Diana, innovazione e internazionalizzazione dal Veneto a NY

Diana, innovazione e internazionalizzazione dal Veneto a NY

Il digitale come base di partenza, New York per spiccare il volo come realtà internazionale: Stefano Mocellini ci racconta la storia di Diana Corp.

Stefano Mocellini, 36 anni, è founder e ceo di Diana Corp., un’agenzia multiculturale con base nel Veneto e a New York specializzata nella creazione, gestione e promozione dell’e-commerce per brand del settore top fashion. L’avventura di Stefano nel mondo della moda inizia nel 2003 con uno sito per vendere cravatte poi diventato Cravattificio Diana nel 2007 in onore all’azienda di famiglia fondata dal nonno e portata avanti dal padre.

 

Nel 2008 è già tempo di aggiungere alla vendita online di cravatte anche gli accessori per la moda maschile con l’e-commerce Steve&Co. Nel 2009, con l’arrivo nel team di figure professionali specializzate nel digital, nasce Diana Corp. Abbiamo incontrato Stefano Mocellini in occasione di uno degli appuntamenti di Fashion Lab di UniCredit a Milano lo scorso mese di aprile. Tema del giorno: l’innovazione.

 

IL DIGITALE SERVE ORA, NON DOMANI

 

«Il digitale è oggi la base di partenza per offrire un prodotto o un servizio -- ci spiega Stefano a margine del suo intervento --. Chi non è digital ha un handicap molto elevato da affrontare per rimanere competitivo sul mercato. Ma la lenta trasformazione digitale non è un problema solo italiano, è soprattutto europeo. Negli Usa, per esempio, il livello di innovazione è omogeneo per tutte le aziende. Difficile trovare dislivelli come da noi».

 

Trasformazione digitale significa anche trovare le migliori figure da inserire in azienda: un passaggio non facile e delicato. «Non esistono scuole di formazione per digital director o e-commerce manager e quindi bisogna fare molta attenzione alle figure da inserire in azienda -- continua Mocellini --. Il problema è selezionare le persone con i profili professionali giusti». Affidandosi anche ai consulenti migliori. «Il consiglio è di non fermarsi mai al primo parere o alla prima proposta -- continua Stefano --, sentire più campane aiuta a capire la strada più logica da prendere anche perché oggi esistono figure di consulenti che solo pochi anni fa non erano disponibili e quindi si può fare anche uno screening accurato per cercare quelli validi per dare un valore aggiunto al progetto».

 

INTERNAZIONALIZZARE: PERCHÉ DIANA HA SCELTO NEW YORK

 

L’esperienza di Diana Corp. negli Usa è iniziata nel 2013 con lo sbarco a New York, nel quartiere di Soho. «Diciamo che ho “l’american dream” fin da bambino e quando l’azienda doveva fare il passo per diventare internazionale, la scelta logica è stata quella di farlo in America». Non Cina, Giappone o Medioriente: come mai? «Gli Usa sono il mercato principale per l’e-commerce e sono i numeri uno al mondo nello sviluppo tecnologico delle piattaforme -- continua Mocellini --. Per un’azienda italiana come Diana Corp. questo significa spostare in alto l’asticella, puntare a competere con i migliori. Inoltre la lingua inglese è parlata senza problemi da un bacino ampio di persone e non ci sono barriere culturali d’ingresso. E poi la cultura di base negli Usa è molto simile a quella europea».

 

La massima di Stefano Mocellini è questa: «Essere un’azienda di successo negli Usa vuol dire esserlo nella migliore economia al mondo. Il dollaro è una garanzia e più stabile rispetto ad altre valute. Ma non si improvvisa lo sbarco e quindi è bene raccogliere buoni consigli prima di decidere un’apertura negli Usa».

 

GLI USA SONO UNA SFIDA CHE FA CRESCERE IL GRUPPO

 

Quali passi fare per una corretta strategia di internazionalizzazione? «Noi abbiamo subito aperto un ufficio di rappresentanza, un ufficio di 300 metri quadri nel quartiere di Soho. Abbiamo investito per fare vedere ai clienti, anche potenziali, che stavamo facendo sul serio, che credevamo negli Usa. E poi seguendo le leggi abbiamo un commercialista e un avvocato serio, Frank Ferrante, noto come “l’avvocato del fashion”, perché lavora per molte aziende della moda italiana che sbarcano negli Usa».

 

Internazionalizzazione come opportunità di crescita anche per il gruppo di lavoro per Mocellini: «Investire negli Usa ha favorito anche un salto di qualità per lo staff italiano di Diana Corp. Tutti i dipendenti hanno aperto gli occhi su come si lavora negli Usa e questo ha fatto alzare i nostri standard. Siamo un’azienda con sensibilità per il bello all’italiana, ma con la concretezza americana».

 

INNOVAZIONE AL SERVIZIO DEI MARCHI TOP FASHION

 

Con la decisione di lanciare un progetto come Live Story, la piattaforma visual commerce nata dall’esperienza di Diana Corp., che trasforma i contenuti social in storie dinamiche e interattive (Live Story, i fan del brand sui social network diventano suoi ambassador). «Negli  Usa abbiamo lavorato al’incubazione di una nostra start up, Live Story. Ci hanno lavorato i nostri sviluppatori nel nostro spazio a New York, dove ha sede Live Story. Ora è già utilizzata online, tra gli altri, da Chiara Ferragni e marchi come Ray-Ban, GAS Jeans, Geox, Pryma e Parajumpers».

 

A proposito di clienti storici di Stefano Mocellini un pensiero finale va a GAS Jeans, la prima azienda a credere in Diana quando l’azienda era molto piccola. Grazie al marchio del top fashion italiano la realtà di Stefano ha iniziato a collaborare come se fosse partner del brand. «Ci hanno aiutato e ci stanno aiutando ancora, perché si è creato tra noi un rapporto molto stretto soprattutto a livello umano. Hanno creduto in noi come partner per gestire l’e-commerce quando noi eravamo appena nati e non ci conosceva nessuno», conclude Mocellini.

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21 luglio 2016

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