva che hanno validato i nostri percorsi formativi precedenti. Poi abbiamo continuato a frequentare corsi di specializzazione (naturopatia, massaggio infantile, ecc). Sviluppare una maggiore varietà di competenze serve ad aumentare il bagaglio tecnico personale e soprattutto i servizi offerti ai clienti. Per questo non smettiamo di investire nella nostra formazione come istruttori».

Come scegliete i servizi che offrite ai clienti?

Silvia: «Finora abbiamo seguito il nostro interesse personale. Anche quando abbiamo iniziato con i corsi di pilates. Li abbiamo provati noi per primi, la disciplina ci è piaciuta e così l’abbiamo aggiunta ai corsi del CentrOlistico. Ma lo yoga, per esempio, è da solo una disciplina infinita che continuiamo a studiare per proporre stili differenti. Altri ancora sono da scoprire e lanciare».

Quanto sono importanti i social network e Internet?

Silvia: «All’inizio ci siamo fatti conoscere nel quartiere con il passaparola. Ma da quando c’è Facebook (2007, l’anno del boom in Italia, ndr) è cambiato tutto. E in meglio e, a mio parere: è proprio il social network uno dei motivi del nostro successo. Prima si poteva investire solo nei giornali locali con costi alti per avere un’esposizione minima. Adesso è più semplice ed economico pianificare una campagna ed essere sicuri di arrivare ai potenziali clienti. Usiamo anche una newsletter per tenere sempre informato chi già frequenta il nostro centro. Noi, come imprenditori e istruttori, seguiamo gli influencer americani e inglesi sopratutto su Instagram per intercettare i trend e anticipare le esigenze del mercato italiano».

Yoga in azienda: che esperienze avete fatto fuori dal vostro centro?

Max: «La migliore esperienza è stata quella con Best Western (catena di alberghi). La loro amministratrice delegata è venuta al CentrOlistico e poi ha chiesto di proporre yoga e massaggi per i dipendenti della sede centrale di Milano. Molto positive anche le esperienze fatte con Avanat e Merloni. In altri casi abbiamo organizzato giornate di team building per i dipendenti in scenari insoliti come una cascata alpina (con tanto di bagno nell’acqua fredda). In generale però sono esperienze che durano troppo poco per parlare di un vero e proprio cambiamento del benessere in un’azienda».

Benessere nelle aziende: da dove si inizia?

Max: «Se l’azienda crede nel benessere dei suoi dipendenti come primo passo per il lavoro di gruppo allora si crea una situazione positiva. Possono essere il biliardino o i videogiochi in una sala relax come anche yoga e massaggi. Se un dirigente delle risorse umane capisce l’essenza dello yoga - quindi non solo proporre un’attività “alla moda” - allora si stabilisce una base sulla quale lavorare, perché l’effetto sui gruppi di lavoro è evidente: aumenta la partecipazione, si abbassano i conflitti interni tra persone e si lavora meglio verso l’obiettivo comune. Senza dimenticare che le persone che fanno yoga e credono in questa disciplina sviluppano un approccio gentile e rispettoso delle persone e questo, in un ambiente di lavoro, è molto positivo».

Tre consigli per diventare manager del benessere?

Silvia: «Sembra banale ma la prima regola è avere le idee chiare prima ancora di iniziare. Vuol dire rispondere a una domanda semplice, ma che mette in crisi: che cosa voglio veramente fare? Bisogna partire facendo quello che interessa e piace senza seguire troppo le mode del momento».

Max: «Secondo consiglio: dimensionare in modo ragionevole e ragionato l’investimento in base al bacino di utenza. Inutile fare il passo troppo lungo o, al contrario, sottostimare la propria attività. Per chi si occupa di benessere, yoga e affini il terzo consiglio riguarda la condivisione: associarsi e dividere idee, spazi e spese. L’esempio potrebbe arrivare dal coworking e delle occasioni che genera lavorare insieme. Poi occorre investire sempre nella formazione degli istruttori. Seguendo questi consigli in tre anni è possibile già avere riscontri positivi dall’attività».

L’errore da non fare assolutamente?

Silvia: «L’errore più grande è valutare male gli spazi necessari per un’attività dedicata al benessere. È un particolare, ma è determinante. Uno spazio piccolo potrebbe risultare angusto per le persone che praticano anche una disciplina come lo yoga. Una spazio grande, invece, ha costi alti di gestione a partire dal riscaldamento nei mesi invernali. La location è un altro aspetto fondamentale: fare yoga e discipline simili in una vetrina a livello strada mette in difficoltà chi partecipa ai corsi».

24 febbraio 2016

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