Agricoltura high tec, le piante “spaziali” di Ferrari Farm

Agricoltura high tec, le piante “spaziali” di Ferrari Farm

Giorgia Pontetti applica l’innovazione tecnologica nell’agricoltura. Un progetto realizzato insieme alla sua famiglia e che conduce con tenacia

Doppia laurea in ingegneria (elettronica e aerospaziale) e il sogno sfumato di essere la prima donna astronauta italiana. Questo il passato di Giorgia Pontetti, classe 1977. Il presente e il futuro sono invece la Ferrari Farm a Petrella Salto, in provincia di Rieti, fondata con il padre, seguendo le orme del nonno contadino. Oltre dieci ettari di terreno dove vengono utilizzate le più innovative tecniche per la coltivazione biologica in pieno campo e tre serre idroponiche per pomodori, basilico ed altre essenze. Non solo: anche un agriturismo, un centro congressi e una fattoria didattica.

L'azienda è certificata ISO 9001 e ISO 22000 per la produzione di confetture, succhi ed omogeneizzati da frutta e vegetali, la produzione di liquori ed infusi alcolici e l'Imbottigliamento di vini e liquori. Innovazione, differenziazione e il sogno di far entrare nelle case degli italiani un orto tecnologico. Andiamo con ordine.

LA SCINTILLA, L’IDEA E L’AIUTO DELLA FAMIGLIA

Quando è scattata la scintilla e grazie a chi è nata la Ferrari Farm? «Iniziamo dal progetto folle, se vogliamo, ma che è stato sostenuto dalla mia famiglia fin dal principio nel 2004 -- attacca Giorgia Pontetti --. C’è un duplice aspetto da prendere in considerazione: siamo una famiglia contadina, lo erano i miei nonni, e io sono cresciuta in campagna; poi c’è quello della mia formazione visto che sono ingegnere elettronico e aerospaziale con il sogno purtroppo sfumato di diventare astronauta».

DALLA TRADIZIONE CONTADINA ALL’INNOVAZIONE “SPAZIALE”

Ferrari Farm ha progettato e realizzato in proprio un impianto di coltivazione idroponica unico in Europa: due serre e un fitotrone (non fa uso del sole, ma è illuminato con lampade LED). Potrebbero funzionare in un deserto terrestre e anche sulla Luna o Marte. Le serre sono ermetiche per non avere contaminazioni con l’ambiente esterno e sterili: aria e acqua sono sterilizzate con lampade UV. Tutto è gestito da un sistema centrale computerizzato a partire dal clima (indipendente dalle condizioni esterne) per garantire condizioni ottimali per la crescita delle piante (temperatura, umidità, CO2).

Anche l’irrigazione è gestita dal computer e si basa sulla distribuzione di sali minerali con le acque di irrigazione a “ciclo chiuso” per ridurre al minimo il consumo di acqua. Questa è la “ricetta di coltivazione elettronica”: tutti i giorni e per tutta la vita della pianta, il sistema computerizzato automatico comanda e controlla sia il clima che le irrigazioni in accordo con il protocollo di coltivazione.

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COME FUNZIONA E QUANTO PRODUCE UNA SERRA 2.0

«Non c’è un agronomo che controlla la coltivazione nelle serre, nemmeno per la semina. Ci pensa il sistema computerizzato come anche per fornire le giuste quantità di nutrienti alle piante attraverso l’acqua. L’ambiente è ermetico e le piante non ricevono trattamenti chimici. La resa? In circa 100 metri quadrati di coltivazione raccolgo 200 chili di pomodori alla settimana. Inoltre sono pomodori perfetti sia nella forma e nel colore che nel gusto. Poi non contengono nickel, che viene assorbito dalla terra inquinata, e quindi assolutamente sicuri per chi soffre di allergia a questo metallo. Pensare che il 10% della popolazione mondiale è allergico al nickel».

SERRE IDROPONICHE: DAL B2B AL B2C

«Abbiamo realizzato un prototipo in miniatura, una mini-serra grande come un frigorifero a due ante. Ci sono vari vassoi dove coltivare insalate e verdure -- ci spiega la dottoressa Pontetti --. Lo abbiamo presentato al Make Faire di Roma e ha entusiasmato: c’erano almeno 300 persone intenzionate già a comprarlo! Per ora è un prototipo e se trovo un business angel che ci aiuta nella produzione... Il progetto è lanciarlo sul mercato retail al prezzo indicativo di 600 euro».

INNOVAZIONE: COME USARLA IN AGRICOLTURA?

«L’innovazione in agricoltura si può fare in tanti modi. Sicuramente con l’introduzione del digitale nel lavoro di tracciamento quotidiano per dare informazioni precise sulla filiera e quindi garantirla al cliente, che ormai vuole essere sempre più informato. Ma basterebbe anche lavorare alla base con il networking per mettersi in rete tra agricoltori e, almeno a livello locale, anche regionale, offrire dei panieri di prodotti e quindi ‘fare sistema’». Giorgia Pontetti ha anche un’idea molto pratica dell’innovazione: «La tecnologia va calata nella realtà per essere fruibile; per esempio con i codici QR sulle etichette dei prodotti. Il made in Italy va raccontato con storie di come il prodotto cresce nelle coltivazioni e arriva sulla tavola dell’acquirente. O come, nel mio caso, i prodotti sono coltivati in un determinato modo e non contengono allergeni».

INTERNAZIONALIZZAZIONE DEL MADE IN ITALY AGROALIMENTARE

Il modello di Ferrari Farm con le serre idroponiche e le coltivazioni in ambienti tecnologici può essere replicato in altri paesi nel mondo per produrre ortaggi, frutta ed essenze dell’agroalimentare italiano? «L’internazionalizzazione è un discorso molto serio -- spiega subito --. E ovviamente un obiettivo importante per una micro-azienda come Ferrari Farm. Sarebbe bello andare a parlare alla Fao di come risolvere molti problemi su dove coltivare e sfamare le persone nel mondo con questi sistemi innovativi. Ma purtroppo in Italia l’imprenditore è sempre solo e si fatica a trovare l’interlocutore giusto per affrontare tematiche così importanti. Ma non molliamo e andiamo avanti a testa bassa». La Ferrari Farm ha fornito rifornimenti di cibo dalle eccellenze agroalimentari italiane gli astronauti delle missioni spaziali internazionali.

CUORE E TESTA, MA SOPRATTUTTO PAZIENZA

Dall’esperienza di Ferrari Farm che consiglio si sente di dare Giorgia Pontetti ai giovani che vogliono iniziare la propria attività? «Il consiglio è quello di seguire il cuore e avere pazienza -- conclude la Pontetti --. Per chi entra adesso nell’agricoltura bisogna insistere se in testa si ha un’idea innovativa o si vuole migliorare un prodotto già presente sul mercato. Avere pazienza è ovviamente implicito nel settore dell’agricoltura. E poi diversificare per avere sempre un bilancio di esercizio sostenibile: produzione agricola, agriturismo, fattoria didattica, centro per organizzare eventi».

21 aprile 2016

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